LA LUNGA STORIA DI VILLA MASSIMO

Villa_Massimo_-_Foto_della_facciata_del_Casinonobile_e_della_fontana(1900_circa)Villa Massimo è una villa – di cui oggi rimane principalmente il casino – situata nel Quartiere Nomentano, lungo via di Villa Ricotti. Essa non va confusa con altre due ville di Roma, Villa Massimo Colonna, che sorgeva in vicolo di San Basilio, nel  Rione Ludovisi, e Villa Giustiniani Massimo, che si trova invece in via Matteo Boiardo, nel Rione Esquilino. Le origini della villa risalgono al XVI Secolo quando la famiglia Massimo acquistò una serie di canneti e vigneti lungo il primo tratto del vicolo di Pietralata (attuale via Giovanni Battista De Rossi), l’area attualmente compresa nel Quartiere Nomentano nei pressi di piazza Bologna. Nello specifico, la vasta proprietà che andò a formarsi, era villa massimocompresa proprio tra il già citato vicolo di Pietralata (attuale via Giovanni Battista De Rossi) ed il vicolo di Sant’Agnese (oggi ricalcato dalle vie viale XXI Aprile, piazza Bologna, via Ravenna, via Catanzaro), e, successivamente, Villa Torlonia. L’accesso alla Villa era lungo via Nomentana, su cui era presente un grande portone e da cui iniziava un lungo viale che passava nel mezzo delle proprietà dei Colonna e dei Bolognetti, raggiungendo l’area principale della villa dopo un lungo percorso con tanto di curva a gomito. Questo percorso è oggi riconoscibile nelle attuali via Spallanzani, via Siracusa e via di Villa Massimo. Continue reading

LA FONTANA DI PIAZZALE FLAMINIO

Sul piazzale Flaminio, a destra della Porta Flaminia, tra la Porta ed un fioraio, c’è una fontana ormai parzialmente coperta dalla balaustra del sottopasso pedonale. E’ costituita da una grande vasca rettangolare di laterizio, con bordi e basi di travertino, fiancheggiata da due cubi dello stesso materiale, sormontati da sfere, da cui altrettante cannelle versano getti d’acqua. Al centro della vasca c’è lo stemma comunale con la data di costruzione scritta sulla base. Nel 1886, la fontana decorativa che oggi si vede sostituì una vasca più semplice che funzionava da abbeveratoio per le bestie destinate a finire sulle tavole dei romani, specie di quelli più ricchi. Ancora nell’Ottocento, infatti, in questa area, una volta a settimana, i vaccari ammassavano di notte il bestiame, vitelli, maiali, pecore per condurlo, quando all’alba la Porta si apriva, nei vari palazzi delle famiglie nobili romane e nelle botteghe, dove venivano macellati. In alto, una grande lapide con lo stemma di Pio VI Braschi, che rammenta al passante come papa Pio VI Braschi, nel 1780, conoscendo la situazione di pericolo del grande deposito di legname dovuto ai ladri, ai frequenti incendi ed al forte vento che spirava sul fiume ed esaudendo benignamente le richieste dei mercanti, dei fabbri e dei falegnami, comprata per questo fine una vigna, ordinò al Cardinale Gugliemo Pallotta, proprefetto dell’Erario Apostolico (corrispondente all’attuale ministro delle Finanze e dei Lavori Pubblici), che fosse organizzata all’uopo e circondata di mura. Continue reading

UN SITO IN CUI TROVARE LA STORIA DEI QUARTIERI DEL MUNICIPIO

PiazzaBolognaAnni50Sul sito Rerum Romanarum si parla, tra le altre cose, dei quartieri  del nostro territorio. In questo caso, il Nomentano: breve ma interessante storia.

