OGGI HA RIAPERTO IL MERCATINO DEL BORGHETTO FLAMINIO

mercatino_del_borghetto_flaminio_13_nGiornata di festa al “Garage sale – Rigattieri per Hobby” al Borghetto Flaminio che, finalmente, questa mattina dopo tre mesi e più, ha riaperto il cancello “lucchettato” su piazzale della Marina. Tanti già in attesa fuori ad aspettare alle 10 del mattino (entrata alle 10,30). I banchetti sono stati dimezzati, da 240 a 120, e tutti distanziati secondo le norme. “Per noi oggi è una giornata molto bella. Finalmente possiamo riprendere la nostra attività iniziata 25 anni fa – racconta l’organizzatore Enrico Quinto collezionista di abiti vintage con Paolo Tinarelli – l’idea vincente è stata quella di mettere nel reparto abbigliamento un vaporizzatore che ha igienizzato sul momento abiti e accessori che le persone così hanno provato. Poi quelli non acquistati venivano sanificati un’altra volta. Tutti gli stand erano a distanza di sicurezza e divisi per la tipologia della merce esposta. Siamo molto contenti e riprenderemo tutte le domeniche fino al 28 giugno”. Il mercatino ha prolungato il suo orario di chiusura, prima chiudeva alle 18, ora alle 19. Passeggiando fra i banchetti c’era davvero di tutto: dagli abiti estivi a fiorellini messi “solo una volta” ai kimoni giapponesi, dai bauli da viaggiatori in stile “Grand Tour” alle bambole di celluloide.  Alle 14 anche lunch con il Foodtruck “Er Cimotto”. E alle 18 aperitivo per tutti: con mascherina, per festeggiare la riapertura.

PARCO NEMORENSE: IL PUNTO DI ASSOCIAZIONI E COMITATI

parco_nemorense_o_virgiliano_Le associazioni e i comitati impegnati per la tutela del Parco Nemorense scrivono: “Le Associazioni e i comitati impegnati nella salvaguardia del parco Nemorense, stanno seguendo con attenzione e anche con preoccupazione la ripresa dei lavori di riqualificazione in atto. In breve, ci sono questioni lasciate in sospeso dal Direttore dei Lavori nella sua esposizione del programma temporale dei lavori, in occasione del sopralluogo del 21 maggio scorso, che ci sembra giusto segnalare. Non sappiamo, per esempio, se nel completamento del restauro della scalinata monumentale si è provveduto alla sistemazione dei gradini e delle balaustre lì dove i mattoni sono danneggiati (era un intervento da confermare). Continue reading

PIAZZA BOLOGNA, ANNI CINQUANTA

piazza bolognaUna cartolina accompagnata da un commento di Giovanni. Si tratta di piazza Bologna: “Dopo piazza Santa Emerenziana, non vogliamo allungare verso piazza Bologna? Direi che le nostre “transumanze giovanili” andavano ben oltre. Non avevamo tutti il motorino…ma avevamo una voglia di incontrarci e stare insieme notevole. Andare in giro era bello e non era pericoloso. L’Atac ci aiutava molto in questo: piazza Bologna, per noi della 2 circoscrizione era grandissima e trafficatissima. Era quasi il centro. In questa cartolina d’epoca, una delle prima a carattere pubblicitario, si reclamizza la pensione Laura. Continue reading

SALARIA, LA VIA DELLE VILLE

Riprendiamo da roma2pass un vecchio articolo di Federico Mandillo, pubblicato a suo tempo sul giornale di S.Saturnino.

