LE MOSTRE DEL MACRO DI VIA NIZZA

MacroAsilo_d0Il neo-direttore Luca Lo Pinto ha reso il Macro di via Nizza un complesso abbastanza fluido sul piano espositivo. Il museo ne aveva bisogno, è uno dei meno compatti del mondo dal punto di vista architettonico. Quanto alle mostre, il livello si mantiene sempre piuttosto alto, e c’è anche di che entusiasmarsi. La portata principale è costituita da una super-personale di Nathalie Du Pasquier (Bordeaux, 1957; vive a Milano), allestita nella sala maggiore. La mostra, meravigliosamente concepita, fatta di mille configurazioni (dipinti, installazioni, wall painting, sculture, eccetera), è scandita da interventi architettonici minimi ma utopici (“sarebbe bello fare una casa tutta coperta di mattonelle” scrive l’artista), e animata da messaggini a parete scritti in prima persona, in cui l’artista si rivolge in tono colloquiale al visitatore.Tematicamente si tratta di una sinfonia dedicata alla dimensione domestica. A convincere è la capacità di realizzare nature morte tanto iperrealiste quanto intimiste. Dominano geometria, grazia e senso del colore, in un universo brillantemente a metà strada tra il costruttivismo pop di Fernand Léger e il proto-postmodernismo di Domenico Gnoli. Bene anche Retrofuturo, palinsesto assai connotato in termini ambientali, che intende contrapporre a un’idea un po’ statica e polverosa di collezione museale quella – viceversa – agile e prismatica di vetrina. Nel concreto, si tratta di un carosello espositivo che obbliga gli artisti all’opera secca. Ciò consentirà al visitatore di fare continuamente nuovi “incontri”, lungo un corridoio sempre identico ma che verrà via via riconfigurato tramite avvicendamenti. Il fondale fotografico fisso di Giovanna Silva (Milano, 1980), che riprende in modo freddo ma emozionale gli archivi del museo, è perfetto, perché potente ma neutro.