A SAN LORENZO SI STUDIA IN PIAZZA

san lorenzoBanchi, libri e computer. Chi svolge esercizi matematici, chi studia biotecnologie, altri seguono una lezione on line tenuta dal proprio professore universitario. “Per ogni biblioteca chiusa apriamo una piazza”, viene da pensare. Così come per ogni spazio culturale e di socialità, luoghi che la pandemia sta di fatto cancellando. Con l’ultimo dpcm torna l’incubo lockdown, ma le persone non spariscono, soprattutto gli studenti che nelle aule studio, per diverse necessità, trovano il luogo ideale per riuscire a studiare. Ed ecco che a San Lorenzo, quartiere abitato da molti studenti e fuorisede, si organizzano sessioni di studio collettivo. In sicurezza. In una piazza san lorenzo 2dell’Immacolata scaldata dal sole. Ad organizzarla, diverse realtà sociali del quartiere che ormai da anni danno la possibilità a molti studenti di poter studiare nei loro spazi. “C’è bisogno di socialità e di confronto e noi qui lo abbiamo messo a disposizione degli studenti in assoluta sicurezza – spiega Benedetto, tra gli organizzatori -. Non contestiamo la necessità di fermare il Paese a causa del coronavirus, a condizione che sia un blocco totale, e che fornisca quel sostegno universale, economico, tecnologico e psicologico, che ci faccia affrontare la pandemia con difficoltà minori”. Fonte: Romatoday

DA OGGI IN LIBRERIA “MEMORIE DI UN BRONTOSAURO”, EDITO DA FEFÈ

BRONTOSAUROÈ in libreria da oggi, per la Casa editrice Fefè di via Gramsci 48, Memorie di un brontosauro/racconti amori e imprese di un restauratore di pianoforti in un secolo di storia d’Italia scritto da Maurizio Semplice dopo un anno di interviste dal vivo al protagonista del libro, Sauro Manchia, il brontosauro del titolo. Il brontosauro è animale estinto o vicinissimo all’estinzione. Non alludiamo alla sua fisicità – Sauro (il brontosauro), che in questo libro racconta la propria vita, è un novantenne vivacissimo – quanto alla sua entità di personaggio storico: di uomo, di italiano-tipo, che ha attraversato settant’anni di ’900 e vent’anni di 2000. Quell’italiano-tipo non c’è più, è di fatto estinto, sopravvive nella memoria di chi lo è stato e può ancora raccontarlo. Sauro (attraverso Semplice) lo racconta in questo libro godibilissimo, a tratti spassoso, sicuramente istruttivo: archeologia sociale e antropologica, che può insegnarci ancora molto.

CIMITERO DEL VERANO: UNA STORIA STRUGGENTE DIETRO QUELLA TOMBA

verano la bambina poetessaIl Verano è pieno di tombe monumentali. Una di queste rappresenta (nella foto del cimitero, dove si trova il punto rosso) una bambina che ci viene incontro stringendo un grosso quaderno. E ci racconta una storia incredibile, e praticamente dimenticata.  All’ora di pranzo del 25 ottobre 1954 a Salerno iniziò a piovere. Col passare delle ore la pioggia non solo non smetteva ma aumentava sempre di più. Alle otto di seraera diventata un nubifragio infernale che solo nelle quattro ore successive fece cadere sulla città mezzo metro d’acqua, e non cesserà che nel tardo pomeriggio del 26, dopo aver ucciso 318 persone. La Rai lanciò un disperato sos e dette vita ad una pubblica sottoscrizione. I danni erano incalcolabili, le VERANOpopolazioni colpite necessitavano di tutto. L’appello radiofonico arrivò naturalmente anche a Roma, e in particolare a casa della piccola Raffaella La Crociera, inchiodata da circa un anno nel suo lettino da una malattia incurabile. La sua famiglia, già modesta di suo, era finita completamente sul lastrico per i costi delle cure, e lei quindi sapeva di non avere nulla da offrire ai bambini salernitani. Tuttavia Raffaella aveva un dono molto raro: scriveva poesie, e le scriveva benissimo. Anche lei, cioè, poteva disporre di qualcosa da offrire, di sua esclusiva proprietà. Si fece dare carta e penna e subito cominciò a scrivere press’a poco così (per i non romani, “sinale” in romanesco vuol dire grembiule): “Cara Rai, sono molto malata da oltre un anno. I miei genitori hanno speso tutto quello che avevano per guarirmi. E io non ho nulla da offrirti per i bambini di Salerno. Ti offro questa mia poesia: Continue reading

QUARTIERE FLAMINIO: C’ERA UNA VOLTA LO STADIO NAZIONALE

Stadio_NazionaleLo Stadio Nazionale è stato un impianto sportivo multifunzionale sorto nel quartiere Flaminio, adibito principalmente al calcio anche se ospitò eventi di atletica leggera, rugby e, successivamente, pugilato e nuoto. Inaugurato nel 1911 su un progetto dell’architetto Marcello Piacentini, fu ristrutturato nel 1927 e ribattezzato Stadio del Partito Nazionale Fascista. Vi fu giocata la finale del campionato mondiale del 1934. Nell’immediato dopoguerra lo stadio riprese il nome originario e, dopo il disastro di Superga, fu informalmente dedicato al Grande Torino con il nome di Stadio Torino[1], tuttavia mai sancito dal comune di Roma, proprietario dell’impianto. Nel 1953 fu dismesso e, nel 1957, demolito per costruire sulla stessa area il futuro Stadio Flaminio che fu inaugurato due anni più tardi in previsione del suo utilizzo per le Olimpiadi di Roma del 1960.

