POLICLINICO ITALIA, LA SORTE DEI MALATI DI ALZHEIMER

«Il primo malato che si aggrava rischia di essere il primo deportato a 150 chilometri da Roma». L’incubo dei trasferimenti «coatti» a «Cassino» e «Veroli» per i malati d’Alzheimer al Policlinico Italia sembra scongiurato. Ma i parenti dei pazienti di terza fascia, i cosiddetti «intensivi», i grandi vecchi che hanno bisogno di un’assistenza continua, non di un infermiere che li imbocca o gli fa fare pipì, ma di personale specializzato giorno e notte, non sono ancora tranquilli. Eppure lunedì mattina, il giorno dopo la denuncia su Il Tempo, quando nella «bellissima» ed «efficientissima» casa di cura in zona piazza Bologna – fondata negli anni ’50 dal medico delle Olimpiadi del ’60, Zappalà, che era anche medico della nazionale di calcio e di rugby, di Gigi Riva e di Pelè – sono arrivati i medici della Asl, la fine dell’incubo sembrava cosa fatta. E invece no. A spiegarlo sono ancora i rappresentanti del Comitato dei parenti degli ospiti del Policlinico Italia. «Il posto si è creato solo grazie a uno slittamento di pazienti dalla fascia intensiva a quella intermedia – raccontano Salvatore Bordasco e Roberto Azzarone – ma i numeri restano gli stessi». 90 nella Rsa, per tre tipologie di pazienti: 60 per il cosiddetto «mantenimento alto», 20 per i pazienti che hanno meno necessità, il mantenimento «basso», solo 10 per i gravissimi. In questa fascia appunto c’erano 9 esuberi. I malati per cui i familari avevano denunciato il «rischio-deportazioni» dopo la lettera inviata dalla Asl RmA il 16 gennaio e la battaglia persa dal Policlinico Italia che aveva chiesto di poter utilizzare i posti liberi nella fascia intermedia per i malati più gravi. Oggi per un paziente nella fascia «intensiva» la Regione spende 220,30 euro al giorno; 118,8 euro al dì è il costo per la fascia intermedia, di cui la metà, 59,2 euro è a carico del paziente o dei suoi familiari; per il mantenimento dei malati più “leggeri” il costo è di 98,4 euro e l’onere 49,2. Da lunedì non ci sono più esuberi. Sette dei nove malati in eccedenza sono stati riclassificati dall’ispezione della Asl come malati meno gravi. E i 2 in più sono nella quota extra prevista. Ma «cosa succederà se i nostri cari dovessero peggiorare?» si chiedono i familiari, che si danno anche una risposta. «Torneranno nella intensiva ma per loro non ci sarà posto. E ritornerà il rischio di un trasferimento coatto a 150 chilometri da Roma». Le famiglie evidenziano quanto sia «assurdo» stabilire il numero fisso e rigido di percentuali per questi pazienti fragili. «Si tratta di malati che per età e patologia rischiano di potersi aggravare anche da un momento all’altro». Spostare queste persone dalla dimora abituale è come dargli una «mazzata finale», dicono «si disorientano». Sono al fianco del Policlinico Italia che ricorda «che è la Asl che ci invia i pazienti» pur conoscendo «la disponibilità dei posti». Il Tar ha bocciato la richiesta di rivedere la classificazione fissa forse anche perché avrebbe creato un precedente oneroso per le casse pubbliche: 220 euro al giorno per 9 posti in più fanno 1.760 euro al giorno da moltiplicare per 30 giorni per 12 mesi. Le famiglie rilanciano: «Il caso Policlinico Italia non è un affare in famiglia, basti pensare che nella Asl RmA ci sono mezzo milione di persone, e solo 28 posti per le persone più gravi in Rsa, di cui 18 solo sulla carta». La Regione Lazio rassicura, parla di una tensione «inutile», anche perché a breve tempo, entro l’estate ci saranno posti letto a «sufficienza» per le «esigenze» della «Roma A», «altri 10 posti attivi a maggio, o al massimo entro l’estate, in una astruttura accreditata» probabilmente a Villa Domelia, dove si stanno ultimando i lavori, e altri «8 in una struttura altra saranno ancora disponibili ma in un altro quadrante della Roma», «tutti quelli che sono in sovrappiù vanno di là» si spiega. La conclusione della Regione è che «è scongiurato qualsiasi ipotesi circa un trasferimento coatto». Fonte: il Tempo