I GIARDINI DI VILLA MASSIMO SPROFONDANO NELL’INCURIA

giardini villa massimo 2«Siamo a ottobre, vedrete che tra poco torneranno a dormire qua dentro». E lo sguardo di Valeria corre lungo le recinzioni abbattute del chiosco del giardino di Villa Massimo che sorge nell’omonima via nel Municipio II, a due passi da piazza Bologna, e che in realtà si chiama Parco Giuseppe De Meo. Perché dentro l’ex ristorante della Casina dei pini, totalmente in abbandono, succede che di notte i senzatetto entrino e ci si mettano a dormire, in mezzo ai rifiuti, vecchi arredi arrugginiti ed erba alta. Mentre di giorno si riempie di famiglie, residenti, i fruitori della scuola Falcone e Borsellino e dei diversi asili nido della zona. «Fino a quando funzionava il bar era un servizio per noi, ora è così, guardate», racconta un papà. «Certo, i bambini non li facciamo avvicinare a quel complesso transennato», dice Silvia. «Nel progetto avevo letto che dovevano fare un piccolo corner di 11 metri quadrati per bibite e gelati ma qualcuno ha visto qualcosa? Se è un’area off limits che sia transennata, ma davvero», si interrogano e commentano i genitori. Ma non è off limits. Le transenne sono cadute e i bambini più grandi col pallone si avvicinano al chiosco pericolante. Sono comparsi i sigilli gialli di Roma Capitale che vorrebbero sostituire le transenne ma in modo blando: si può passare e andare a giocare in mezzo ai vecchi arredi depositati e immondizia. E infatti i bambini si avvicinano, salgono sulle panchine dove ci sono pietre e mattoni rotti, e giocano. Ed è un attimo arrivare a tutto quel ciarpame abbandonato qui e farsi male. Non solo. Vicino alle giostre ci sono spranghe arrugginite abbandonate per terra. E pensare che il parco è stato riaperto solo un anno fa dopo sette di chiusura, proprio a causa del ristorante nell’ex casina dei Pini, il cui titolare all’inizio aveva in gestione anche la manutenzione del parco. Il concessionario infatti era finito in balia di ricorsi e appelli tra Tar e Consiglio di Stato contro il Comune di Roma. Li ha persi fino all’ultimo grado di giudizio e ha un’ ingiunzione di demolizione. Un anno fa l’inaugurazione con la sindaca Virginia Raggi, oggi i mobili dell’ex pub ancora in piedi, marcescenti, accatastati vicino alle giostre. «Già arrivare qua è un’impresa tra buche, radici degli alberi che rovinano la strada e l’immondizia che invade il marciapiede condita da escrementi. Il chiosco? Capisco le sospensioni, i ricorsi ma è uno spreco. Potrebbe essere uno spazio a disposizione dei cittadini e invece è ridotto così, niente di nuovo sotto il sole di Roma», dice Lidia, un’altra mamma che usufruisce del parco dopo l’asilo. «Mi ricordo quando venivo qui a mangiare la pizza, era un affaccio sul parco, ma perché ora è così?», si chiede Raffaella. «Io sono nata e cresciuta in questo quartiere, vengo in questo parco praticamente da sempre e vedere la caffetteria così è un peccato, è squallido», ricorda Valeria. Fonte: il Messaggero