MUSEO DELLA SHOAH: CHI NON LO VUOLE A VILLA TORLONIA

Alla vigilia della riunione che dovrebbe decidere dove si farà il Museo della Shoah, è vicina la rottura tra Comunità ebraica e Campidoglio. Oggi alle 15.30 si riunirà il consiglio d’amministrazione della Fondazione Museo della Shoah per l’incontro che dovrebbe essere risolutivo rispetto all’ipotesi di Villa Torlonia: attorno al tavolo ci saranno il sindaco Marino accompagnato dall’assessore Paolo Masini, il governatore Nicola Zingaretti, il presidente della Fondazione Leone Paserman e Riccardo Pacifici, nella duplice veste di numero uno della comunità ebraica romana e di rappresentante dell’associazione Figli della Shoah. A questa riunione Pacifici si presenterà con una lettera di dimissioni già pronta per lasciare sia il cda della Fondazione sia l’assemblea dei soci fondatori (che poi elegge lo stesso consiglio d’amministrazione). Dopo i contatti tra Masini e Pacifici nei mesi scorsi per trovare una soluzione più veloce rispetto a Villa Torlonia, per la quale il Comune ha già speso 15 milioni di euro con tanto di progetto dell’architetto Luca Zevi, il Campidoglio, su consiglio dell’Avvocatura comunale che paventava il rischio del danno erariale in caso di spostamento del museo all’Eur, ha fatto marcia indietro. Nel frattempo però la comunità ebraica, su spinta dei reduci della Shoah ancora vivi che sperano di poter vedere aperto il prima possibile il Museo, si è compattata sull’ipotesi dell’Eur. Ecco perché Pacifici oggi arriverà con le dimissioni in tasca: se saranno confermate, il Museo della Shoah nascerà senza la componente ebraica, a parte Paserman che si è detto contrario all’ipotesi Eur ma pubblicamente ha dichiarato di essere pronto ad adeguarsi alle scelte della comunità. “Il consiglio della Comunità ebraica – spiega Pacifici pesando le parole – si è riunito in seduta straordinaria e, da me interpellato, ha deliberato con voto unanime e dopo lunga discussione, di darmi mandato a rappresentare nel cda della Fondazione la volontà di realizzare quanto prima questo museo, con spese congrue e nel rispetto dei sacrifici che il Paese sta portando avanti, in una sede congrua per la quale aspettiamo ancora la proposta del sindaco”. Marino nelle settimane scorse aveva detto che avrebbe rispettato la volontà della comunità ebraica. “Se tutto ciò nella riunione dovesse risultare vano per un iter di cui siamo troppo prigionieri come quello della sede a Villa Torlonia – prosegue Pacifici – non potrò far altro che dimettermi dal collegio dei fondatori come rappresentante della comunità ebraica e dal cda del Museo in rappresentanza dei Figli della Shoah. Sul piano personale rimane comunque l’amarezza di arrivare alla riunione del cda senza un previo confronto con il sindaco Marino”. Fonte: la Repubblica