15 MILIONI SPRECATI ALL’UMBERTO I TRA BUROCRAZIA E POLITICA

Nulla osta, placet e benedizioni ne ha ricevuti a iosa, ma il Piano per ristrutturare il policlinico Umberto l, con un finanziamento da 242 milioni (approvato anche questo), è fermo da cinque lustri, con il risultato di uno spreco di almeno 15 milioni di euro all’anno. Conti alla mano, tanti sono i soldi da impegnare per le ambulanze che continuano a fare la spola tra i 57 padiglioni dell’ospedale universitario, per finanziare la moltiplicazione e la policlinicopolverizzazione dei servizi, dai laboratori analisi alle Radiologie (che sarebbero dovuti essere centralizzati), per garantire la sicurezza antincendio e il funzionamento delle cabine elettriche, con manutenzione continua e presidi attivi di personale. In totale, 375 milioni buttati al vento, quasi il doppio del costo dei lavori per trasformare l’ospedale dei romani per antonomasia, in una moderna cittadella della salute, efficiente ed economica. Eppure, sarebbe bastato un ok della Regione, chiesto già nel 2015 ma mai arrivato. Con buona pace dell’impegno profuso dall’ex direttore generale del policlinico universitario, Domenico Alessio, che al master plan per avviare la riorganizzazione funzionale di quei padiglioni tirati su tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del secolo scorso, ha dedicato due anni del suo mandato. “Il piano di ristrutturazione-riorganizzazione dell’Umberto l”, ricorda Alessio, “nel dicembre 2015, ebbe il benestare di tutti i soggetti pubblici interessati”. Vincendo resistenze e opposizioni sorde e manifeste al master plan, da parte di politici, grand commis e burocrati, il manager riuscì a mettere in piedi una Conferenza dei servizi partecipata dai rappresentanti del ministero della Salute, del Campidoglio, dell’Università, della Sovrintendenza ai Beni architettonici, di quella ai Beni archeologici, dell’altra alle Belle arti e al Paesaggio, della Asl Roma 2, dell’Acea, del Demanio (alla cui proprietà fanno capo le mura dell’ospedale) e di altre branche delle istituzioni e dell’Amministrazione pubblica. Grande assente, la Regione Lazio. “In quella Conferenza – racconta Alessio – ci presentammo con un progetto preliminare che riuscì a far superare dubbi e incertezze, soprattutto alle Sovrintendenze, grazie al carattere conservativo di quel Piano”. Già, proprio le Sovrintendenze avevano bocciato progetti precedenti per il loro impatto demolitivo. Tant’è, il master plan prevedeva una “piastra” nel cuore del complesso edilizio dove avrebbero trovato posto, quasi 400 letti di degenza, il Pronto soccorso, il blocco operatorio, le Terapie intensive, oltre alle Radiologie, ai laboratori analisi e ad altri servizi ospedalieri centralizzati ad alta tecnologia. Con la ristrutturazione, l’ospedale avrebbe potuto contare su 1.230 posti letto. I fondi, attingevano prevalentemente da una legge nazionale – la 448 del dicembre 1998 – che, nell’articolo 71, prevedeva per il policlinico universitario un finanziamento statale di 104 milioni finalizzati alla sua ristrutturazione e alla realizzare del secondo policlinico della Sapienza, il Sant’Andrea. Sempre dallo Stato centrale sarebbero potuti arrivare altri 46 milioni in forza della legge 67 del 1988 (articolo 20).  Il resto, quasi 92 milioni, avrebbe avuto la Regione come ente finanziatore, sempre grazie alla “448” che assicurava anche interventi di recupero delle aree sanitarie nei grandi centri urbani. Il tempo, ahinoi, non è stato galantuomo perché, trascorsi tanti anni, quelle risorse stanziate e mai spese hanno perso il loro potere d’acquisto. “La riorganizzazione degli spazi in un ospedale concepito a padiglioni, oltre un secolo fa”, spiega Alessio, “è stata la mia prima idea per realizzare uno standard adeguato di sicurezza, per migliorare le condizioni di cura e degenza dei pazienti e quelle di lavoro degli oltre 5 mila dipendenti, dai medici, agli infermieri, dagli ausiliari ai tecnici, agli impiegati”. “La Conferenza dei servizi – ricorda – nel dicembre 2015, dette il nulla osta per l’avvio delle procedure finalizzate all’esecuzione delle opere di messa a norma e di ristrutturazione del Policlinico”. Alla Regione, assente al tavolo della Conferenza, il manager inviò insieme al progetto preliminare, anche il nulla osta della Conferenza dei servizi, per il parere definitivo. “Gli uffici regionali – ricorda Alessio – si riservarono il successivo e ultimo parere sul progetto preliminare chiedendo chiarimenti e approfondimenti”. “Questi ultimi”,  ancora Alessio, “furono forniti tempestivamente al Nucleo di valutazione regionale per l’approvazione definitiva indispensabile all’attivazione delle procedure di ristrutturazione e per l’accesso ai finanziamenti, ma dalla Regione non è arrivata risposta alcuna per almeno due anni, fino alla scadenza del mio contratto nel settembre 2017”. Quella risposta, che sembra non essere arrivata neanche dopo, visto che l’Umberto l è rimasto com’era, sarebbe stata dirimente per gli investimenti e l’adeguamento funzionale dell’ospedale. Così l’Umberto l ha mancato un’occasione unica per l’ammodernamento più funzionale della sua storia ultracentenaria. Fonte: la Repubblica