GLI STUDENTI DEL “GIULIO CESARE” SCRIVONO ALL’AZZOLINA

LICEO GIULIO CESARERiprendiamo dal Corriere della Sera la lettera che gli studenti del liceo Giulio Cesare di corso Trieste hanno scritto alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina.

«Onorevole ministra, la pandemia, ma anche un’incapacità di tracciare una via per rendere possibile la nostra vita nonostante l’emergenza sanitaria, ha privato un’intera generazione di una parte fondamentale del nostro futuro. Ci ha tolto la nostra formazione, la possibilità di confronto, il gioco e il sorriso; tutto il nucleo fondamentale dell’esser giovani e studenti. Siamo rimasti in silenzio nella speranza che la politica, quella vera, che trascende gli interessi elettorali e mediatici del singolo partito per occuparsi del bene del Paese, trovasse soluzioni utili per consentire la riapertura delle scuole in sicurezza. Eppure, non abbiamo assistito ad altro se non all’attuazione di misure inadeguate. Il risultato è stato solo una confusione generale: scelte incomprensibili (tra le altre, il grande investimento di soldi e tempo nei banchi con le rotelle), continui mutamenti di decisioni; nel mentre i dirigenti scolastici si sono trovati a dover fare, e disfare, dalla sera alla mattina piani per il rientro in presenza per modifiche normative approvate la notte. E tutto ciò è avvenuto senza il minimo coinvolgimento dei principali attori: i docenti e gli studenti. Ed è questo mancato coinvolgimento la causa dell’adozione di misure incompatibili con le nostre necessità. Innanzitutto la didattica a distanza, da strumento indispensabile nella prima fase dell’emergenza, si è trasformata in una «comoda» scappatoia per congelare il problema della ripresa delle lezioni; allo stesso modo l’individuazione di fasce orarie per l’ingresso a scuola, che dilatano i tempi di permanenza sino al pomeriggio inoltrato, appaiono funzionali solo all’alleggerimento del trasporto pubblico locale (che è indubbiamente una criticità), senza però tenere conto delle nostre esigenze. Chiediamo di essere ricevuti e ascoltati per sottoporre le nostre idee; chiediamo l’apertura di un tavolo tutte le istituzioni nazionali e locali; chiediamo che siano messe in campo tutte le azioni necessarie per consentire un sicuro utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico locale. Queste sono solo alcune delle proposte. La nostra generazione ha pagato e pagherà un prezzo altissimo in termini di formazione e di crescita, non solo culturale ma anche umana; pagheremo noi, tra anni, l’enorme debito che il nostro Paese è stato costretto a fare per far fronte alla tragedia che si è abbattuta sul mondo intero».