I BUSTI DEL PINCIO: STORIA, DATE E CURIOSITÀ

PINCIO 2Pincio. Busto SecchiPasseggiando per villa Borghese, per i viali del Pincio, ci sono ben 228 busti ad osservarci. Ma qual è la loro storia? A quando risale la loro costruzione? E quali personaggi illustri rappresentano? I busti furono collocati nei viali del Pincio all’epoca della Repubblica Romana. Il 28 maggio 1849, il Triumvinato stanziò 10mila lire per la realizzazione e la collocazione dei busti in marmo rappresentanti personaggi meritevoli della storia d’Italia. Inizialmente ne vennero scolpiti 52, ma per due anni furono riposti nei magazzini comunali, per essere poi ripresi in considerazione da Pio XI nel 1851. Il Pontefice commissionò di collocare quei busti e come siti furono scelti il Pincio e la Casina Valadier. Non tutti e 52, però, trovarono una base nella villa romana, alcuni vennero scartati, perché considerati contrari al potere temporale del pontefice. Nel 1857, il conte Luigi pincio[1]Antonelli, decise che i busti non ritenuti idonei, avrebbero dovuto cambiare aspetto e denominazione. Fu così che Girolamo Savonarola, Gaio Sempronio Gracco, Pietro Colletta, Giacomo Leopardi, Niccolò Machiavelli, Giovanni dalle Bande Nere e Vittorio Alfieri diventarono Guido d’Arezzo, Vitruvio, Plinio il Vecchio, Zeusi, Archimede, Lorenzo il Magnifico e Vincenzo Monti. Ad busto pincio-2essere del tutto eliminati, invece, furono Arnaldo da Brescia, Giovanni da Procida e Napoleone Bonaparte. Dal 1870, i busti del Pincio passarono sotto la totale responsabilità del Comune di Roma e, nel 1883, si decise che dovevano essere ritratti solo personaggi morti almeno da 25 anni. Nel tempo i busti aumentarono, ne furono realizzati di nuovi, fino a raggiungere il numero di 228. Le sculture rappresentano tutti personaggi maschili, tranne tre donne: Vittoria Colonna, santa Caterina da Siena e Grazia Deledda. Fonte: Romatoday