“La vecchia Roma tramonta. Hanno demolito porta Salaria, la vecchia Porta Veneranda,… i conventi vengono cambiati in uffici, s’aprono le finestre claustrali e se ne fanno di nuove nelle pareti”. Così, sconsolato, scriveva agli amici in Germania, quattro anni dopo la breccia di Porta Pia, Ferdinando Gregorovius. Il grande scrittore e storico della città chiuse il suo diario romano e partì definitivamente il 14 luglio 1874, convinto che, col cambiare del clima storico, “la mia missione a Roma è terminata”. Negli stessi anni tra il 1872 e il ’74 la nobile famiglia dei Potenziani, romana e sabina, villa adaperfezionava coi procuratori di Casa Savoia la vendita di una sua vasta villa sulla Salaria (ndr: oggi Villa Ada), che arrivava fino al boscoso monte Antenne e all’Aniene, perché divenisse residenza privata dei re d’Italia. Pochi anni dopo, alla morte di Vittorio Emanuele II, nel 1878, la villa prese il nome di Ada, che era la moglie del conte svizzero-tedesco Tellfner, amministratore dei beni della famiglia reale, quando questi l’acquistò da re Umberto I che non volle restare nella dimora del padre, troppo campestre, preferendo il Quirinale. Continue reading

VIA FLAMINIA: RIAPERTO ANCHE IL MUSEO EXPLORA

EXPLORA#riapriamoinsieme. Con questo hashtag Explora, il museo dei bambini di Roma di via Flaminia 82, ha annunciato ieri la sua riapertura. Una riapertura attesa da migliaia di famiglie non solo del Flaminio e dei Parioli, ma di tutta la città. Si riapre (per tutto il mese) solo nei turni delle ore 15 e delle ore 17.15. L’ingresso al Museo sarà contingentato per motivi di sicurezza, consentendo l’accesso a un numero massimo di 85 persone. Non sarà più possibile prenotare a Explora: i biglietti sono sempre acquistabili online e danno diritto di accesso diretto al museo senza passare in biglietteria.  La biglietteria è comunque sempre attiva per l’acquisto negli orari di apertura dalle 11 alle 19, dal martedì al venerdì, previa disponibilità dei posti. E l’acquisto in questo museo exploracaso è comunque molto semplice:viene inviato, via sms, un link che permette di scaricare il biglietto elettronico. La prenotazione rimane riservata esclusivamente agli abbonati con Carta Amici.  All’interno di Explora le regole sono le stesse viste negli altri musei. La mascherina sarà obbligatoria, così come la distanza di almeno un metro. Se c’è qualcosa però che la pandemia ha lasciato è lo spostamento delle attività anche online. E con la riapertura di Explora, questa esperienza, così importante per le famiglie nel periodo del lockdown, non sarà abbandonata: “Dal 17 EXPLORA 2marzo noi eravamo pronti per offrire alle famiglie e ai bambini un ricco programma di attività sui nostri social – ammette la direttrice – . Abbiamo potuto offrire tanti video-tutorial, svolgendo un lavoro incredibile. Il Covid-19 è servito a tutti per cambiare il nostro approccio, renderci più smart. E l’esperienza digitale dei musei sarà sempre più fondamentale, anche in futuro”.

