QUEL PARTICOLARE NEGOZIO DI BARBIERE OLD STYLE

Riprendiamo dal quotidiano on line Paese Sera questo articolo di Roberto Carvelli, che sa di vintage, come l’argomento che tratta: la presenza, a via Derna, di una Barbieria old style.

Viale Libia non ha perso quell’aria festosa che ricordavo dalla mia infanzia e adolescenza. I negozi rimangono per lo più quell’alternanza di esclusività e buon affare, le belle signore hanno rinunciato magari alla pelliccia ma si sono gonfiate le labbra a canotto e i seni a palloncino e continuano a gareggiare nella specialità della bellezza su strada. Qualche vecchio trascina piedi e bastone e io mi domando se possa essere il papà di qualche vecchio amico o conoscente di un tempo. Qua dietro, a via Tripolitania, ha aperto un biscottificio-pizzeria-ristorante-pasticceriastile NY (Dolce) e sono ancora in piedi i bar storici come Romoli. Santa Emerenziana troneggia nell’omonima piazza anche se il cinema Eritrea, purtroppo, non c’è più ma è arrivata la metro e questa è la notizia. A piazza Gimma la gente si accalca attorno ai banchi del mercato interno e alle bancarelle esterne. Una radio suona “l’amore è una cosa semplice e adesso adesso adesso te lo dimostrerò” e io mi domando se tre “adesso” fanno un mai o un diversivo. Ma io non sono qui per dimostrare niente a nessuno. Sono qui per tagliarmi i capelli e chi ci metterà mano, visto il punto di partenza, deve avere idee e perizia oltre che pazienza. E questo qualcuno è Paolo, un piemontese d’Alba con un passato (e sometimes un presente) di cantante vintage che a via Derna ha aperto una Barbieria old style. Ci sono arrivato su suggerimento di un amico e trovo esattamente quello che mi è stato raccontato. Una persona colma di passione per quello che fa (che sia chitarra e voce o modernariato o forbici e pettine). Un locale con poltrone anni Trenta (ma una, con solo 35 anni alle spalle, che massaggia la schiena e si alza e abbassa come una sedia di dentista; ma c’è pure la sedia per il taglio ai capelli dei più piccoli), chitarre appese, bacheche con vecchie lamette e lozioni, jukebox, calendarietti da barbiere con pin up, B.B., Rita Hayworth, Esther Williams. “A parte l’impianto elettrico – mi dice –, per cui mi serviva la certificazione,tutto quello che vedi me lo sono fatto con le mie mani. Recuperando oggetti, adattandoli”. Paolo nasce barbiere (“a 22 anni ad Alba avevo già un locale mio con un dipendente”) ma è anche musicista con un suo gruppo. Poi, sul crinale della linea d’ombra di Conrad, chiude baracca e lozioni e finisce in giro per il mondo per suonare e, soprattutto, cantare. Inizia dalle Seychelles e gira il mondo per dieci anni poi torna in una Roma – come tradizione gravida di promesse e bugie – in cui fa il cantante resident in teatrini trasformati in ristoranti con musica. Quindi – da un giorno per l’altro – il teatro chiude e il sogno del bel canto si dovrebbe riadattare a qualche ridimensionato accompagnamento da matrimoni e Paolo decide di tornare alla professione che aveva per le mani da ragazzo. Apre la barbieria ma, si dice: “La voglio mettere su come piace a me, con la musica, le cose che mi piace vedere intorno”. E così Perry Como finisce nelle note di un sottofondo mentre cadono a terra riccioli e le forbici sforbiciano per tagli anch’essi vintage su richiesta. Il nome non può che essere Floid’s “perché – dice Paolo – è il nome di quel profumo per cui, quando torni a casa, tua moglie ti dice ‘sei stato dal barbiere?’”. Insomma: l’immagine-olfattiva del taglio di capelli e della rasaturaritorna attuale in un belvedere di memorabilia e in un locale come dovrebbe essere, come è sempre stato. E lo shock – per qualcuno lo è! – della perdita di forza di Sansone diventa meno traumatico. E adesso, adesso, adesso andateci anche voi