PIAZZA FIUME, UNA LUNGA STORIA: DAGLI HORTI ROMANI AL BAR FASSI

Riprendiamo dall’archivio de ‘la Repubblica’ questo articolo di Francesca Giuliani del 21 aprile 2005. Al di là delle considerazioni che ognuno può fare su quanto accaduto dopo, resta l’atmosfera del racconto su un pezzo di storia di piazza Fiume e del quartiere.

Un giardino romano, ultima propaggine dei sontuosi Horti Sallustiani imperiali, là dove c’ era il giardino liberty di Fassi, su Corso Italia all’ angolo con via Tevere, a pochi metri dal traffico di piazza Fiume ma non troppo distante dai resti romani di piazza Sallustio e via XX Settembre. Un angolo insolito di Roma antica che torna alla luce dove sta per rinascere un punto di ristoro con ben impressa la memoria di una stagione gloriosa, per quanto moderna, del vecchio Fassi con il suo giardinetto e i tavolini all’ ombra frequentati da artisti e poeti ma anche dai ragazzi dei licei intorno. Più che mai il ritrovamento ha colto di sorpresa gli archeologi, chiamati a scavare in quel fazzoletto di terra di un centinaio di metri quadri che si apre davanti al villino, là dove c’ era il giardino della gelateria di quartiere, chiusa al pubblico dalla fine degli anni Ottanta dopo lo sfratto da parte della famiglia Torlonia. All’inizio dell’ anno i primi sondaggi, a cura della Soprintendenza archeologica di Roma, e gli studiosi hanno cominciato quasi subito a capire di non trovarsi di fronte ai “soliti” resti di necropoli tipiche della zona, documentate dalla cartografia antica. Con il passare delle settimane hanno accumulato una quantità di materiale insolito, minuto ma preziosissimo: decine anfore, una miriade di pezzetti di vetro colorati, interi sacchi contenenti telline, parti di fibule e tante bellissime lanterne di terracotta ma anche gioiellini di bronzo e d’ argento, spatole per cosmetici e aghi per cucire. E poi ancora resti di decorazioni parietali in opus sectile, in tutti i colori del marmo romano, dal pavonazzetto al porfido rosso. Un tesoro archeologico tutto da studiare, al momento archiviato in unità stratigrafiche e che dovrà comunque essere rimosso dall’ area. «Il ritrovamento si spiega proprio con il fatto che su questo pezzo di terra non si sia mai costruito: abbiamo messo le mani in un appezzamento vergine dal quale mi aspettavo che emergessero tombe, come ce ne sono documentate nella zona circostante – spiega Marina Piranomonte, l’ archeologa che dirige lo scavo per la Sar – La scoperta è di notevole rilievo: attesta una estensione degli Horti sallustiani di epoca imperiale mai vista prima». Il materiale ritrovato, spiegano gli archeologi, consente di ipotizzare con buona certezza che l’ area era attrezzata a giardino. Con una curiosità: i pezzi di pasta di vetro colorata servivano a decorare le anfore che contenevano le diverse essenze, come è attestato dagli scavi condotti recentemente dall’ école francaise a Vigna Barberini sul Palatino: i giardini di Sallustio erano sontuosi come quelli del colle degli imperatori. Intanto nel villino liberty i lavori continuano: nei giorni scorsi gli ultimi sopralluoghi della soprintendenza ai monumenti per garantire un recupero ottimale dello spazio di proprietà privata sotto l’ Hotel Washington. Lo scavo archeologico prosegue: per completarlo serviranno almeno un paio di mesi. Per la nuova gelateria, con parcheggio e altre funzioni, si dovrà aspettare almeno il prossimo autunno.