5 GENNAIO, PRIMA DOMENICA DEL MESE E MUSEI GRATIS

MUSEI CIVICI GRATISIl nuovo anno si apre all’insegna dell’arte con un lungo fine settimana inaugurato dall’iniziativa #domenicalmuseo. L’iniziativa fu introdotta nel luglio del 2014 dal Ministro per i beni e le Attività Culturali e per il Turismo Dario Franceschini, e prevede l’ingresso gratuito in tutti i musei e nei parchi archeologici statali ogni prima domenica del mese. Si ricomincia domenica 5 gennaio, mentre lunedì 6 gennaio, in occasione dell’Epifania, si terrà poi l’apertura straordinaria dei luoghi della cultura statali con i consueti orari e tariffe.

MAXXI: IN MOSTRA OPERE DI LOUIS KAHN FINO AL 2 GIUGNO

maxxi kahnkahn 1“Un muro viene costruito nella speranza che, in un particolare momento, la luce gli doni un attimo quasi irripetibile”. La luce è elemento fondante delle architetture di Louis Kahn. Al tempo stesso lo è l’ombra: “Qualunque cosa fatta di luce kahn 2kahn 3proietta un’ombra. La nostra opera è d’ombra, appartiene alla luce”. Nessuna meraviglia, dunque, se a rivelare compiutamente la dialettica fra luce e ombra sia la fotografia, che su quella dialettica costruisce gran parte del kahn 4kahn 5proprio linguaggio. Al Maxxi c’è una mostra che raccoglie le fotografie di molte delle architetture del maestro americano (1901- 1974) realizzate dall’italiano Roberto Schezen (1950- 2002). Le immagini servirono per illustrare kahn 7 kahnla monografia che lo storico inglese Joseph Rykwert dedicò a Kahn nel 2001. E fanno parte di un fondo donato all’archivio del Maxxi da Mirella Petteni Haggiag. La mostra, curata da Simona Antonacci ed Elena Tinacci, dovrebbe dare l’avvio a una serie di iniziative su Louis Kahn, auspica Margherita Guccione, direttrice del dipartimento architettura del museo. Schezen, anche lui architetto, ha dedicato molta attenzione alle opere di Kahn. Le sue foto scrutano la dimensione solitaria e silenziosa degli edifici di Kahn (“Architettura, silenzio e luce”, è il titolo della mostra, che resterà aperta fino al 2 giugno al Centro archivi del Maxxi), ne rivelano l’eloquenza della forma, la potenza dei materiali. Continue reading

“IL MISTERO DELL’ASSASSINO MISTERIOSO” AL TEATRO 7

Dal 7 al 26 gennaio, al Teatro 7 di via Benevento, l’associazione culturale Jonglar presenta
“Il mistero dell’assassino misterioso” con: Sergio Zecca, Francesca Baragli, Vania Lai, Giancarlo Porcari, Tiko Rossi Vairo, regia: Michele La Ginestra. La prima commedia scritta dalla nota coppia comica Greg e Lillo, un testo pieno di humour assolutamente originale. Un tipico giallo inglese, con l’aggiunta di un pizzico di assurdo che rende il tutto TEATRO 7“drammaticamente comico”. Si parte da un incidente iniziale: qualche minuto prima dell’inizio dello spettacolo, accade un imprevisto… cosa fare? Interrompere la rappresentazione o tentare il tutto per tutto? Il bibitaro di sala, nei panni della “soluzione del problema”, darà del filo da torcere al detective/autore ed all’intera compagnia. Il continuo scambio di ruoli tra attori e personaggi, ci regala uno spettacolo ritmato, pieno di colpi di scena e di risate.

TEATRO ARCOBALENO: “IL VIAGGIO. LE GIORNATE DELLA MEMORIA”

IL-VIAGGIOAl Teatro Arcobaleno di via Francesco Redi dal 24 al 26 gennaio 2020 va in scena “Il viaggio. Le giornate della memoria”, rammaturgia e regia Giuseppe Argirò, con Giuseppe Argirò, Maria Cristina Fioretti, Maurizio Palladino, Silvia Falabella, Filippo Velardi, Maria Cristina Gionta. Lo spettacolo ripercorre la disperazione del tragitto, sino alla destinazione infernale dei lager. La tragedia narra l’invasamento di Agave e l’uccisione del figlio Pènteo che si rifiuta di credere in Dioniso, rigettando il culto e l’adorazione incondizionata del dio. L’analogia con il nazismo e ogni dittatura nata dall’acquiescenza delle masse è evidente. Gli attori diventano essi stessi protagonisti di un viaggio senza ritorno verso Auschwitz, che verrà rappresentato grazie alle testimonianze del processo di Francoforte che si svolse dal 1963 al 1965. Venerdì e sabato ore 21, domenica ore 17:30.

