TORNA A SPARARE IL CANNONE DELLA BRECCIA DI PORTA PIA

730238-thumb-full-720-cannonelast16092020Per un giorno, a distanza di 150 anni da quel giorno, il cannone che il 20 settembre 1870 sparò il colpo che aprì la breccia a Porta Pia torna a sparare. L’esercito italiano lo ha fatto restaurare e lo tiene custodito presso la caserma di Montefinale, a Bracciano, dove c’è il comando Artiglieria. Si tratta di un “12 cm bronzo rigato ad avancarica” che venne fuso nelle Acciaierie di Parma nel 1867 e montato su un fusto modello Cavali 1844. Fonte: la Repubblica

MUSTAFÀ È TORNATO IN VIA SALARIA

MUSTAFA-ALIMustafà è tornato. Dopo qualche tempo, eccolo lì accanto al muretto del palazzo di via Salaria che fa angolo con via Savoia. E grazie a lui sulla grata, quando non piove, crescono tantissimi fiori di carta. Mustafà Alì, rifugiato politico egiziano, oppositore di Mubarak, fuggito dal suo paese è arrivato in Italia nel 1992. Deve essere di animo gentile Mustafà, se ha pensato, lui che nella vita faceva proprio il giardiniere, di coltivare fiori un po’ così, fatti con sapienza e maestria dalle sue mani esperte. C’è da vederle quelle rose, destinate a non appassire: si possono prendere con qualche euro, per un cadeau improvvisato o per dare colore e calore. E Mustafà, che parla quattro lingue, viaggia l’Europa con i suoi fiori. Lo si può trovare in un boulevard di Parigi o in una straße di Vienna. Ma più spesso è a Roma, anche a corso d’Italia. L’invito ai lettori è quello di andare a trovarlo e prendere una rosa o un margheritone del suo giardino.

LA LUNGA STORIA DI PORTA TIBURTINA

Porta Tiburtina o Porta San Lorenzo è una porta d’ingresso nelle Mura Aureliane, attraverso la quale la via Tiburtina esce dalla città. La storia della porta inizia ben prima che le Mura Aureliane fossero edificate. Nel 5 a.C. Augusto costruì infatti un arco in questo punto, dove si incontravano tre acquedotti, l’Aqua Marcia, l’Aqua Iulia e l’Aqua Tepula, per consentire il passaggio degli stessi sopra la sede viaria. Da qui usciva infatti l’importante via Tiburtina (“via per Tivoli”), dalla quale si staccavano subito la via Collatina e un diverticulum ad lapicidinas vineae Quirini. L’arco fu poi restaurato dagli imperatori Tito e Caracalla. Tra il 270 e il 275 l’arco venne inglobato nelle Mura Aureliane: l’imperatore Aureliano ebbe necessità di fornire rapidamente delle mura difensive alla città, e ordinò di inglobare il più possibile nelle mura strutture già esistenti. Un altro espediente per accelerare i tempi fu quello di aprire un’unica porta in corrispondenza o subito prima di un bivio; così la Porta Tiburtina si trova poco prima che l’omonima strada si divida dalla via Collatina, come la Porta Maggiore si trova in corrispondenza della biforcazione tra le vie Prenestina e Labicana. Quando poi l’imperatore Onorio, liberata la zona circostante dall’immensa mole di detriti accumulatasi in 130 anni (abbassando pertanto il livello stradale fin quasi alle fondamenta della cinta), restaurò e rinforzò le mura (401-402), costruì una seconda struttura, posta esternamente alla prima, sulla cui sommità furono aperte cinque piccole finestre, che illuminavano la camera da cui veniva manovrata la cancellata di chiusura della porta. In tal modo l’intera struttura si presenta con un doppio aspetto architettonico: quello romano repubblicano verso l’interno e quello già medievaleggiante, con i merli e le torri, sul lato esterno. Inoltre, la base della porta esterna risulta essere circa un metro e mezzo sopraelevata rispetto alla base dell’arco augusteo e con un’apertura non simmetrica rispetto a quest’ultimo. Tutto ciò dimostra quanto lo scopo della viabilità fosse del tutto secondario rispetto a quello della difesa. La datazione della porta esterna è comunque certificata da un’iscrizione quasi integra (visibile anche su un lato della vicina Porta Maggiore) che, oltre alle consuete lodi per gli imperatori Arcadio ed Onorio, riporta, come curatore dell’opera, il nome di Flavio Macrobio Longiniano, prefetto di Roma nel 402. Probabilmente Onorio sostituì anche le torri semicircolari dell’epoca di Aureliano con quelle quadrate tuttora esistenti. Secondo altre versioni la squadratura delle torri potrebbe essere stata effettuata a seguito di un restauro, nel XVI secolo, ad opera di Alessandro Farnese. A partire dall’VIII secolo, la porta subì quel processo di cristianizzazione della nomenclatura degli accessi cittadini, comune a molti altri ingressi, e cambiò nome in Porta San Lorenzo, poiché subito dopo essere uscita dalla città, la via Tiburtina portava alla basilica di San Lorenzo fuori le mura. Al tempo stesso, però, il popolo iniziò a chiamarla anche Capo de’ Bove o Porta Taurina, per i bucrani (teste di toro) che decorano PORTA TIBURTINAsia il travertino dell’arco di Augusto che l’architrave della porta esterna. I due tori, però, oltre che in posizione asimmetrica, sono anche molto diversi tra loro, essendo l’aspetto di quello interno molto più grasso e pasciuto rispetto a quello esterno, magro e macilento; questa differenza era interpretata dal popolino medievale come la diversa condizione tra chi vive fuori e chi abita all’interno della città, protetto e al sicuro. Interessante anche una possibile chiave di lettura “politica”: in città c’era il papa, circondato dal clero e dai nobili. Nel 410 qui si abbatterono inutilmente gli attacchi delle orde di Alarico I, che poi riuscì ad entrare più a nord, dalla Porta Pinciana, dando inizio a quello che passò alla storia come il “sacco di Roma”. La porta fece anche da palcoscenico alla Battaglia di Porta San Lorenzo (20 novembre 1347), in cui Cola di Rienzo ottenne una schiacciante vittoria contro i baroni, uccidendone il comandante Stefano Colonna il Giovane. L’arco eretto da Augusto, che ora forma il lato interno della porta e si trova ad un livello alquanto più basso dell’odierno livello stradale, è interamente in travertino, in ottimo stato di conservazione.