QUANDO A VIALE PARIOLI C’ERA IL VILLINO VILLEGAS TAVAZZI

villa villegas rerum1A proposito di villini che rischiano di essere abbattuti o vengono comunque distrutti, non esiste solo il caso di Villa Paolina. Leggiamo su Rerum Romanarum che il villino Villegas Tavazzi fu il primo edificio ad essere costruito su viale dei Parioli, al n.11. Era un interessante esempio di eclettismo esotizzante fin de siècle, abbastanza inusuale a Roma: fu villa villegas rerum2barbaramente demolito negli anni Sessanta. Il viale appena costruito doveva essere come il fiorentino viale dei Colli, affiancato da villini della ricca borghesia cittadina. Nel 1887 il pittore sivigliano José Villegas Cordero decise di costruire un villino, che funzionasse da residenza e studio, in stile moresco immerso nella natura selvaggia e incontaminata dei Parioli. Il progetto fu curato dallo stesso Villegas in villino villegas rerum4collaborazione con l’architetto palermitano Ernesto Basile. Nell’agosto 1887 fu approvato il progetto e iniziarono presto i lavori che terminarono nel 1890. Il villino aveva una pianta quadrata, la facciata su viale Parioli aveva un piccolo avancorpo su cui si apriva una grande loggia a trifora su colonnine decorata da  mocarabes e arabeschi e incorniciata da una fascia di stelle geometriche, ispirata all’Alhambra, la loggia si apriva, all’interno, sul grande scalone d’ingresso. La trifora era affiancata da finestre su colonnine sempre con villino villegas rerum5decorazioni in arabesco molto elaborate, in basso si apriva invece il portale d’entrata con arco a tutto sesto, che conduceva allo scalone. Il resto della facciata era dotato di due bifore di tipo moresco al pianterreno e due finestre con volta a ferro di cavallo al primo piano, una fascia di arabeschi correva longitudinalmente sotto le bifore, per poi terminare verticalmente all’angolo dell’edificio fino al primo piano. Una grande fascia di forme geometriche a stella decorava l’attico correndo lungo tutto l’edificio, sopra quest’ultima erano presenti dei merli triangolari di stile ispanico. Sopra lo scalone era stata progettata da Basile una villino villegas rerum6torretta con tetto a spioventi, che fu poi modificata nell’elemento più spettacolare del complesso: una cupola innestata su una loggia quadrangolare con tre finestre con arco a ferro di cavallo per ogni lato, decorata da arabeschi e da una merlatura terminale. La cupola circolare era tutta decorata da arabeschi ed era sormontata da un puntale dotato di varie sfere, nel tamburo della cupola si aprina una porta a tutto sesto architravata che conduceva al terrazzino della loggia. L’elemento più interessante dell’interno del villino era lo scalone d’entrata che conduceva dal piano seminterrato al pianterreno. La zona seminterrata dell’ingresso era rivestita di fasce bugnate, una balaustra traforata accompagnava lo scalone fino al piano superiore, quì otto colonne identiche a quelle della loggia esterna sorreggevano la grande cupola che era decorata con splendide muqarnas. Le esili colonne sostenevano sui capitelli cubici pilastrini istoriati affiancati da quattro colonnine i quali sorreggevano a loro volta gli archi a sesto acuto decorati da mocarabas, questi si fondevano infine con le le muqarnas della base della cupola. Le colonne e gli archi appena descritti erano quasi la copia fedele del Patio de los Leones dell’Alhambra. Continue reading

SAN LORENZO: FESTA DELL’UNITÀ NEL LONTANO 1953

SAN LORENZOSiamo nel 1953 e ci troviamo a San Lorenzo, quartiere (allora) rosso. E quella della foto è un’immagine della Festa dell’Unità. In quegli anni, nel quartiere, in via dei Taurini si stampavano i quotidiani della stessa Unità e di Paese Sera e sulle vetrate erano affisse le pagine dei due giornali che i passanti potevano leggere tranquillamente.

