ALCUNE RIFLESSIONI SULLA VICENDA DEL PARCO NEMORENSE

Parco_NemorenseScrive Thaya a proposito del Parco Nemorense: “Con una Determina Dirigenziale, il 7 dicembre 2018 il Dipartimento Tutela Ambientale aveva approvato la “Riqualificazione ambientale e vegetazionale” del Parco Nemorense. I lavori per realizzarla, avviati a novembre 2019, sono terminati il 26 giugno u.s. (come previsto nel verbale della Direzione Lavori) dopo un’interruzione di 49 giorni (17 marzo-5 maggio) dovuta al Covid19. Seppure consapevoli dell’esiguità dell’importo lavori (Euro 338.877,91 + 20.148,84 per la sicurezza, ridotti addirittura di 1/3 grazie a una sorprendente “offerta a ribasso” dell’azienda aggiudicataria), molti cittadini, alcuni dei quali nel corso degli anni si sono battuti affinché la Soprintendenza rispettasse il vincolo su questa bella opera di Raffaele De Vico (il parco essendo proprietà di ente con più di 70 anni è sottoposto a tutela ai sensi dell’art.10 c.1 del D.Lgs. 42/04 )  e l’Amministrazione Capitolina cancellasse il parcheggio interrato previsto dal Piano Urbano Parcheggi, avevano riposto grandi speranze in questo progetto di riqualificazione. Invece a partire dal Capitolato predisposto dal Dipartimento Tutela Ambientale del Comune di Roma, il progetto si e’ annunciato assai poco incisivo sulla situazione di abbandono e degrado in cui versa da anni il Parco.  Infatti, secondo quanto ipotizzato nel Capitolato Speciale d’Appalto (www.comune.roma.it/web-resources/cms/documents/schema_di_contratto_capitolato_speciale_d_appalto.pdf), soltanto il 10% dell’importo totale dei lavori (poco più di 33mila euro) sarebbe stato destinato alle “Opere a verde” che, oltre a potature, abbattimenti e trattamenti fitosanitari, avrebbe dovuto comprendere la sistemazione di parte dell’esistente e l’eventuale messa a dimora di nuove essenze. A quest’ultimo riguardo, però, il Capitolato (p. 35) dava confortanti rassicurazioni poiché per le “piante messe a dimora a stagione avanzata”, in ogni caso, sarebbero state previste “cure particolari, per assicurarne l’attecchimento”. Ma il restyling del Parco Nemorense (per usare la definizione cara alla stampa romana) non ha dato i frutti sperati, al punto che anche la Sindaca, in fase di inaugurazione, ha segnalato con molta indulgenza la necessità di “ulteriori migliorie”. A nostro avviso, non si tratta di “migliorie” tout court o di dettagli ma della necessità di restituire dignità paesaggistica a un impianto degli anni ’30 che, non a caso, la Sovrintendenza Capitolina ha inserito fra i “beni culturali” che ricadono sotto la propria giurisdizione (www.sovraintendenzaroma.it/i_luoghi/ville_e_parchi_storici/passeggiate_parchi_e_giardini/parco_nemorense_o_virgiliano).  Al progetto di “Riqualificazione ambientale e vegetazionale” di Parco Nemorense, secondo il nostro modestissimo parere, è mancata soprattutto l’idea di salvaguardare l’immagine del giardino storico (e dunque dello spazio che gli utenti riconoscono come tale) nella sua complessità, anche al fine di preservarne il ruolo imprescindibile di bene culturale. E infatti, al di là delle lavorazioni effettivamente eseguite su murature e frammenti di pavimentazioni, oggi continuano impietosamente a far bella mostra di sé i monconi dei lecci abbattuti, i prati riarsi, le siepi dalle lunghe chiostre “sdentate”, i cespugli appena impiantati e già secchi più il solito laghetto dalle acque melmose. In questo luogo, frequentato prevalentemente dai piccoli, è dunque venuta meno la funzione educativa universalmente svolta dal patrimonio culturale: quella funzione che non promuove solo conoscenze e abilità, ma sviluppa comportamenti corretti e attitudini civiche che, oltre a contrastare eventuali atti vandalici, inducono le persone al rispetto e alla tutela attiva e partecipata dello spazio pubblico. In questi mesi di chiusura del Parco, noi, cittadini residenti in zona, abbiamo osservato i lavori, chiesto spiegazioni, inoltrato istanze di accesso agli atti e cercato di studiare le documentazioni, spesso lacunose, che ci sono state via via fornite. A parte la difficoltà – di cui siamo tutti consapevoli – di sgomberare e poi sistemare a prato la zona (ex Ama) in via Martignano, ci restano però alcuni interrogativi: – Perché il restauro della pista di pattinaggio è stato effettuato solo parzialmente? Sono state riverniciate le ringhiere, ma non si è provveduto all’eliminazione delle buche sulla pavimentazione. Quando saranno piantumate le nuove essenze arboree indicate (https://www.comune.roma.it/web-resources/cms/documents/esecutivotav6_interventi_sulla_vegetazione-model.pdf) nel progetto esecutivo? E, con maggiore preoccupazione, ci chiediamo: chi effettuerà i controlli necessari affinché tutte le prescrizioni previste per i prossini 2 anni dal Capitolato Speciale siano rispettate? Sarà il Direttore Lavori? Il Responsabile del Procedimento? A chi andranno segnalate eventuali problematiche e carenze che dovessero emergere? E per concludere alcune riflessioni: 1) sulla riapertura del Chiosco Bar (chiuso dall’inizio dei lavori) di cui, sinora, abbiamo avuto solo informazioni frammentate. Dovrebbe (forse) riaprire a metà/fine settembre e organizzare eventi. Ma a noi cittadini interessa prioritariamente sapere perché il Chiosco non ha ripreso l’attività alla data della riapertura del Parco; perché non viene garantito il servizio igienico annesso al Chiosco Bar; perché i servizi all’area verde (Apertura/chiusura cancelli; manutenzione e pulizia) non possono essere svolti dal Concessionario come avvenuto fino a novembre? 2) sui campi da bocce per anziani. Un pensiero particolare lo rivolgiamo alle due piste da bocce, da anni inutilizzate e in stato di abbandono. Sarebbe stato un bel segnale quello di sistemarle e permettere così agli anziani del quartiere di riprendere quest’abitudine al gioco sociale dopo il lungo isolamento subito per l’emergenza sanitaria. E, in fondo, ci sarebbe voluto davvero poco, in termini di risorse e di tempo, per far loro una sorpresa, soprattutto ora che anche i Centri Anziani sono chiusi. Peccato, un’occasione persa per tutti!”.