AUDITORIUM: AGENTE DI POLIZIA VIETA L’INGRESSO A CANE GUIDA

“Alla Cavea con il cane guida lei non può entrare”. È questo che si è sentita dire Donatella Marzocchi, 63 anni e non vedente, da un addetto alla sicurezza, che si è scoperto poi essere un agente di Polizia, prima di entrare all’Auditorium Parco della Musica di Roma: “Gli animali, per regolamento, non sono ammessi agli spettacoli”, avrebbe insistito l’uomo, mettendo più volte in difficoltà la donna e tralasciando il fatto che, nel caso specifico, non auditoriumsi trattava di un semplice animale di compagnia, ma appunto di un cane guida per ciechi. E che, per legge, può accedere “in tutti i luoghi aperti al pubblico”. Disposizione che l’agente, secondo Marzocchi, sembrava non conoscere affatto. Ma procediamo con ordine: “La sera del 20 luglio scorso – ricorda Donatella – mi trovavo in fila, all’ingresso dell’Auditorium, insieme a mio marito e a Vidocq – si chiama così il cane guida – ero in attesa per entrare e assistere al concerto per gli 80 anni di Francesco Guccini, quando a un tratto, il personale addetto alla sicurezza mi blocca e, indicando il barbone gigante, mi dice: “Lui non entra”. E di conseguenza neppure io. Mi sono sentita crollare il mondo addosso”. Per Donatella, Vidocq è un appoggio sicuro, “la mia guida, i miei occhi, il mio sostegno: senza di lui non posso muovermi, deve potermi accompagnare ovunque – dice- Rifiutare lui significa rifiutare me”. A nulla è valso ricordare all’addetto la legge n. 37 del 1974 sui cani guida, se non a far sentire Donatella “umiliata, esclusa, discriminata, rifiutata ingiustamente”. Per di più in un luogo che frequenta da oltre 10 anni: “Ho presenziato a decine di concerti, conferenze, incontri e manifestazioni con il mio cane-guida – dice – sia negli spazi esterni che in tutte le sale della struttura”. Ma anche questo argomento è stato messo in dubbio. “Ho chiesto di parlare con un responsabile dell’Auditorium e l’agente ha risposto: “Sono io il responsabile, sono io che decido”. Ho ipotizzato di chiamare il 113 e l’uomo mi ha detto: “La Polizia siamo noi””. Dopo queste dichiarazioni, la tensione è salita alle stelle. “Trenta minuti dopo – continua – il responsabile della sicurezza ha concluso: “Posso chiudere un occhio, ma dovete spostarvi in un’altra posizione nella cavea””. Oltre al danno anche la beffa, insomma. “Ho accettato il “favore”, ma una volta dentro, godermi lo spettacolo è stato praticamente impossibile. Mi era stato appena negato un diritto”. Non solo. “In questo caso – ragiona Marzocchi – l’abuso di potere non è venuto da un vigilante privato, o dal proprietario di un ristorante, ma da un responsabile della Polizia di Stato, che dovrebbe conoscere le leggi e soprattutto garantirne l’applicazione”. Il caso è arrivato pochi ore dopo anche sul tavolo del presidente dell’associazione Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti, Giuliano Frittelli. Da allora, “solo ieri – confida Donatella – il Capo gabinetto della Questura mi ha chiamato per scusarsi. Dall’Auditorium, invece, ancora nulla”. Eppure, Marzocchi non nasconde la sua amarezza per quando è accaduto: “Io e Vidocq rispettiamo sempre gli altri, ma voglio che anche gli altri rispettino noi”. Fonte: la Repubblica