CIRCOLO OZANAM, A VIA AVIGLIANA INCONTRO CON MARCO LODOLI

lodoliIl Circolo culturale Ozanam ha iniziato dallo scorso anno un percorso di approfondimento sulla tematica della solitudine. L’opportunità di tale analisi è nata dai risultati del questionario, distribuito nel territorio parrocchiale, dal quale è emerso un forte stato di disagio esistenziale che interessa tutte le fasce di età degli intervistati. Il prossimo 6 aprile, alle ore 18:30, con l’evento “Percorsi solitari nella vita e in città” inizierà questo cammino volto a cercare di comprendere alcune motivazioni che sono alla base della solitudine. Il 6 aprile, nella cripta della parrocchia di San Bellarmino, in via Avigliana, sarà ospite lo scrittore, docente e giornalista, Marco Lodoli, che, nelle sue opere, ha spesso affrontato questo argomento da un’ottica molto particolare. Infatti, Lodoli, vi guiderà nella scoperta sentimentale di isole di bellezza e poesia nascoste nella nostra città. La conversazione si alternerà con letture di brani scelti dei libri di Lodoli, “Isole, Nuove Isole e Promesse” da parte della professoressa e scrittrice Luisa Cappuccio.

AUDITORIUM: RADIODERVISH IN “UNA NOTTE AL CAFÈ JERUSALEM”

Il 6 aprile, nella Sala Petrassi dell’Auditorium, alle ore 21, Radiodervish Compagnia Suq in “Una Notte al Cafè Jerusalem”. È un canto dedicato a una città sovraesposta, mitologica, dove gli esseri umani sono sovente abbandonati a loro stessi, dimenticati, invisibili al mondo. Gerusalemme viene racchiusa in un tipico caffè della Città Vecchia, che a sua volta contiene i riflessi delle storie e delle vite dei suoi abitanti. Nel groviglio di radiodervish01vissuti, spicca la storia di Nura, una donna palestinese cristiana, il cui nome in arabo significa “luce”: e di luce è fatto il suo amore per l’ebreo Moshe. Un amore covato e silenzioso, capace di illuminare, per un tempo breve e intenso, la città. Una passione che per lei è vita, anche se è costretta fare i conti con la realtà. La storia di Gerusalemme irrompe con il ritmo del conflitto, della divisione, dell’allontanamento. Il caffè di stampo ottomano non resiste all’urto della contrapposizione tra israeliani e palestinesi, come l’amore tra Nura e Moshe. Dove si riflettono oggi gli amori, le vite, i silenzi della Città tre volte Santa? Cafè Jerusalem è la trasposizione in parole, teatro e musica di uno sguardo comune: quello di Paola Caridi, scrittrice ed esperta del Medio Oriente, autrice del libro “Gerusalemme senza Dio” da cui lo spettacolo è tratto, e quello dei Radiodervish, che raccontano Gerusalemme dedicandole il loro ultimo album.

ISTITUTO GIAPPONESE DI CULTURA: “LO SHAMISEN DI KENICHI YOSHIDA”

untitledAll’Istituto Giapponese in via Gramsci, “Lo shamisen di Kenichi Yoshida”, venerdì 8 aprile alle ore 20. Per la prima volta in Italia Yoshida Kenichi, fratello minore del celebre duo “Yoshida Brothers”, incontra il pubblico romano per condurlo alla scoperta dello tsugaru shamisen, della sua storia e cultura – che vivono anche nelle arti teatrali classiche del Giappone quali kabuki e joruri – e per svelare come uno strumento di così antica tradizione possa conquistare in chiave moderna gli appassionati di oggi. Oltre la storia e la tradizione, le tecniche e i segreti dello tsugaru shamisen, trasmessi attraverso una magistrale interpretazione. Nato nel 1979 in Hokkaidō, Giappone, inizia a suonare lo shamisen alla tenera età di cinque anni, distinguendosi in numerose competizioni nazionali di tsugaru shamisen, un particolare genere musicale originario di Tsugaru. A segnare il debutto con il grande pubblico è l’album del 1999, “Ibuki”, che suggella il connubio con il fratello Ryōichirō nell’ormai celebre formazione degli “Yoshida Kyōdai” (Yoshida Brothers). Ingresso solo su prenotazione telefonica (06 3224754).

I RICORDI DEGLI EX ALUNNI DEL SAN LEONE MAGNO

SAN LEONE MAGNOIl quotidiano La Repubblica, dopo l’uscita del libro di Edoardo Albinati candidato allo Strega che prende spunto dalla vita del San Leone Magno, scuola privata sulla via Nomentana, ha pubblicato una serie di ricordi di ex alunni. Eccone uno, di Marcello Mistre.

Sono stato alunno del San Leone Magno per otto anni, medie e liceo, dal 1967 al 1975. Otto lunghi anni che ricordo con grande nostalgia, forse perché quando si comincia ad avere una certa età, tutto quello che riguarda il nostro passato remoto si ammanta di nostalgia. Sono parecchie le cose che mi sento di ricordare di quegli anni. Innanzi tutto fra di noi non c’erano differenze dovute ai diversi strati sociali: c’era il figlio del costruttore, ma anche chi come me veniva da una famiglia di impiegati che facevano sacrifici per mandare il loro figlio in una scuola che allora si percepiva essere di ottimo livello e soprattutto lontana dai sussulti e dai tumulti che la scuola e la società in genere viveva in quei tempi. Continue reading