QUEL SECOLARE ABITANTE DEL PINCIO

Riportiamo un articolo pubblicato recentemente dal quotidiano La Stampa, a firma di Tiziana Fratus. Parla del Pincio e di un suo secolare abitante.

Roma è una città di colori. E’ una città di volti. E’ una città di rumori. Ma è anche una città di alberi. I cercatori di alberi che vivono in quella parte d’Italia e coloro che la raggiungono possono incontrare grandi esemplari nel vasto parco di Villa Borghese, all’Orto botanico dell’Università, nei parchi di alcune ville storiche, quali Villa Torlonia (qualcuno ricorderà che vi aveva residenza il Duce), Villa Doria Pamphili, Villa Ada, Villa Paganini. Fuori città ma pur sempre parte della sua toponomastica è la Tenuta di Castelporziano, la riserva naturale dove si raccoglie la maggiore concentrazione di alberi vetusti e monumentali della capitale. L’ultima alberografia accurata è stata condotta da Valido Capodarca, autore del libro Alberi monumentali del Lazio, pubblicato in pochi mesi da due diversi editori nel 2010, confermando la tradizione che vuole di complessa reperibilità i volumi dedicati al patrimonio arboreo nostrano. A Roma Capodarca segnala tre campioni della specie Cedrus libani: l’esemplare del parco di Villa Borghese vicino al laghetto, quello della Villa Magistrale dell’Ordine dei Cavalieri di Malta e infine la maggiore delle conifere del parco di Villa Torlonia, con circonferenze dei tronchi rispettivamente pari a 500, 600 e 590 cm (a petto d’uomo). Non viene segnalato invece il cedro probabilmente più conosciuto dai cittadini, sotto il quale vengono a riposare, i ragazzi si danno appuntamento e si baciano, gli anziani litigano di calcio e di politica, le madri e le figlie discutono, i turisti si godono il sapore delle vacanze. Domina la piazza di viale dell’orologio, a pochi passi dalla terrazza sul Pincio da cui ammirare Trinità dei Monti, l’Altare della Patria e la cupola di San Pietro. Un cartello segnala che l’albero è stato messo a dimora fra il 1852 e il 1854. La corposa matericità del tronco si apre in cinque branche che salgono, tre colonnari verso la cima della folta cupola, due si allargano e si fermano a metà strada. Guardando in cima si ha l’impressione che la distribuzione delle fronde segua una geometria a stella, quasi ipnotica. Il tronco misura 545 cm di circonferenza, è circondato da panchine che è raro trovare disoccupate. La specie è la più spettacolare dei cedri esotici ambientati nel nostro paese, è stata importata nel corso del XVII secolo dalla terra in cui ne rimangono pochi, sebbene millenari, lungo i pendii del Monte Barouk. In verità esisterebbero due sottospecie che in Italia non siamo abituati a distinguere, una libanese ed una turca, ma questa è un’altra storia.