“LE CASTAGNE SONO BUONE” TRA PIAZZA CAPRERA E LO STADIO ROSI

260px-Gianni_Morandi-Stefania_Casini-Le_castagne_sono_buone_1970“Le castagne sono buone” è un film del 1970 diretto da Pietro Germi. Luigi Vivarelli (Gianni Morandi) è un regista televisivo, nonché impenitente donnaiolo. Durante le riprese di una trasmissione sul disagio giovanile, conosce Carla Lotito (Stefania Casini), studentessa di architettura fuorisede e praticante di atletica leggera, e ne è subito attratto. Ma Carla non è come tutte le donne frequentate solitamente da Luigi: cattolica praticante, crede nei veri, semplici valori della vita (“le castagne sono buone”, come le scrisse il padre su un biglietto in un momento di sconforto) e cerca di renderne partecipe il suo spasimante. Trama a castag4parte, ci sono dei luoghi dove è girato il film, situati nel nostro municipio. Il centro sportivo dove Morandi fa colazione con la Casini (che arriverà in motorino su una stradina tra campi di tennis) è lo Stadio Paolo Rosi all’Acqua Acetosa, utilizzato pure in “Vinella e Don Pezzotta”. L’abitazione della Casini è in piazza Caprera a Roma. Il luogo si è visto in parecchi altri film (“C’eravamo tanto amati”, “L’abbiamo fatta grossa”) e ne abbiamo parlato in varie occasioni.

MARGHERITA BUY, TUTTO CINEMA E COPPEDÈ

margherita_buy_Margherita Buy è nata a Roma il 15 gennaio 1962. Cresciuta nel quartiere Coppedè, prima di tre sorelle, è figlia di un dirigente dell’Unità sanitaria locale e di una casalinga. I suoi antenati paterni sono francesi: il suo trisavolo paterno, francese, era un ufficiale medico dell’esercito napoleonico che si trasferì prima in Toscana e poi in Veneto. La famiglia materna dell’attrice è invece di origine toscana, precisamente di Monsummano Terme. Il bisnonno Tito Buy, patriota, garibaldino e preside del liceo Lioy di Vicenza, fu il fondatore nel 1902 del L.R. Vicenza. Continue reading

TANTI VIP AL MAXXI

01_MAXXI_GiovanniGastel_BARACK-OBAMA-450x600Tutti al Maxxi. Il primo giorno di una settimana fitta di impegni per gli «addicted» dell’arte, coincide con l’arrivo a Roma del maestro Giovanni Gastel. Suo il ritratto di Obama che sorride alla nuova vita di ex presidente, suoi altri scatti di grande eleganza a bellezze come Miriam Leone, Monica Bellucci, e Carolina Crescentini ieri nel parterre con il marito Francesco Motta. In via Guido Reni con il vernissage della mostra «The People I Like» si torna a respirare il profumo dell’evento: il maestro fotografo, nipote di Luchino Visconti, porta con sé un’alta dose di glamour. I 200 ritratti firmati Gastel sono una calamita irresistibile di socialità anche per Mara Venier e Bebe Vio, entrambe protagoniste della galleria fotografica. Il Maxxi accoglie con la presidente della Fondazione Giovanna Melandri, i direttori Hanru Hou e Bartolomeo Pietromarchi. Da Milano sbarca l’architetto e notissima firma del design Piero Lissoni, l’allestimento porta la sua firma. Continue reading

OGGI CONSIGLIO MUNICIPALE PER PARCO NEMORENSE

parco nemorensePiante secche, tubi penzolanti, scalini traballanti: scene di ordinario degrado, poco dopo la riqualificazione. Sono passati meno di due mesi dall’inaugurazione del nuovo volto di parco Nemorense, quartiere Salario, presentato lo scorso 23 luglio dopo nove mesi di lavori commissionati dal Campidoglio. Il panorama attuale? Marmi rotti, arbusti ancora alti, servizi chiusi e, soprattutto, ancora nessuna traccia del prato da 800 metri che doveva sorgere sul lato di via Martignano. Infuriati i residenti: “Molte opere non sono state realizzate – sottolineano – Dalla pulizia del laghetto alla pista di pattinaggio, al muro di divisione delle strutture ex Ama, alla piantumazione di nuove alberature”. Ancora abbandonata anche la bocciofila, che il II Municipio vorrebbe allargare e trasformare in un centro anziani o in un’area sportiva. Continue reading