CACCIA AL TESORO DIDATTICA AL QUARTIERE COPPEDÈ

quartiere-coppedèDomenica, alle ore 11, Caccia al Tesoro Didattica al Quartiere Coppedè, organizzata da Cicero in Rome. Nel secondo municipio si nasconde un quartiere magico che si chiama Coppedè, come il nome dell’architetto che lo ha disegnato! Tra archi, palazzi, cancelli e torrette si nascondono fate, draghi, ranocchie e ragni… chi li troverà tutti? Una caccia al tesoro per tutta la famiglia in un mondo fatato, sospeso tra sogno e realtà, per scoprire un luogo unico della Città Eterna.

CASA DEL CINEMA: INCONTRO CON BEPPE LANCI

LANCIAlla Casa del Cinema, per la rassegna Light Cafè, incontro con Beppe Lanci. Docente di fotografia cinematografica presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, Lanci vanta una filmografia molto ampia con più di cinquanta film all’attivo, molti dei quali diretti da grandi maestri del nostro cinema come Marco Bellocchio, Nanni Moretti e i Fratelli Taviani. Dopo aver svolto agli inizi della carriera il ruolo di assistente operatore per grandi film come I pugni in tasca, C’era una volta il west, Porcile e Nel nome del padre, Lanci fa il suo esordio come cinematographer nel 1977 con il film Difficile morire di Umberto Silva, affermandosi negli anni ’80 con Gli occhi, la bocca di Bellocchio, Nostalghia di Andrej Tarkovskij, Kaos dei F.lli Taviani, Un complicato intrigo di donne, vicoli e delitti di Lina Wertmüller – film che gli valse il David di Donatello – fino a consacrarsi definitivamente alla fine degli ’80 e nei ’90 con i film di Nanni Moretti (Palombella rossa, Caro diario, Aprile, La stanza del figlio), le successive opere di Bellocchio e dei Taviani e le collaborazioni in film come In nome del popolo sovrano di Luigi Magni e Piccoli maestri di Daniele Luchetti. Nel corso dell’incontro si parlerà della carriera del maestro, dei motivi che lo hanno portato ad intraprendere la strada del cinema e del rapporto con i registi con cui ha lavorato nel corso dei trent’anni di attività. A dare respiro all’incontro/intervista saranno le sequenze di alcuni dei film principali “fotografati” da Lanci come Salto nel vuoto di Bellocchio, Nostalghia di Tarkovskij e La stanza del figlio di Moretti.

VIA DI VILLA MASSIMO PREDA DI LADRI E VANDALI

VIA DI VILLA MASSIMOLa storia si ripete: non è la prima volta che a via di Villa Massimo ladri e vandali si accaniscono contro le macchine parcheggiate. Come spiega Edoardo su Facebook: “Il problema di Viale di Villa Massimo è che gli alberi non vengono potati da anni, quindi la luce dei lampioni viene oscurata per l’80% almeno. Non ci sono esercizi commerciali aperti fino a la sera tarda, la strada è praticamente deserta dopo una certa ora. Non ci sono telecamere in nessun punto. Ora fortunatamente stanno mettendo dei lampioni di ultima generazione con anche una lampada che punta sul lato marciapiede, ma fino ad una settimana fa l’illuminazione era ridicola”.

VILLA TORLONIA, BELLA E IMPOSSIBILE

villa torlonia

 

 

 

Non basta la bellezza del luogo per Villa Torlonia, se poi – come denunciano i cittadini –  i cestini dell’immondizia non vengono mai svuotati, con le conseguenze che si vedono nella foto: un paesaggio deturpato dal mancato intervento degli addetti alle pulizia.

QUEL DELITTACCIO DI SAN LORENZO: ERA IL 22 FEBBRAIO 2002

Nella macabra galleria dei delitti e dei pasticciacci romani, a partire dallo scempio di ragazzine ai tempi dell’incolpevole Girolimoni, passando per Wilma Montesi, i festini hard della marchesa Casati Stampa, il massacro del Circeo, via Poma e l’Olgiata, c’è un omicidio che – in quanto a glaciale efferatezza del killer – li batte tutti. Era il 22 febbraio 2000, l’alba di un nuovo secolo (e millennio) che si lasciava alle spalle memorabili Francesca Moretti-Daniela Stutoreportage in bianco e nero, rischiarati dai lampi al magnesio dei fotografi. Via dello Scalo San Lorenzo, ore 17. Il giallo cominciò così: la corsa disperata di un’ambulanza verso il San Giovanni, nel tentativo di salvare la paziente sulla lettiga, che si contorceva in preda a spasmi tremendi. A tenerle la mano e asciugarle la fronte, in quel viaggio disperato, fu un’amica e coinquilina, salita anche lei sul mezzo di soccorso. Ma tutto fu vano. Morì due ore dopo, la sventurata. Si chiamava Francesca Moretti e aveva 29 anni: una sociologa preparata e sensibile, attiva nel sociale, innamorata della vita e dell’uomo che le aveva promesso di partire con lei. Il grande pubblico dei giornali e delle ricostruzioni tv, tuttavia, non è per il nome che la ricorda, ma per una definizione quasi certamente infondata e depistante: il «delitto della minestrina». Continue reading