PARCO RABIN CHIUSO IN PARTE DAL 2014: QUANDO UNA SOLUZIONE?

PARCO RABINQuasi la metà di Parco Rabin è chiusa al pubblico dalla primavera 2014. Il motivo è legato ad alcuni cedimenti del terreno provocati da cavità sotterranee. Sono passati quindi oltre 2.300 giorni durante i quali Roma Capitale non ha provveduto alla messa in sicurezza dell’area verde che si trova tra Villa Ada e via Panama. Nel frattempo una fitta selva si è impadronita dello spazio transennato. All’interno si trovano persino un monumento dedicato ai martiri del Bangladesh e alcuni preziosi ciliegi donati dall’imperatore del Giappone prima del secondo conflitto mondiale. Uno dei tanti punti critici legati a Villa Ada, come sottolineato dall’economista Guido. Ma facciamo un passo indietro. Già a fine 2014 uno studio condotto dalla Protezione civile, dall’Istituto nazionale di Geofisica e di Vulcanologia e della Sapienza, indicava la necessità di un’esplorazione diretta delle cavità di parco Rabin, per definirne lo stato e individuare le azioni per il recupero e la riapertura dell’intera area. La necessità di un intervento era indicata nel cosiddetto “Piano investimenti triennale 2018-20” di Roma Capitale. Nel documento erano iscritte due opere relative a “Rilievi geognostici e strumentali per la mappatura delle cavità sottostanti Villa Ada e Parco Rabin e riempimento degli ambienti ipogei ad elevato rischio crollo“, per un importo totale di 550.000 euro. La gara per la progettazione della prima opera risultava essere stata avviata nel dicembre 2018, per una spesa di 13.686,10 euro. Problema risolto? Per nulla. “Fino a oggi sono stati effettuati solo dei rilievi del terreno con un geologo del Comune”, spiega Andrea Rollin, presidente della Commissione Ambiente del II Municipio. “Per questo motivo ho convocato la Commissione per la prossima settimana. Al Comune chiederemo trasparenza e informazioni sull’avanzamento di questo progetto. Parco Rabin deve essere restituito ai cittadini”. Fonte: Roma H24