PIAZZA UNGHERIA: CON AMUSE NUOVE PIANTE DAVANTI ALLA CHIESA

piazza ungheriadi Federica Alatri

Piazza Ungheria, un luogo caro a tanti che vivono nel Municipio II, diventa protagonista di un intervento di sistemazione a verde delle due aiuole esistenti nell’area di fronte alla Chiesa di San Roberto Bellarmino. Il progetto, autorizzato da Roma Capitale, viene realizzato da Amuse in collaborazione con la ditta Vivai Fleming Srl con l’obiettivo di ottenere un segnale di natura in mezzo al traffico cittadino e di creare una piccola oasi di verde urbano di qualità, di forte visibilità e di facile manutenzione. Esso tiene conto di quanto previsto dalla normativa esistente in materia di tutela della biodiversità e di utilizzo di piante autoctone anche per il verde degli spazi urbani (Legge 10/2013″ Norme per lo sviluppo degli spazi urbani”, “Strategia Nazionale del Verde Urbano”, “Regolamento Capitolino del verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale” approvato il 16 gennaio 2019 dalla Giunta capitolina) e non comporta oneri a carico dell’Amministrazione pubblica. Continue reading

FLAMINIO: BREVE STORIA DEL PALAZZETTO DELLO SPORT

PALAZZETTO IN COSTRUZIONEIl Palazzetto dello Sport è un edificio multifunzione, adibito principalmente a uso sportivo, che sorge nel quartiere Parioli. Ideato e progettato nel 1956 dall’architetto Annibale Vitellozzi e dall’ingegnere Pier Luigi Nervi, e realizzato tra il 1956 e il 1957 quale impianto destinato ad accogliere alcuni eventi dei XVII giochi olimpici di Roma è inutilizzato dal 2018, data alla quale era sede degli incontri interni della Pallacanestro PALAZZETTO DELLO SPORTVirtus Roma dopo esserlo stato anche, in anni precedenti, fino al 1983 e, ancora, tra il 2000 e il 2003; ospitò altresì la compagine pallavolistica maschile Club Italia, di A2 e, fino al 2013, la M. Roma. Ancora, ospitò la Roma Pallavolo, società non più esistente dal 2002, e l’Eurobasket Roma fino al 2019. Vista la sua collocazione nei pressi di viale Tiziano, strada parallela di via PALAZZETTO DELLO SPORTFlaminia nel tratto tra viale delle Belle Arti e Ponte Milvio, l’impianto è talora chiamato PalaTiziano. L’impianto fu chiuso per lavori nel giugno 2018 su disposizione di Daniele Frongia, assessore allo sport della giunta Raggi di Roma Capitale (da cui l’impianto dipende); al 2020 tuttavia nessun’opera di ristrutturazione è stata effettuata e, nel frattempo, l’impianto ha subìto vandalismi che hanno richiamato l’attenzione delle forze d’opposizione sulle inadempienze della giunta nei confronti delle infrastrutture sportive comunali, tra cui il più vicino stadio Flaminio. Nelle foto: il Palazzetto in costruzione e appena ultimato, prima che fosse edificato il Villaggio Olimpico.

LE STAGIONI DI VILLA TAVERNA

villa tavernaSamuel Miller Breckinridge Long vantava una ventennale amicizia con Franklin Delano Roosvelt, che lo spedì nel 1933 nella Città Eterna perché incuriosito dal programma di opere pubbliche annunciate da Mussolini. Fu lui a sceglierla come residenza, insoddisfatto dell’appartamento sempre nel quartiere Ludovisi. La villa appariva maestosa e sobria, circondata da un grande parco. Nelle notti silenziose si poteva riconoscere il barrito di un elefante o il ruggito di uno dei grossi felini ospiti dello zoo che dista un centinaio di metri. A separarli soltanto via Aldrovrandi. Un giardino all’italiana che nel tempo è divenuto famoso ben più della vigna (detta la Pariolina) che preesisteva alla villa e che nel sedicesimo secolo era stata donata dal papa Gregorio XIII al Collegio germanico. La villa perse i suoi nuovi inquilini a stelle e strisce soltanto durante il periodo bellico. Per un biennio (1942-’43) fu adattata a ospedale per ufficiali. Poi, grazie anche agli uffici dell’Ordine dei cavalieri di Malta (di cui facevano parte i conti Borromeo Taverna già proprietari dell’immobile), tornò nella disponibilità del governo americano. Continue reading

6 NOVEMBRE 1957: CORSO D’ITALIA, I FUNERALI DI GIUSEPPE DI VITTORIO

funerali-di-vittorio_corso d'italiaIl 3 novembre 1957 moriva a Lecco Giuseppe Di Vittorio. Lo ricordiamo con le parole di Gianni Toti, in quegli anni direttore del Lavoro. La commemorazione avverrà in Cgil il 6 novembre a corso d’Italia, dove poi passerà l’imponente funerale.

Ora gli rendiamo omaggio così. Testimoniando per lui, riinterrogando la sua anima consegnata agli uomini, parlando con gli uomini, rileggendoLo, ricostruendoLo ancora nelle fotografie di tutta una vita riportate alla luce dalla polvere degli archivi, ripensandoLo negli scritti, negli articoli, nei Suoi libri, ripercorrendo le strade da Lui percorse, da Cerignola a New York a Lipsia, scorrendo i messaggi telegrafici che arrivano da tutto il mondo, e non solo dalle organizzazioni affiliate alla Fsm, dall’Africa nera alle isole dei Caraibi, all’arcipelago delle Antille (ché il bracciante di Cerignola era diventato ‘sindacalista del mondo’)”. Continue reading