LA LUNGA STORIA DI PORTA TIBURTINA

Porta Tiburtina o Porta San Lorenzo è una porta d’ingresso nelle Mura Aureliane, attraverso la quale la via Tiburtina esce dalla città. La storia della porta inizia ben prima che le Mura Aureliane fossero edificate. Nel 5 a.C. Augusto costruì infatti un arco in questo punto, dove si incontravano tre acquedotti, l’Aqua Marcia, l’Aqua Iulia e l’Aqua Tepula, per consentire il passaggio degli stessi sopra la sede viaria. Da qui usciva infatti l’importante via Tiburtina (“via per Tivoli”), dalla quale si staccavano subito la via Collatina e un diverticulum ad lapicidinas vineae Quirini. L’arco fu poi restaurato dagli imperatori Tito e Caracalla. Tra il 270 e il 275 l’arco venne inglobato nelle Mura Aureliane: l’imperatore Aureliano ebbe necessità di fornire rapidamente delle mura difensive alla città, e ordinò di inglobare il più possibile nelle mura strutture già esistenti. Un altro espediente per accelerare i tempi fu quello di aprire un’unica porta in corrispondenza o subito prima di un bivio; così la Porta Tiburtina si trova poco prima che l’omonima strada si divida dalla via Collatina, come la Porta Maggiore si trova in corrispondenza della biforcazione tra le vie Prenestina e Labicana. Quando poi l’imperatore Onorio, liberata la zona circostante dall’immensa mole di detriti accumulatasi in 130 anni (abbassando pertanto il livello stradale fin quasi alle fondamenta della cinta), restaurò e rinforzò le mura (401-402), costruì una seconda struttura, posta esternamente alla prima, sulla cui sommità furono aperte cinque piccole finestre, che illuminavano la camera da cui veniva manovrata la cancellata di chiusura della porta. In tal modo l’intera struttura si presenta con un doppio aspetto architettonico: quello romano repubblicano verso l’interno e quello già medievaleggiante, con i merli e le torri, sul lato esterno. Inoltre, la base della porta esterna risulta essere circa un metro e mezzo sopraelevata rispetto alla base dell’arco augusteo e con un’apertura non simmetrica rispetto a quest’ultimo. Tutto ciò dimostra quanto lo scopo della viabilità fosse del tutto secondario rispetto a quello della difesa. La datazione della porta esterna è comunque certificata da un’iscrizione quasi integra (visibile anche su un lato della vicina Porta Maggiore) che, oltre alle consuete lodi per gli imperatori Arcadio ed Onorio, riporta, come curatore dell’opera, il nome di Flavio Macrobio Longiniano, prefetto di Roma nel 402. Probabilmente Onorio sostituì anche le torri semicircolari dell’epoca di Aureliano con quelle quadrate tuttora esistenti. Secondo altre versioni la squadratura delle torri potrebbe essere stata effettuata a seguito di un restauro, nel XVI secolo, ad opera di Alessandro Farnese. A partire dall’VIII secolo, la porta subì quel processo di cristianizzazione della nomenclatura degli accessi cittadini, comune a molti altri ingressi, e cambiò nome in Porta San Lorenzo, poiché subito dopo essere uscita dalla città, la via Tiburtina portava alla basilica di San Lorenzo fuori le mura. Continue reading

LIBRO ILLUSTRATO SU “LA STORIA DEL TRIESTE SALARIO”

COPERTINAOggi il Trieste-Salario è un quartiere in cui vivono 150.000 persone, e quasi 400.000 sono quelle che complessivamente qui si muovono e lavorano. Nel suo passato si susseguono tre millenni da raccontare, una affascinante storia cominciata 300.000 anni fa di cui rimangono segni visibili, reperti e monumenti. 101 luoghi fondamentali si snodano come tappe di una passeggiata nel Trieste-Salario. Un cammino che il lettore potrà ripercorrere personalmente, leggendo le pagine e guardando le immagini originali e inedite e le illustrazioni che arricchiscono il testo de “La storia del Trieste Salario. Dalla preistoria ai giorni nostri”. Gli antichi ritrovamenti dei primi uomini forse cannibali, la storia della giovanissima Sant’Agnese e del suo martirio, la celebre Sedia del Diavolo e il suo papa eretico, la casa dove abitò Pirandello e la villa dove Luchino Visconti proteggeva gli antifascisti durante le persecuzioni, sono solo alcune delle storie raccontate nel volume.

PIAZZA FIUME, ANNI CINQUANTA

PIAZZA FIUMEPiazza Fiume in una cartolina in bianco e nero degli anni Cinquanta. Alla fermata dei taxi le auto sono di color nero-verde come usava allora (poi sono diventati gialli, fino agli attuali bianchi). Il sottopasso accanto alla libreria Minerva è lungi da venire. Tra le macchine d’epoca, un paio di Giardinette Fiat, mini suv – se possiamo dire così – che si immatricolavano in quel periodo.