LE LOCATION DI ALCUNI FILM DI PAOLO VILLAGGIO NEL MUNICIPIO

IL SECONDO TRAGICO FANTOZZIVi proponiamo una breve carrellata di luoghi del Municipio dove Paolo Villaggio ha girato alcuni dei suoi tanti film. Eccola. Nella pellicola del 1976, “Il secondo tragico Fantozzi”, c’è la mitica scena, girata appunto sulla scalinata, dove il professor Guidobaldo Maria Riccardelli impone a Fantozzi-Villaggio e  agli altri stadio flaminioimpiegati il rifacimento de “La corazzata Kotiomkin”, parodia irresistibile de “La corazzata Potëmkin” di Sergej M. Ejzenštejn. Questa scena è girata sulla scalinata che sta di fronte alla Gnam. In “Superfantozzi”, memorabile è la sequenza in cui nel 1870. Fantozzi si trasferisce a Roma con la famiglia ma proprio mentre sta festeggiando l’avvenimento, la sua cucina viene distrutta da un bombardamento dei SECONDO TRAGICO FANTOZZIBersaglieri durante la Breccia di Porta Pia. Ancora in “Superfantozzi”, siamo a Roma nel 1986. I ragionieri Fantozzi e Filini vanno a vedere la partita di calcio Italia-Scozia. Dopo aver ingaggiato una sanguinosa lotta con i tifosi scozzesi, restano intrappolati allo stadio Flaminio tra le “trincee” "Fantozzi contro tutti"nemiche, finendo per essere picchiati dagli avversari. Nel “Secondo tragico Fantozzi” la sequenza dell’arrivo alla stazione di Ortisei è stata realizzata presso la piccola stazione ferroviaria dell’Acqua Acetosa situata proprio in piazzale della Stazione dell’Acqua Acetosa dove, ancor oggi, vi sono alcune carrozze del vecchio trenino "Fantozzi contro tutti" 2visibile nella sequenza del film. In “Fantozzi contro tutti”, la mitica gara in bici della “Coppa Cobram” è stata interamente realizzata sul Monte Antenne di Roma. Si tratta di una collina sulla cui sommità si trova l’antico Forte Antenne il cui ingresso, un grande portone di ferro, situato al civico 25 di via del Forte Antenne, è visibile nella scena dell’arrivo del Visconte Cobram che giunge da sinistra guardando frontalmente la scena. Il portone si nota ancora meglio quando la gara ha inizio. Successivamente la corsa si snoda tra via di Ponte Salario e via del Forte Antenne. Il distributore della Coca Cola è invece situato sulla sommità del Monte Antenne tra via di Ponte Salario e via del Forte Antenne. Mentre Fantozzi è intento a prelevare una bibita, ad un certo punto arriva il carro funebre che sale invece da via di Ponte Salario sul lato della collina che dà su via della Grande Moschea.

IN VIA BOSIO UNA TARGA RICORDA LUIGI PIRANDELLO

targa pirandello

La targa in ricordo di Luigi Pirandello si trova in via Antonio Bosio, nel Quartiere Nomentano, e ricorda il grande drammaturgo e scrittore italiano (Girgenti 1867 – Roma 1936), Premio Nobel per la Letteratura nel 1934, che presso questa casa visse.
La targa è stata qui posta dal Comune di Roma l’11 dicembre 1958.

