TUTTO IL DEGRADO DELLE VILLE DEL MUNICIPIO

Le erbacce infestano i giardini di Villa Borghese, i tronchi e i rami spezzati dal maltempo aspettano, da ben tre mesi, di essere portati via da Villa Torlonia, i cumuli di foglie secche svettano sui prati di Villa Paganini. La scarsa manutenzione non colpisce solo le aiuole e gli spartitraffico: anche nei parchi della capitale, frequentati ogni giorno da migliaia di romani e turisti, è emergenza verde. Passeggiando tra gli splendidi viali di Villa Borghese si scopre che il cuore verde di Roma ha smesso di battere a causa dell’incuria e del degrado. In due dei tre giardini segreti della Galleria, ristrutturati negli anni Novanta secondo l’originario assetto seicentesco e ricchi di specie rare ed esotiche, tra rose, lavanda e alberi di limone crescono indisturbate piante infestanti che invadono le aiuole. Il terzo, invece, più che un giardino assomiglia a un deposito: al posto dei fiori e degli arbusti ci sono mucchi di vasi, una catasta di legno, dei tubi. Impossibile non notare un sacco della spazzatura abbandonato all’entrata del Parco dei Daini: lì è la fontana del Sileno a vincere la maglia nera. La statua raffigurante il dio degli alberi è completamente ricoperta dalle erbacce, mentre sotto di lui la vasca si è trasformata in un tappeto di melma dove galleggiano bottigliette e rifiuti. Come sono piene di alghe e circondate da erbe infestanti anche le fontane delle Tartarughe, sulla scalea Bruno Zevi, a Valle Giulia. Salendo fino in cima i gradini rotti si incontrano poi i due giardini all’italiana che racchiudono piazzale Ferdowsi. Tra le siepi non tagliate su cui sono cresciute erbacce di ogni genere si incontrano rifiuti, bottiglie vuote di alcolici, fazzoletti sporchi e preservativi, segno che di notte vengono utilizzati come toilette e alcove a cielo aperto. Ma anche come cimitero per i furti: una borsa con ancora una carta di credito dentro giace a terra sotto una siepe. Altro parco altra scena di degrado. Il nubifragio che lo scorso 16 giugno si è abbattuto sulla capitale ha fatto una vera e propria strage di alberi, tanto che a Villa Torlonia è stata chiusa al pubblico per diversi giorni. A tre mesi di distanza, però, i fusti secolari spezzati sono ancora tutti là. Davanti al Tempio di Saturno, nel campo da tornei, di fronte al Casino dei Principi. Il boschetto dopo la Casina delle Civette è delimitato da decine di transenne: dietro i rami abbattuti dal maltempo giacciono dimenticati formando una giungla intricata e pericolosa. Superando il laghetto, pieno di alghe e melma, si arriva al Teatro. Un tronco di pino alto decine metri, cadendo, ha distrutto la recinzione permettendo a chiunque di entrare. Il tour tra il verde abbandonato finisce a Villa Paganini. Cumuli di foglie secche, ammucchiate in più punti del parco, aspettano di essere raccolti, mentre la fontana in fondo alla villa è recintata con il tradizionale nastro arancione che contraddistingue i cantieri: un pilastro è caduto travolgendo un operaio. Era il 26 luglio. Fonte: la Repubblica