GALLERIA BORGHESE, RISCOPERTO UN CAPOLAVORO DEL SEICENTO

Lo sguardo diretto incalza lo spettatore con una disperazione composta. La pelle, piagata dalla sofferenza, compare a tratti, emergendo a colpi di riverberi dall’oscurità che avvolge l’intera figura. L’umanità è d’un naturalismo spietato, in quelle mani che spingono il cappello in primo piano a chiedere l’elemosina. Tanto antico quanto attuale, il “Ritratto di GALLERIA BORGHESEmendicante”. Pensare che questa tela seicentesca, conservata nei depositi della Galleria Borghese, è rimasta anonima fino agli ultimi studi che ne hanno riscritto la storia (1611-1612), riconsegnandola al talento di Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, considerato maestro sommo e virtuoso del naturalismo caravaggesco.  Lo sguardo diretto incalza lo spettatore con una disperazione composta. La pelle, piagata dalla sofferenza, compare a tratti, emergendo a colpi di riverberi dall’oscurità che avvolge l’intera figura. L’umanità è d’un naturalismo spietato, in quelle mani che spingono il cappello in primo piano a chiedere l’elemosina. Tanto antico quanto attuale, il “Ritratto di mendicante”. Pensare che questa tela seicentesca, conservata nei depositi della Galleria Borghese, è rimasta anonima fino agli ultimi studi che ne hanno riscritto la storia (1611-1612), riconsegnandola al talento di Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto, considerato maestro sommo e virtuoso del naturalismo caravaggesco.  Un capolavoro che ora può prendersi la sua rivincita, conquistando la ribalta di una esposizione permanente nella Sala di Caravaggio. Fonte: il Messaggero