VILLA BORGHESE, IL PINCIO, PORTA PIA E SAN LORENZO IN MUSICA

Ma il cielo è sempre più bluIn parecchi hanno cantato i luoghi del nostro municipio. Potremmo cominciare da Rino Gaetano che in “Ma il cielo è sempre più blu” dice Chi ama la zia, chi va a Porta Pia che poi era lungo la strada che percorreva sempre, anche l’ultima notte della sua vita, visto che abitava sulla Nomentana. Non manca Antonello Venditti che in “C’è un cuore che batte nel cuore di Roma” intona Io esco di casa Ed è già mattino E Villa Borghese È ancora un giardino per poi spostarsi verso corso Trieste e inneggiare, nell’omonima canzone, al liceo più famoso d’Italia, Eravamo C’è un cuore che batte nel cuore di Romatrentaquattro quelli della terza E… Qui davanti a te Giulio Cesare. Il Principe rivale, Francesco De Gregori, in “San Lorenzo” ricorda un giorno tragico Cadevano le bombe come neve, il 19 luglio a San Lorenzo sconquassato il Verano dopo il bombardamento tornano a galla i morti e sono più di cento. Sempre lui in “Per le strade di Roma” parla di un’alba poco alba E spunta il sole sui terrazzi della Tiburtina E tutto si arroventa e tutto fuma. “Addirittura Max Pezzali, recentemente, con “In questa città” confessa Era meglio se scendevo prima a Tiburtina siamo in In questa cittàmille e i taxi forse solo una decina. E torniamo a Villa Borghese: la cantano in tanti. I cugini di campagna in un’esplicita “Villa Borghese” cinguettano in romanesco Villa Borghese… quant’innamorati sotto quei lampioni; quante strette ar core. Villa Borghese… su quel letto d’erba, ancora senza barba, chi ‘tte scorda più! Villa Borghese… quelle pomiciate, sopra le panchine, senza prenne fiato. Villa Borghese… quarche vorta a scola se faceva sega, pè venì da te. Pure negli anni Cinquanta, una stella della radio di allora, Jula De Palma, si cimenta in Vecchio pino di Villa Borghese “Vecchio pino di Villa Borghese” e ricorda i tempi della gioventù quando con i rami le coppie hai coperto, riferendosi alla villa. E andando ancora indietro nel tempo, addirittura nel 1924, Ottorino Respighi compone I pini di Roma, poema sinfonico il cui primo movimento, chiamato “I pini di Villa Borghese”, descrive bambini rumorosi che giocano ai soldati e marciano nella pineta. Musica norvegese, per la voce di Alexander Rybak, afferma Jag lyssnar till trädens sånger I parken en dag i april, ossia Ascolto le canzoni nel parco in un giorno d’aprile. Tal Peppe Cairone, LA FIORAIA DEL PINCIOchitarrista classico, con il solo strumento, in un brano di quasi cinque minuti e mezzo esalta pure lui “Villa Borghese”. Un altro strumentista, questa volta con la tromba – aiutato da piano, basso e batteria – si cimenta per un quarto d’ora in una “Villa Borghese” jazzata. “La fioraia del Pincio” è un’interpretazione della grande Anna Magnani nel film “Siamo donne”: Quante macchine venivano la sera, quanta gente qua affacciata a sta ringhiera, quanta folla de maschiette e de gagà, quante radio ne le macchine a sonà. Nu I Cani Corso Triestescennevano le coppie innamorate se ne stavano abbracciate a pomicià, er barista je portava la guantiera cò’ la bira e cor caffè che allora c’era. Ogni Topolino me pareva un separè… la terazza era un salotto ed ogni sera me pareva una stellata bomboniera. Ci sono pure I Cani con “Corso Trieste” che per la verità non è mai citato, al di là del titolo, ma tant’è: Padri stanchi tornano a casa dal lavoro in moto. È quasi buio, soltanto luci verdi e rosse ed arancioni e gialle. E sotto gli alberi non fanno luce neanche quelle. Il Canzoniere del Lazio interpreta in dialetto “O silvestri Roma Roma” città tanto cara dove se magna se beve (poco) e se paga eee si c’è qualche disoccupato che nun ha magnato ce stà’l cosimato c’è villa borghese pe annà a digerì regina coeli pe annacce a dormì. Daniele Silvestri nella recentissima “Bio-Boogie”, tratta da Acrobati, accenna alla Stazione Tiburtina Con l’olio ma del motore ce condivo l’insalata che me dava lo zozzone coltivata alla stazione Tiburtina. Manco con la varecchina je tojevi quella patina giallina. E chiudiamo questa carrellata con “La canzone dei bersaglieri”: La battuta de Porta Pia l’hanno vinta li bersajeri, quelli boja de li stranieri li volemo fucilà. Oh vojantri bersajeri quanno entravio a Porta Pia, li zuavi scapporno via co la cacca a li carzon.