VIALE TIZIANO, LA VICENDA DELLA SCULTURA DI MARIO CEROLI

viale tiziano scultura ceroliSi fa presto a dire opera d’arte donata alla città di Roma quando la stessa amministrazione capitolina sembra non saperne nulla o dimenticarsene. È questa l’amara considerazione che vede protagonista Goal la monumentale scultura creata per i Mondiali di calcio del 1990 dal grande artista Mario Ceroli, incastonata nei giardini di viale Tiziano, e lasciata morire nell’abbandono più impietoso. «Una situazione non emersa nel corso delle attività ordinarie». Tradotto, non lo sapevamo, ce ne siamo accorti ora, ce ne eravamo dimenticati. Tant’è. Questa è la replica dall’entourage dell’assessorato alla Crescita culturale. All’indomani della denuncia del Messaggero sullo stato di degrado dell’opera e dello sfogo indignato più profondo del suo stesso autore Mario Ceroli, la parola è passata al Campidoglio, visto che il colosso rosso rame di 35 tonnellate di legno di pino di Russia, alto quasi diciassette metri, langue sotto l’egida della Sovrintendenza capitolina. Fonti dell’assessorato alla Crescita culturale commentano: «Si apprezza il lavoro di approfondimento della testata che ha posto in evidenza una situazione non emersa nel corso delle attività ordinarie e che sarà seguita con la necessaria attenzione dall’assessorato e dalla sovrintendenza». Possibile, solo ora? Eppure lo stesso Mario Ceroli, nello sfogo raccolto dal Messaggero, aveva dichiarato che da anni «con il mio avvocato Gianluca Indaco, denuncio e sollecito un intervento del Comune di Roma per individuare la migliore strategia per eseguire gli interventi necessari ad evitare la rovina totale dell’opera e qualunque danno ai cittadini». Aggiungendo che «le risposte sono state a dir poco inadeguate. Nulla è stato fatto». Recintata da anni, pericolante (arpionata al suolo oggi da brutti tiranti), colleziona intorno a sè solo rifiuti e erba infestante, mentre l’assenza totale di manutenzione ne ha inflaccidito le strutture in legno. Non sembrano esserci progetti di restauro o valorizzazione sul tavolo della Sovrintendenza. «La storia è molto complessa», accennano dall’assessorato. Chissà se la soluzione finale non sia quella di smontarla del tutto. Dilemmi su dilemmi.  C’è chi ricorda bene la storia di questo quartiere romano legato allo sport. Come Peppe Giannini, il Principe, protagonista dei Mondiali del 90: «Un po’ tutto l’impianto qui è abbandonato a se stesso. Dispiace, però bisogna considerare anche i tempi che stiamo attraversando. Non è facile trovare le risorse per poter eventualmente aggiustare cose che ormai sono 30 anni e passa che stanno lì». Pensa anche al vicino stadio Flaminio, Peppe Giannini, «andrebbe ritoccato – dice – rivisto e bisognerebbe fargli degli interventi importanti». Pensare che Mario Ceroli ha voluto donare il suo straordinario meteorite di legno per la sua Capitale di Italia 90. Su quei Mondiali, sempre Giannini riflette che «da una parte c’è un ricordo bello, ma dall’altra anche brutto perché c’è ancora quel rammarico di non aver centrato la finale perché la nostra squadra era considerata da tutti una delle più forti». Che sia anche per Mario Ceroli una finale mancata? Fonte: il Messaggero