FURTO IN CASA DI OLGA D’ANTONA A VIA SALARIA

È mattina presto. Il fedele filippino arriva in casa per le pulizie di fine estate. La sorpresa, però, non è delle migliori. Il portoncino blindato d’ingresso è stato forzato. La serratura è saltata e qualcuno è entrato. Dentro, l’appartamento, è tutto a soqquadro. Il domestico senza perdere tempo chiama il 112. I carabinieri arrivano in pochi minuti. Il nome che risuona alla centrale operativa è di quelli che quattordici anni fa fecero tremare e piangere il Paese. «Qui è la casa di Olga D’Antona, la vedova del professor D’Antona», spiega il domestico. Due pattuglie vengono fatte convergere nel quartiere Salario. Ancora una volta un vip vittima dei ladri. Ieri è toccato a Olga Di Serio, non solo un politico di spessore del Pd, ma anche vedova del giuslavorista Massimo D’Antona, ucciso dalle Brigate Rosse il 20 maggio del 1999. Erano da poco passate le 8 di mattina quando, il professor D’Antona, consulente del Ministero del Lavoro, si apprestava ad uscire dalla sua abitazione di via Salaria per recarsi al lavoro nel suo studio, situato a poca distanza. Il professore, venne bloccato e freddato dal commando di brigatisti formato da Mario Galesi e Nadia Desdemona Lioce che dalle cinque e mezzo erano nascosti all’interno di un furgone parcheggiato al lato della via. Sono passati 14 anni. I carabinieri arrivano in via Salaria. Vengono prese le impronte. Si cerca di capire cosa i ladri abbiano portato via, per affiancare un’attività di intelligence che rovisti tra i ricettatori che operano in città, a caccia di preziosi e cose di valore, prima che prendano definitivamente il volo. Ma il domestico non ricorda tutto. In casa è sparita argenteria, tutto ciò che c’era di valore. Qualche gioiello, alcuni vestiti. La signora D’Antona, invece, viene contattata al telefono. È fuori città. Spiega che tornerà appena possibile. Intanto i militari suonano i campanelli degli altri appartamenti. Nessuno pare si sia accorto di nulla. Nessun rumore, nessun allarme. I balordi sarebbero entrati prima dal portone principale. Quindi, è stato forzato il portoncino blindato, senza il benché minimo rumore. Una volta dentro, i ladri, hanno potuto fare razzia, rovistando dappertutto, prima di filarsela con un bottino tutto da quantificare. Fonte: il Messaggero