E IL 6 DICEMBRE PRESIDIO DEI GIOVANI DEL MUNICIPIO

ConsiglioGiovani1_d0Domenica 22 novembre l’Amministrazione municipale  piazza Gimma (Viale Libia, Quartiere Africano, Roma) si è tinta d’arcobaleno contro le discriminazioni e i reati di omotransfobia per affermare che il diritto a vivere liberamente la propria identità sessuale è un valore universale. Le 8 panchine della piazzetta davanti al mercato sono state dipinte con i sei colori dell’arcobaleno simbolo di armonia, amore e rispetto delle diversità tutte. Alla manifestazione hanno partecipato numerosi cittadini, giovani e associazioni tra cui ArciGay Roma. È però durata pochi giorni la nuova versione della panchina arcobaleno: nella notte tra 26 e il 27 novembre ignoti hanno vandalizzato le panchine. “Un gesto violento e omofobo – commenta Lorenzo Sciarretta, presidente del Consiglio dei Giovani del II Municipio – che vuole intimidire e mettere in discussione il diritto delle ragazze e dei ragazzi del nostro Municipio di vivere il proprio quartiere senza paura, indipendentemente da chi sono e da chi amano. Questi gesti vanno condannati e va promossa un’idea di comunità territoriale diversa, anche partendo da campagne di sensibilizzazione nelle scuole”. Tali soggetti hanno, inoltre, provocato danni alla pavimentazione e alle strutture in ferro dell’arredo urbano, provocando evidenti danni patrimoniali. Pertanto, questa mattina, l’Amministrazione Municipale ha deciso di sporgere denuncia contro ignoti. “Nel nostro Municipio – continua Sciarretta – non ci deve essere spazio per l’odio e l’intolleranza che vuole cancellare e impedire l’amore di qualcun altro. Adesso, dopo quest’atto di violenza, dobbiamo far sentire che c’è una comunità che vede nelle differenze un’opportunità” Per questo domenica 6 dicembre alle ore 11:30 a piazza Gimma ci sarà un presidio aperto a tutti, per i diritti di tutti. “Nelle nostre piazze, le panchine accolgono di giorno e di notte persone diverse con storie e vite diverse senza domandare chi siano e cosa pensino. Anche alla luce di questo atto non solo vandalico ma d’odio – conclude Sciarretta – dovremmo essere un po’ tutti come le panchine: accogliere, senza porre e porsi domande, liberi dai pregiudizi”