I QUATTRO SECOLI DI VILLA TORLONIA

Molti conoscono Villa Torlonia per la sua storia più recente, legata anche al fatto di essere stata dimora di Benito Mussolini, ma la sua nascita avviene ben tre secoli prima. Nel 1673 un primo nucleo dell’attuale villa fu acquistato da Benedetto Pamphilj, che la rese una dimora elegante. Nel 1762 la proprietà passò al cardinale Girolamo Colonna, che l’ampliò acquistando i terreni confinanti (il Giardino Lana e la Vigna Abbati), fino al 1797, quando il suo erede, Filippo Colonna, non vendette la proprietà a Giovanni Torlonia, figlio di Marino Tourlony. Questi era figlio di Jean Tourlony, povero contadino d’oltralpe che giunse a Roma nel 1792 al seguito delle truppe francesi. Jean frequentava la borghesia romana, consolidando la sua posizione con il matrimonio con la ricchissima Anna Sculteis. Roma, dunque, divenne la sua città di adozione e per questo accettò di italianizzarsi in Torlonia. Morto Marino, la gestione passò a Giovanni (1754-1829), cui venne concesso da papa Pio VII il titolo di Marchese di Romavecchia e Turrita, per poi divenire principe di Civitella Cesi. Per celebrare il nuovo status, Giovanni acquistò la Villa dei Colonna in via Nomentana e affidò la sua sistemazione e quella del parco a Giuseppe Valadier, che trasformò la vigna in una residenza suburbana adeguata al ruolo che i Torlonia si avviavano a conquistare. Egli convertì l’edificio padronale in un elegante palazzo, rimaneggiò il Casino Abbati (l’attuale Casino dei Principi), progettò alcune fontane, edificò le Scuderie e il portale d’ingresso della Villa (poi demolito con l’ampliamento della via Nomentana). Alla morte di Giovanni, nel 1829, il minore dei tre figli, Alessandro, ereditò la Villa dove, nel 1832, avviò un imponente programma di abbellimento ed ampliamento, ispirandosi alla residenza suburbana dei Borghese. I progettisti scelti furono Giovan Battista Caretti e Giuseppe Jappelli, quest’ultimo autore di spettacolari giardini nel nord Italia. Jappelli trasformò la vigna, inserendo esemplari vegetali esotici e pregiati quali palme, aloe, fichi d’india, cactus, camelie che contrastavano con i lecci e i pini della tradizione mediterranea. Le descrizioni del letterato Giuseppe Checchetelli nel suo scritto Una giornata di osservazione nel palazzo della villa del principe Alessandro Torlonia (1842) sono preziose per capire la ricchezza di varietà botaniche e l’organizzazione del parco voluto da Jappelli. L’area rimase immutata fino alla breccia di Porta Pia del 1870, quando la Villa fu occupata dall’esercito italiano. Dalla morte di Alessandro (1886) gli edifici più prestigiosi vennero abbandonati; all’inizio del ‘900 furono apportate modifiche sostanziali al parco a causa dell’ampliamento di 40 metri della via Nomentana, che comportò l’arretramento del fronte della Villa con la conseguente demolizione di molti manufatti. Dal 1905 si aprì per la Villa un’ultima fase di interventi edili, che modificarono l’assetto del parco per cui i Torlonia spesero sempre ingenti somme per la sua manutenzione: questo continuò ad avere una zona rustica con cavoli, cicoria, lattuga, cipolle, vicina a zone con pregiate orchidee, alberi da frutto ed essenze esotiche. Nel 1919 venne scoperto nella Villa un grande cimitero ebraico sotterraneo, così come negli anni ’70 una nuova campagna di scavi evidenziò la presenza di una seconda catacomba unita alla prima. Nel 1925 la Villa fu offerta da Giovanni Torlonia come residenza a Mussolini, che vi restò anche dopo la sua morte (1939) fino al 1943. Il Duce alloggiò nel Palazzo, utilizzò il Villino Medievale per la proiezione di filmati, la Limonaia come rimessa per le auto e il Campo dei Tornei come campo da tennis. Mussolini trasformò il parco negli Orti di Guerra, riconvertendo la produzione di giardini e ville pubbliche d’Italia. Donna Rachele fece piantare patate, vigneti e granturco davanti al Palazzo e al Villino Medievale, mentre una conigliera e un pollaio prendevano il posto delle orchidee e delle gardenie nelle antiche serre. Nel giugno del ‘44 la Villa e il parco furono occupati dal Comando anglo-americano che vi rimase fino al 1947, devastandoli: strade dissestate, invase da acque non più drenate, fiori e vasi distrutti, piante pregiate e di alto fusto tagliate per far spazio alla circolazione dei mezzi. Particolarmente grave fu il taglio di 25 piante di camelie alte oltre 3 metri che dal 1840 adornavano la parte posteriore del Teatro. Solo grazie a Il Garden Club che donò una pregiata collezione di camelie si è potuto, con le competenze botaniche del Servizio Giardini, ripristinare il Camelieto. Nel 1977 il Comune di Roma acquistò la Villa e nel 1978 l’aprì al pubblico. Consistenti investimenti hanno dato nuova vita alla Casina delle Civette (oggi Museo della Vetrata Artistica), alle Scuderie Nuove (Centro Anziani), al Villino Rosso (Accademia delle Scienze), ai Propilei (sede del guardiano) e al Villino dei Principi (Museo delle Sculture Torlonia).