INDAGINE. MUNICIPI: IL PRIMO È IL PIÙ CARO, IL SECONDO IL PIÙ COLTO

Quello del Centro, il I, che ora comprende anche Prati, è il più “caro”, ma in un anno produce anche più delibere di tutti gli altri. Il II, Salario-Parioli, è il più “colto” con un primato di personale laureato. E il XIII il più “giovane”, con una forte quota di trentanovenni. In generale, poi, i costi complessivi delle macchine amministrative dei quindici municipi sono di gran lunga più alti di quelli del Campidoglio e si avvicinano alle cifre della Regione. E le donne conquistano il primato assoluto della formazione con un più di 60 per cento di laureate contro il più del 30% degli uomini. È questa la carta d’identità delle “città nella città” che compongono, come in un puzzle, il territorio della Capitale, descritta in un dossier realizzato dalla Uil del Lazio in collaborazione con l’Eures, per l’Osservatorio sui costi della politica. Veniamo ai numeri. Le retribuzioni dei 99 assessori e dei 360 consiglieri municipali ammontano a 6,3 milioni di euro (2,9 per le giunte e 3,4 per i Consigli), ovvero quasi 3 volte in più della spesa annua di Roma Capitale e due terzi di quella regionale, pari a 8,9 milioni. Le sole retribuzioni delle 15 giunte risultano addirittura superiori alla somma dei compensi della giunta capitolina (970 mila euro) e a quella regionale (1,6 milioni di euro). Nel dettaglio, gli stipendi mensili sono di 3.807euro lordi per i presidenti, 2.855 per i vicepresidenti e 2.474 per gli assessori. A questi vanno aggiunti i 54 dirigenti municipali, le cui entrate complessive annue ammontano a 5,9 milioni, 110 mila euro per ciascuno. “Costi che, nonostante l’accorpamento, risultano ancora troppo elevati” commenta il segretario generale della Uil di Roma e del Lazio, Pierpaolo Bombardieri “soprattutto se si considera che i compiti davvero delegati alle amministrazioni municipali sono troppo esigui e limitati spesso a provvedimenti di decoro e manutenzione urbana e ad eventi culturali locali. Ci vorrebbe un vero e proprio decentramento operativo con ridistribuzione di compiti e doveri e una maggiore autonomia decisionale, vista la loro maggiore vicinanza al territorio”. “Ciò implicherebbe” aggiunge “una distribuzione differente delle risorse, attualmente basata solo sulla densità demografica, un maggior controllo da parte del Campidoglio e, soprattutto, un maggiore scambio tra l’amministrazione centrale e quelle periferiche”. Passiamo alle differenze tra i municipi. Con 480 mila euro all’anno, è il I quello che incassa di più, ma approva anche più atti: ben 167, tra cui 37 delibere di giunta e 24 di consiglio. Al IV municipio, zona Tiburtino, con 362 mila euro annui, va invece la palma del più economico, mentre il VI, Tor Bella Monaca, con una sola delibera approvata, risulta il meno produttivo, seguito subito dopo dai municipi XV, Cassia, e XIV, Monte Mario, con rispettivamente 2 e 3 delibere approvate. Al VII, Appio, che con 310 mila abitanti risulta il più popoloso della città, sono state conferite nel 2014 le risorse maggiori (106 milioni di euro), mentre l’VIII, Colombo, con 135 mila abitanti il meno popoloso, è quello che ha ricevuto meno risorse, 43 milioni di euro. La maggior parte delle delibere approvate trattano di nomine, affari interni e cultura, ma anche di occupazione del suolo pubblico, gestione delle piccole aree verdi e manutenzione delle strade. E passiamo a un’analisi di genere. Circa 3 amministratori su 10 sono di sesso femminile, con punte di circa il 50 per cento nei municipi I, VII, Tuscolano, (entrambi diretti da una donna) e XIII, Aurelio. E le donne sono anche le più “colte” all’interno di giunte e consigli municipali. Il 66 per cento, infatti, è in possesso di una laurea, a fronte del 36% degli uomini. E sono sempre uomini 13 dei 15 rappresentanti municipali in possesso della sola licenza media. È il II, Salario Parioli, seguito dal I e dal XII, Monteverde, il municipio con la più alta percentuale di laureati, mentre XIII e XV risultano avere i più giovani consiglieri, con un’età media che si attesta intorno ai 39 anni, contro una di 45 anni per i rappresentanti del Campidoglio e di 43,6 anni per gli esponenti del complesso dei 15 municipi. La Uil, che ha promosso lo studio, attacca. “Amministrare quartieri grandi quanto un’intera città non può significare occuparsi soltanto o preminentemente di insegne non a norma o ripristino della viabilità” conclude Bombardieri “ma ogni municipio dovrebbe poter legiferare autonomamente in materia ad esempio di scuole e servizi sociali e beneficiare di finanziamenti direttamente proporzionali alle esigenze del territorio. Invece al Campidoglio spetterebbe un’attività ispettiva capillare. Solo così il decentramento acquisirebbe davvero un senso”. Fonte: la Repubblica