E I PENDOLARI DELLA ROMA-VITERBO FANNO UN ESPOSTO ALLA PROCURA

Esasperati dai disservizi i pendolari del trenino Atac Roma-Viterbo si rivolgono alla Procura «per fare piena luce – scrivono nell’esposto – sulla gestione di questa tratta e sulle responsabilità di controllo e monitoraggio sul contratto di servizio dell’ente proprietario, ovvero la regione Lazio». Un’iniziativa «estrema» dopo mesi di denunce cadute nel vuoto e tavoli di confronto, pochissimi, rivelatisi inconcludenti. Soppressioni a ripetizione e senza preavviso, scioperi anche questi non annunciati, treni sovraffollati e stazioni abbandonate: tutta la documentazione raccolta verrà messa a disposizione delle Procure di Roma e Viterbo, altro capolinea delle corse, nella speranza che «si inizi a vigilare sul contratto di servizio, che peggiora di giorno in giorno mentre noi continuiamo a pagare l’abbonamento», precisa il portavoce del Comitato pendolari Roma Nord Fabrizio Bonanni. Segnalazioni, fotografie, lettere: la continua corrispondenza con Atac e Regione è quasi diventata un «doppio lavoro» per i pendolari della tratta che collega la stazione di Flaminio a Viterbo i quali – altra beffa – nel corso dell’ultimo incontro con la municipalizzata il 9 gennaio si sono sentiti anche rivolgere i complimenti per «l’impegno nel cercare di migliorare la situazione». Il comitato, per esempio, negli ultimi mesi aveva anche avviato un monitoraggio di tutte le stazioni della linea annotando criticità ed evasori presunti, con le relative stime di mancato introito per l’azienda: con gli «appostamenti» a Flaminio in soli 15 minuti si erano stanati 67 presunti portoghesi, saliti sul treno senza passare per i tornelli, per un danno di oltre 100 euro. Le cose, però, non migliorano: «Nell’ultima riunione del luglio scorso con Atac e l’assessore regionale Civita – incalza Bonanni – ci era stato promesso lo sblocco dei finanziamenti, 100 milioni di euro, e l’attivazione di un tavolo per discutere dei problemi, ma sono rimaste solo buone intenzioni». Perché gli scioperi continuano, tredici nel 2013 e già tre dall’inizio dell’anno, mentre il servizio resta ai limiti storici: «Da alcuni giorni soprattutto nella fascia mattutina e serale – spiegano nell’esposto – si viaggia in condizioni al limite umano per la soppressione sistematica di corse fondamentali per raggiungere il luogo di lavoro e tornare a casa, le condizioni igienico-sanitarie delle vetture sono indecenti e si sta tutti accalcati alla meno peggio, mentre in alcune stazioni di passaggio non si riesce a salire in carrozza e a scendere per la mole di utenti». Conclusione: «Non paghiamo un biglietto per avere questo servizio, è tempo che il gestore si adegui agli standard italiani e europei, vogliamo una nuova carta dei servizi che tuteli al meglio l’utenza viaggiante». Di qui il «suggerimento», come anticipato, di fare luce anche sulla gestione della tratta in particolare sulle attività di controllo e monitoraggio in capo alla Regione. Del resto, Atac non fa mistero delle difficoltà economiche, reclamando mancati trasferimenti per svariati milioni di euro che, nei fatti, oltre al peggioramento del servizio hanno imposto lo slittamento di progetti importanti, a partire dai lavori di ristrutturazione dallo scalo Flaminio, che dovrebbe diventare una stazione con le caratteristiche di una vera e propria metropolitana comunicante con la vicina fermata della metro A. Fonte: il Tempo