Il Quartiere Nomentano sorge nell’area compresa tra la via Nomentana (da cui prende nome) e la ferrovia Roma-Firenze. Fino all’Unità d’Italia in questa zona sorgevano numerosi orti e Ville, alcuni dei quali ancora oggi sopravvissuti, altri distrutti: una su tutte Villa Patrizi, abbattuta per fare spazio al Ministero dei Trasporti ed a quello dei Lavori Pubblici. Alla fine dell’Ottocento fu edificato, in quest’area, il Policlinico Umberto I, tuttora attivo. Nella zona sorgono molti villini, come quelli della via chiamata appunto via dei Villini, edificata intorno al 1920 che, all’epoca, riscosse un grande VialeIppocrateAnni50successo immobiliare. Man mano che fu edificato il quartiere, una parte delle sue strade prese il nome dalle Città Italiane, cosa che fa sì che il quartiere sia noto anche come “Nomentano Italia” o “”Quartiere Italia”. Nel quartiere, soprattutto nella zona di piazza Bologna, è presente una numerosa comunità di Ebrei Tripolini, la maggior parte dei quali è giunta a Roma dopo il 1967, anno in cui il regime Libico di Mouammar Gheddafi li allontanò dalla Libia. È, infatti, presente anche una Sinagoga in via Padova. Oggi il Nomentano è un quartiere molto vivace: ospita molti servizi, e la vicinanza con l’Università “La Sapienza” lo rende frequentato da numerosi giovani, oltre che abitato da moltissimi studenti fuorisede.

QUELLA FONTANA IN VIA ANTONELLI DA CUI ZAMPILLA SMOG

fontana via antonelliIn via Giovanni Antonelli, addossata al muro perimetrale del palazzetto d’angolo con via Eustachio Manfredi, c’è una fontana che ne segue l’andamento lievemente concavo. Venne eseguita in travertino nel 1936 da Francesco Coccia ed è costituita da una bassa vasca piuttosto allungata, a sezione rettangolare, sormontata da un complesso altorilievo raffigurante secondo alcuni «La maternità», secondo altri «La famiglia». Sul davanti il bordo della vasca risulta interrotto in due parti. Da qui l’acqua trabordava finendo in due fessure a terra con grata, anteriormente e ai lati circoscritte da un piccolo bordo in travertino. Continue reading

QUANDO SI FESTEGGIAVANO LE OTTOBRATE A VILLA BORGHESE

ottobrata-romanaUna festa che si fa risalire all’epoca classica e ai baccanali che si svolgevano per celebrare Dionisio. Fino ai primi del novecento le ottobrate si svolgevano ogni giovedì del mese perché la domenica era dedicata alla Messa e il popolo romano si recava in carrettella (piccole carrozze trainate da cavalli bardati e adornati di sonagliere) in quella che allora era la campagna romana a due passi dalla città per bere mangiare e danzare sui prati. E’ bene chiarire che queste giornate di festa non avevano nulla a che vedere con le gite ai castelli. Le ottobrate, infatti, si svolgevano alle porte di Roma oggi ormai completamente inglobate nella città. Continue reading

BREVE STORIA DEL RIONE CASTRO PRETORIO

castro pretorio mappaIl Rione Castro Pretorio prende il nome dai Castra Praetoria, le caserme costruite dall’Imperatore Tiberio per ospitare i soldati. In questa zona, che era esterna alle Mura Serviane, inizialmente aveva sede il Campus Sceleratus, ovvero il luogo ove venivano sepolte le Vestali che venivano meno al loro voto di castità. Sempre in questa zona, l’Imperatore Diocleziano eresse il suo complesso termale. Abbandonata nel Medioevo, la zona vede un parziale Casto-Pretorio.-Pianta-del-1576rinnovamento solo sotto Papa Pio IV, che da a Michelangelo l’incarico di costruire, sulle rovine delle Terme di Diocleziano, la Basilica di Santa Maria degli Angeli, e che successivamente fa tracciare la Strada Pia (oggi via Venti Settembre) e fa erigere, sempre su disegno del Buonarroti, Porta Pia. Il rinnovamento prosegue sotto Sisto V, che fa aprire la Via Felice con la quale collega Trinità dei Monti a Santa Croce Rome_rione_XVIII_castro_pretorio_(logo).svgin Gerusalemme, facendola passare proprio nel territorio del Rione (all’epoca ancora parte del Rione Monti), dove già prima di divenire Papa aveva fatto costruire la propria villa. E’ sempre Sisto V che, in questa zona, fa costruire con la Fontana del Mosè la mostra del suo nuovo acquedotto, l’Acqua Felice. Nel XVII Secolo si stabilirono qui alcuni Gesuiti di ritorno dall’Oriente, in un luogo che fu, per questo, chiamato Macao. Per una nuova urbanizzazione bisogna aspettare il XIX Secolo, quando Papa Pio IX fa costruire proprio in questa zona (sul romasparita_7506luogo dell’attuale confine con il Rione Esquilino) la nuova Stazione di Roma, la Stazione Termini, ponendo la zona al centro di un nuovo sviluppo. La prosecuzione dello sviluppo urbanistico, però, sarà opera dei Piemontesi che qui, dopo l’Unità d’Italia, daranno inizio alla costruzione del nuovo Rione intorno alla nuova piazza Indipendenza. Fonte Rerum Romanarum

