METRO B1: “IL MESSAGGERO” SVELA TUTTI I SEGRETI DEL FLOP

Mancanza di fondi, ritardi continui, ascensori non abilitati ai disabili in caso di emergenza, danni ai palazzi interessati dailavori, un quartiere in rivolta. L’odissea della linea B1 prosegue. Inesorabile. Ed ora è anche nel dossier di Roma Metropolitane sullo stato di avanzamento delle attività distribuito agli uffici di Roma Capitale in questi giorni. Un report nel quale – seppur si evidenziano progressi nei lavori per la quarta stazione di Jonio – vengono alla luce ulteriori falle nel progetto in piedi da 8 anni circa. Con la conseguenza che nessuno osa azzardare una data sull’apertura dell’ultima fermata. Un flop dietro l’altro. Nel dossier del mese che va dal 21 dicembre 2012 al 20 gennaio 2013 sulla questione amministrativa si legge che «si prende atto del fatto che non è stato possibile reperire un’articolata serie di osservazioni e prescrizioni formulate da Atac nella fase di prove e collaudi, anche per problemi di indisponibilità di fondi nel Quadro Economico dell’intervento». Altro punto delicato riguarda gli ascensori. Al di là dei guasti verificatesi nei primi giorni, dopo diversi sopralluoghi i vigili del fuoco hanno stilato una relazione. «Il comando provinciale dei VVF di Roma – si legge ancora nella lettera – in merito allo soluzione da adottare quale risposta alla prescrizione formulata in sede di verifica preliminare del progetto ai sensi del DPR 151/11 e relativa alla necessità di dotare ciascuna stazione della linea B1 di ascensori con caratteristiche antincendio per il soccorso dei disabili in caso di emergenza, Roma Metropolitane si sta adoperando per avviare il relativo intervento realizzativo». Dunque, passi che in alcune stazioni già ci piove dentro o che salta la corrente e s’interrompe la linea, ma con le emergenze e i disabili la cosa si fa più seria. L’altro punto riguarda i danni ai fabbricati. Nella sua relazione Roma Metropolitane assicura che «gli accertamenti hanno escluso qualsiasi situazione di pericolo connessa ai lavori eseguiti e l’appaltatore ha avviato i lavori di ripristino dei danni». Nessun palazzo crollerà, ma i danni ci sono e i residenti continuano ad essere a dir poco preoccupati. Le opere di sostegno e lo scavo sono terminate. In via di completamento la realizzazione delle strutture interne: è stata effettuata la campionatura dei materiali per pavimenti e rivestimenti delle aree aperte al pubblico. Posate poi le 22 scale mobili, iniziata anche la fase di installazione di gradini e pannelli. Da qui sembrerebbe che tutto proceda senza intoppi. Tanto che il gruppo Salini a settembre scriveva: «La prima tratta della B1 è stata già aperta al pubblico lo scorso giugno, mentre il termine dei lavori dell’ultima tratta Conca d’Oro-Jonio è previsto nei primi mesi del 2013». I primi mesi potrebbero essere molti, fino a marzo-aprile? Di questi tempi, il capolinea non potrà essere aperto prima di un anno. Conca d’Oro e le zone interessate sono una polveriera: secondo i residenti, da più di otto anni hanno avuto solo problemi, spesso gravi: una casa chiamata cantiere, strade piene di buche, traffico triplicato, commercianti in ginocchio, un parco (di piazza Conca d’Oro) sventrato, inquinamento acustico e atmosferico, strisce blu attivate e poi disattivate, meno parcheggi per le macchine, crepe nelle abitazioni private. A fronte di un servizio che, ad oggi in pochi sfruttano. In questo momento particolare, il cantiere di via Scarpanto è quello che rompe di più le uova nel paniere: camion che vanno e vengono, vie dissestate, sensi di marcia invertiti per un livello di traffico che a metà pomeriggio non ha eguali. Nasceranno sì nuovi parcheggi e un’importante linea di collegamento con la metro B, ma il prezzo per chi ha i lavori tutti i giorni dentro casa resta comunque altissimo.