TANGENZIALE. E AL POSTO DELLE AUTO, ORTI E GIARDINI

Il progetto visto dall’alto assomiglia ad una lunga spiga verde. Così, infatti, l’architetto francese Nathalie Grenon (partner- Sartogo Architetti Associati) ha ridisegnato la parte che sarà dismessa della Tangenziale, con un programma dall’indicativo titolo «Coltiviamo la città». Per due chilometri di lunghezza e per venti metri di altezza, da Batteria Nomentana a via Lorenzo il Magnifico sorgerà, infatti, un tratto di verde urbano coltivato utilizzando le piante tipiche degli orti laziali e gestito in modo innovativo e sostenibile. Un’opera che potrebbe essere completata in occasione dell’Expo di Milano del 2015, come contributo di Roma all’evento di rilevanza mondiale. «Sarà un luogo di svago e di ristoro di grande valore ambientale e paesaggistico – spiega Nathalie Grenon – che nasce sulla base del principio dell’Agenda 21 per le Città sostenibili, con un processo di partecipazione organizzato che prevede il coinvolgimento dei cittadini e della comunità locale nella definizione dei problemi, degli obiettivi e delle azioni per un futuro durevole e sostenibile». Inoltre «sarà un luogo di sperimentazione scientifica innovativa – aggiunge – sul monitoraggio ambientale. E metterà in sinergia tutti i vari istituti di ricerca del quartiere (Arsial, Enea, Cnr…)». Per questi motivi usufruirebbe anche dei fondi europei: il costo previsto è di 9 milioni di euro. Un progetto che sarà caratterizzato dalle coltivazioni di piante da frutto e di ortaggi che si estenderanno per tutta l’area; da una rete di percorsi pedonali che s’intrecceranno lungo tutta la sua estensione; da una pista ciclabile; da un centro informativo con annessa area conferenza e degustazione; da un mercato rionale dedicato a promuovere i prodotti agricoli a chilometro zero. Una riqualificazione ambientale che dovrebbe anche stimolare i romani ad una maggiore consapevolezza indurli ad un comportamento più virtuoso, come la raccolta dell’organico per il compostaggio in sito. «L’opera sarà totalmente autosufficiente da punto di vista energetico perché sono previste cisterne per la raccolta di acqua piovana e pannelli di captazione solare – spiega l?architetto francese – e sarà dato in gestione a soggetti (associazioni cittadine, operatori agricoli ) che ne garantiranno la manutenzione, in modo da favorire anche l’incontro intra e inter-generazionale: parte dell’area sarà data in gestione a scuole ed a cittadini, a nonni e nipoti». Inoltre, secondo Nathalie Grenon favorirà anche «esperienze di vita cittadina che vanno ben oltre la dimensione agricola, diventando protagoniste di rinnovate forme di aggregazione sociale».Un po’ come la famosa High Line di New York? «Nel tratto finale – spiega – è senz’altro simile alla High Line per il recupero a costo zero di strutture di mobilità extraurbane che si trasformano in strutture urbane di rigenerazione ambientale. Ma quello della Tangenziale è un giardino agronomico, quindi produttivo. È strumento di comunicazione della ricca biodiversità vegetale dell’Urbe e del suo territorio trasformandosi così anche in un’ importante strumento di marketing. Infine appartiene alla grande tradizione del giardino italiano di cui a Roma abbiamo numerosi esempi storici, comeil giardino agronomico di villa Pamphili del 1800». Fonte: Corriere della Sera