QUELLA MORTE MISTERIOSA NELLA CASERMA DI VIA CLITUNNO

VIA CLITUNNOSi riapre il caso del maresciallo dei carabinieri, Eugenio Fasano, morto nella caserma di via Clitunno il 24 gennaio del 2019. Un anno dopo, la sua famiglia ha presentato denuncia alla Procura della Repubblica e alla Procura militare di Roma chiedendo di fare luce sulla morte che non appare chiara. Il suo caso, archiviato come “decesso da collasso cardiocircolatorio” in seguito a una partita di calcetto tra colleghi, viene così riaperto. Fasano arrivò al Policlinico Umberto primo in coma profondo da arresto cardiaco e asistolia, ovvero mancato afflusso di sangue al cervello. Risultavano però anche ferite sul corpo che la famiglia e il suo legale ritengono difficilmente compatibili con le manovre di rianimazione che si sarebbero svolte nello spogliatoio dopo il malore: si parla di dodici costole fratturate, di rottura dello sterno e versamento nello scavo pelvico, di tre costole che hanno trapassato il polmone destro creando una grave emorragia interna, tant’è che il referto parla di vie respiratorie ostruite da “materiale ematico e probabili ingesti”, cioè cibo. Se, viceversa, si appurasse che queste ferite sono state effettivamente provocate dalle manovre di soccorso, c’è da chiedersi quale perizia e quanta energia siano state messe in pratica, visto che il carabiniere aveva un fisico robusto e allenato. Tra l’altro, poco tempo prima Eugenio si era sottoposto a un controllo medico il cui responso era stato positivo anche nella parte di accertamento cardiaco. Secondo la ricostruzione ufficiale, Eugenio Fasano si sarebbe sentito male al termine della partita (intorno alle 15), nello spogliatoio dove ci si cambia e si fa la doccia. Siamo – lo ricordiamo – al Circolo Antico tiro a volo di via Vajna, nel quartiere Parioli.  A quel punto i colleghi che erano con lui, anziché chiamare un’ambulanza o caricarlo su un’auto per dirigersi all’ospedale più vicino, chiamano il Comando generale da dove arriva un medico dell’Arma, che presta i primi soccorsi. Qui evidentemente c’è uno spazio temporale che le inchieste dovranno ricostruire, perché solo successivamente (15:35) viene richiesto l’intervento del 118. Che arriva sul posto con due ambulanze: una senza medico a bordo alle 15:44, e l’altra con medico a bordo alle 15:46. Le ambulanze ripartono entrambe dal Circolo alle 16:22 e arrivano al Policlinico Umberto I alla stessa ora: le 16:30. La famiglia non è mai riuscita a sapere chi fossero i compagni di calcetto di Eugenio, tranne l’ufficiale che tradizionalmente organizzava le partite. Si parla quindi di almeno altri otto giocatori presenti al fatto che, raccontando e spiegando che cos’era avvenuto, avrebbero potuto chiarire i fatti e magari evitato seguiti giudiziari. Adesso è probabile che dovranno farlo davanti ai magistrati (se già non l’hanno fatto) e le loro versioni saranno parte integrante dell’istruttoria. La famiglia si chiede inoltre perché non sia stata disposta l’autopsia sul corpo del congiunto. Richiesta che era stata rivolta immediatamente dopo il decesso ai medici del Policlinico. L’esame autoptico avrebbe potuto sciogliere ogni dubbio sulle cause, spiegando le lesioni e le gravi ferite interne. Infine, pur avendo apprezzato il conferimento della Medaglia d’oro giunta dal comando generale dell’Arma appena 15 giorni dopo il fatto, la famiglia avrebbe preferito che – viste le circostanze in cui era avvenuto il fatto – prima fosse fatta chiarezza e poi si fosse proceduto all’onorificenza.