AMA, CHIUSO L’UFFICIO DEL VERANO

AMALamentano gravi disagi le ditte che curano le pratiche funerarie per conto dei familiari dei defunti da quando l’ufficio di Ama in via del Verano 73 è chiuso: da lunedì scorso, dopo che alcuni dipendenti sono risultati positivi al Covid, la sede è inaccessibile. Dal giorno successivo, sospesa l’attività allo sportello, i fascicoli vengono lavorati da remoto con invio della documentazione online. E però, a distanza di una settimana, gli operatori continuano a riscontrare ritardi: «Da quando è scoppiata la pandemia ci siamo ritrovati a entrare negli uffici dell’Ama con il contagocce, in tutta fretta per non esporci a rischi sebbene avessimo segnalato l’urgenza di aumentare le misure di sicurezza – racconta Chiara Santoni, titolare di un’agenzia per l’adempimento delle procedure post mortem – . Basti sapere che il termometro per la misurazione della temperatura è arrivato a dicembre… Chiedevamo la sanificazione degli ambienti e ci siamo rivolti a tutti, dalla Asl alle forze dell’ordine, ma nessuno ci ha ascoltati». A complicare una situazione già difficile, anche a causa del forte aumento dei decessi provocati dal virus, il passaggio alla modalità telematica: secondo gli utenti, il servizio non verrebbe erogato nei termini prestabiliti. «Pretendono che inviamo tutta la documentazione in pdf e che conserviamo gli originali, scaricando su di noi ogni eventuale responsabilità». Il problema che sta creando più insofferenza, oltre a esasperare le famiglie già provate dalla perdita dei propri cari, è l’incertezza sui tempi: «Per le pratiche protocollate per le quali ci è già stata comunicata la data di pagamento non riceviamo risposta oppure la fattura arriva alle 18, quando ormai l’impiegato non è più raggiungibile». Nel frattempo, permangono le criticità legate al deficit impiantistico con i cimiteri saturi e le salme parcheggiate nei depositi in attesa (oltre un mese) dell’incenerimento: «Venerdì avevo tre pratiche in pagamento, due cremazioni a Prima Porta e una a Cosenza perché qui non c’era più posto: quando ho parlato con l’incaricato di Ama – rivela Santoni – ha menzionato soltanto le prime due, dell’altra non sapeva nulla. Mi ha liquidata dicendo che laggiù è il caos e che la loro priorità è “fare i numeri”, rispettare gli obiettivi aziendali su Roma… Ma i morti sono morti, possibile che non vi sia alcun rispetto?».  Da febbraio è inoltre sotto sequestro il deposito delle urne cinerarie al cimitero Flaminio per «inosservanza delle norme sulla prevenzione degli infortuni e l’igiene del lavoro», che impedisce ai congiunti di recuperare i resti di un familiare anche scomparso di recente: «I tempi di consegna – fanno sapere da via Calderon de la Barca – dipendono dalla decisione di dissequestro che compete interamente all’autorità giudiziaria». Per quanto riguarda invece l’espletamento delle pratiche via web, dalla partecipata del Campidoglio assicurano: «A parte le prime 24 ore in cui si è dovuto resettare il servizio a causa della chiusura repentina, poi la procedura online è andata bene». Fonte: la Repubblica