VITTORIO SGARBI A COPPEDÈ: DURO ATTACCO ALLA RAGGI

Vittorio Sgarbi ha ufficializzato la propria candidatura a sindaco di Roma. Tra le prime tappe, in attesa della presentazione dei movimenti e delle liste che lo sosterranno, c’è stato il quartiere Coppedè: vecchio cruccio del critico e storico d’arte prestato alla politica. Il blitz di Sgarbi al civico 3 di via Ticino dove fino a qualche anno fa sorgeva lo storico villino Naselli, progettato nel 1930: al suo posto oggi c’è una palazzina moderna. Quattro piani dai profili squadrati, facciata principale bianco lucente. Non è basta la cortina di mattoncini che ne contraddistingue il volume laterale, e che lega l’edificio “coerentemente al quadro architettonico nel quale si colloca” – sostiene la Ns Costruzioni, a placare i malumori del quartiere. Una nuova costruzione giudicata da molti “fuori contesto” e per questo osteggiata. Negli anni scorsi tante le proteste dei residenti di zona contro l’abbattimento del villino Naselli: striscioni, sit-in ed esposti che non hanno salvato lo storico edificio soppiantato dallo stabile progettato dallo studio Z14 e curato negli interni dallo studio Aniello Tasca. “Un nuovo innesto nel prestigioso quartiere Coppedè, che affonda le radici nel passato guardando al futuro” – sostiene il Gruppo costruttore. “Un orrore” – ha tuonato invece Sgarbi in via Ticino. Pesanti le accuse al Comune e alla sindaca Virginia Raggi, “rei” secondo Sgarbi di aver autorizzato l’abbattimento del villino degli anni Trenta per far posto alla nuova palazzina. E durissimo l’attacco a Raggi. “Mafia Capitale ha un esempio molto chiaro. E’ questo” – ha detto Sgarbi indicando nel video postato sulla propria pagina Facebook la palazzina di via Ticino. “Ecco Mafia Capitale. Costruito nell’epoca Raggi, autorizzato dalla sindaca Raggi, autorizzato dal Comune. Quando la Sovrintendenza si è resa conto che qui c’era un villino degli anni ‘30, con una sua configurazione, non si è riusciti ad impedire l’abbattimento iniziato in nome di un equivoco e di un vincolo non definito”. Vano, come racconta Sgarbi, il tentativo di coinvolgere anche Giuseppe Pignatone, l’ex Procuratore di Roma. Il sindaco di Sutri non risparmia critiche nemmeno al magistrato:“Io ho negato che esista la mafia a Roma, ma il tipo di intervento è esattamente quello: ma non è un intervento fatto dalla mafia contro lo Stato, ma è stato voluto dallo Stato, dal Comune, voluto dalla Raggi, dai suoi uomini, dal magistrato Pignatone che non ha avuto alcuna reazione. Non hanno fatto niente, non hanno bloccato i lavori, hanno consentito la distruzione di un edificio per costruire questa m***a mafiosa. Questa è mafia Capitale, questa è la Roma della Raggi, questa è la Roma di Pignatone”. Fonte: Romatoday