RENDITE CATASTALI PIÙ ALTE PER CHI ABITA NEL ‘VECCHIO’ MUNICIPIO II

Prima e dopo la “cura” dell’Agenzia delle Entrate, non sarà davvero lo stesso per le circa 224mila famiglie romane che stanno per subire un aumento delle rendite catastali. E quindi, di conseguenza, di tutte le imposte che hanno come riferimento la casa, dall’Imu alla tassa sull’immondizia. Si tratta di tutti coloro che possiedono immobili nelle aree del Centro Storico, tra cui Flaminio 1, Flaminio 2, Parioli, Salario Trieste. L’aumento delle rendite sarà particolarmente doloroso per le tasche dei romani che vivono nei quartieri centrali perché di fatto la maggior parte degli immobili salirà al livello della categoria A/2 (civile abitazione), mentre raddoppieranno in sostanza le residenze signorili (A/1). Secondo i dati resi noti per la prima volta dall’Agenzia delle Entrate, scompariranno di fatto dalle zone centrali le abitazioni ultrapopolari (Categoria A/5), che finora erano ben 1.859: saranno ridotte soltanto a 28. Quasi lo stesso trattamento per chi si trovava in A/4 (popolari). Oggi sono ben 38.167, mentre domani questa categoria sarà decimata: ne rimarranno soltanto 5.269. In compenso raddoppieranno le abitazioni che si trovano nella categoria già oggi più folta, quella di A/2. Da 73.533 che erano diventeranno 122.240. Conseguentemente questa categoria catastale sarà di fatto quella dove finirà la quasi totalità delle case delle aree centrali. Si tratta di un atto di giustizia nei confronti dei tanti romani che abitano in quartieri periferici (e meno cari) ma che avendo ricevuto la rendita catastale negli ultimi 4050 anni si trovavano già perlopiù in A/2. Da notare che appare inverosimile che fino a ieri nell’area di Piazza di Spagna un terzo delle abitazioni fossero considerate popolari (A/4); mentre in Trastevere si toccava addirittura il 50 per cento. Nonostante i salti di categoria catastale possano far paura, in realtà questo evento è meno importante di quanto non si creda. Infatti a giocare un ruolo ancora maggiore nel far salire la rendita e quindi a cascata l’Imu e le altre imposte è la “classe” che viene assegnata dall’Agenzia delle Entrate all’interno della stessa categoria. È chiaro però che sarà proprio su questo parametro che si è cercato di distinguere le case delle aree periferiche da quelle centrali. Queste ultime, ovviamente, saranno colpite di più, avendo valori di mercato mediamente più elevati. Tuttavia chi ha già ricevuto o riceverà nei prossimi giorni o settimane l’avviso di accertamento (gli estimi sono stati tutti aggiornati al 31 dicembre 2013 ma le Poste non li hanno ancora consegnati a tutti) non deve per forza accettare per oro colato quello che ha deciso l’Agenzia. Quest’ultima fa sapere che gli accertamenti non sono stati fatti a tavolino ma andando anche a vedere gli immobili dall’esterno uno per uno. Tuttavia non tutte le situazioni possono essere state previste. Ad esempio è possibile che in alcuni casi lo stato di degrado di un’abitazione non sia stato considerato. Per questo o per altri validi motivi tutti i contribuenti possono fare ricorso entro 60 giorni dall’accertamento. Il ricorso può essere in primo luogo indirizzato allo stesso ufficio che ha emesso l’accertamento, che può riesaminarlo in “autotutela (ovvero cambiarlo con una propria decisione). Per far questo occorre inviare all’Ufficio ProvincialeTerritorio di Roma una domanda in carta semplice, con la documentazione a sostegno. Questa domanda non sospende, tuttavia, i termini per un eventuale ricorso al giudice tributario da presentare entro 60 giorni dalla data di notifica dell’avviso. Per cui è meglio fare le due cose insieme: l’ufficio pubblico può anche ripensarci mentre il ricorso va avanti.