UNA MAMMA RACCONTA IL DEGRADO DEL VERANO

VERANOLe mamme del Verano indignate e umiliate, il grido di dolore lo lancia per tutte Carmen Luzza, una commerciante settantenne dell’Appio che nel giugno del 2001 ha perso suo figlio Alessio Del Papa che allora di anni ne aveva 24. Mamma Carmen ha deciso di scrivere una lettera al Messaggero, di suo pugno, a mano, in bella calligrafia come si faceva una volta. Due pagine ricche di sentimento e rabbia composta per denunciare la desolazione del camposanto ma anche quella umana di chi ci lavora. Sporcizia, zanzare, degrado, contenitori stracolmi, vandalismi e furti continui. «Una situazione ricorrente – dice – uno scenario che ritrovo ogni volta che ci vado, da 19anni, inerme senza che nessuno muova un dito». Racconta anche dell’ultimo «sgarbo» subito, quello che le ha fatto perdere la pazienza: il conducente della navetta interna che l’ha lasciata a piedi senza farla salire «perché dice – avevo solo la mascherina e non indossavo i guanti che, fra l’altro, non sono obbligatori. Quel pomeriggio dopo avere pulito la cappella e l’intero corridoio, dopo avere fatto insomma, come al solito, il lavoro che avrebbero dovuto svolgere gli addetti cimiteriali, ero particolarmente stanca e quell’autista mi ha chiuso le porte in faccia e se n’è andato». Carmen da 19 anni due volte alla settimana si reca al cimitero monumentale per fare visita al suo Alessio che all’epoca studiava all’Università per diventare medico e che«non esitava a partire volontario per aiutare gli altri, veniva al bar di famiglia per fare i panini e portarli ai poveri, ma qui dentro non importa a nessuno, nessuno si adopera per la sicurezza e il decoro di questi luoghi di dolore». La tomba del ragazzo, morto dopo un anno di malattia e sofferenza, si trova in una delle palazzine nei pressi della grande croce, molto distante dall’ingresso di San Lorenzo. Carmen spiega che tutte le volte la situazione davanti ai suoi occhi è la stessa, «ricorrente»: sporcizia, degrado e furti. «Io pur di trovare bello pulito dove dimora il mio ragazzo faccio tutto quello che si deve fare, cambio i fiori, pulisco l’altare, lavo per terra anche lungo tutto il corridoio. Ogni volta perché quando ritorno è sempre tutto incondizioni disperate,invece deve essere un posto speciale come speciale era Alessio». Accanto al sepolcro di suo figlio, esausta, ha appeso un cartello ironico, «ma non tanto», rivolto ai soliti ignoti: «Vorrei chiedere l’indirizzo di quella Gentile persona che continua a sottrarre i fiori così da poterglieli comprare e consegnare a casa o dove vuole, in modo da non costringerla a prelevare quelli deputati per altre persone». Spiega: «In questi anni hanno rubato di tutto: cornici, luci, vasi, piccoli oggetti, persino i souvenir portati dai suoi amici per lui al ritorno dai viaggi, un galletto dal Portogallo, un piccolo torello dalla Spagna. All’inizio – confida Carmen – ci piangevo poi, col tempo, mi sono dovuta rassegnare. Ma non è giusto. Di cartelli ne ho visti altri di tono ben diverso, “stramaledetto chi porta via i fiori”. Quante altre mamme, mogli, fratelli debbono subire queste miserie? Perché nessuno fa niente?». Carmen nella lettera lancia un appello, parlando di chi dovrebbe adoperarsi per curare e mantenere decoroso il cimitero. Fonte: il Messaggero