“IL SECONDO TRAGICO FANTOZZI” E LA SCALINATA DAVANTI ALLA GNAM

IL SECONDO TRAGICO FANTOZZIQuando si pensa alla scalinata davanti alla Gnam la mente torna a a un film del 1976, “Il secondo tragico Fantozzi”, e alla sua mitica scena, girata appunto sulla scalinata, dove il professor Guidobaldo Maria Riccardelli impone a Fantozzi-Villaggio e agli impiegati il rifacimento de “La corazzata Kotiomkin”, parodia irresistibile de “La corazzata Potëmkin” di Sergej M. Ejzenštejn.

LA FONTANA DELLE CONCHE IN VIA FLAMINIA

fontana delle concheLa Fontana delle Conche si trova in via Flaminia all’angolo con via di Villa Giulia, nel Quartiere Pinciano, posta proprio di fronte alla Fontana di Papa Giulio III. L’origine di questa fontana risale a quando, nel XIX Secolo, venne tolta da questo angolo la fontana che nel 1672 era stata voluta dal Cardinale Federico Borromeo per essere spostata presso la casa-fienile del pittore spagnolo Mariano Fortuny, situata anch’essa su via Flaminia (come una targa commemorativa ricorda). Per colmare questo vuoto, nel 1877 venne posta in luogo la vasca della statua del Babuino, rimossa dalla sua sede originaria di via del Babuino per ragioni di viabilità. Continue reading

QUANDO A VIALE PARIOLI C’ERA IL VILLINO VILLEGAS TAVAZZI

villa villegas rerum1A proposito di villini che rischiano di essere abbattuti o vengono comunque distrutti, non esiste solo il caso di Villa Paolina. Leggiamo su Rerum Romanarum che il villino Villegas Tavazzi fu il primo edificio ad essere costruito su viale dei Parioli, al n.11. Era un interessante esempio di eclettismo esotizzante fin de siècle, abbastanza inusuale a Roma: fu villa villegas rerum2barbaramente demolito negli anni Sessanta. Il viale appena costruito doveva essere come il fiorentino viale dei Colli, affiancato da villini della ricca borghesia cittadina. Nel 1887 il pittore sivigliano José Villegas Cordero decise di costruire un villino, che funzionasse da residenza e studio, in stile moresco immerso nella natura selvaggia e incontaminata dei Parioli. Il progetto fu curato dallo stesso Villegas in villino villegas rerum4collaborazione con l’architetto palermitano Ernesto Basile. Nell’agosto 1887 fu approvato il progetto e iniziarono presto i lavori che terminarono nel 1890. Il villino aveva una pianta quadrata, la facciata su viale Parioli aveva un piccolo avancorpo su cui si apriva una grande loggia a trifora su colonnine decorata da  mocarabes e arabeschi e incorniciata da una fascia di stelle geometriche, ispirata all’Alhambra, la loggia si apriva, all’interno, sul grande scalone d’ingresso. La trifora era affiancata da finestre su colonnine sempre con villino villegas rerum5decorazioni in arabesco molto elaborate, in basso si apriva invece il portale d’entrata con arco a tutto sesto, che conduceva allo scalone. Il resto della facciata era dotato di due bifore di tipo moresco al pianterreno e due finestre con volta a ferro di cavallo al primo piano, una fascia di arabeschi correva longitudinalmente sotto le bifore, per poi terminare verticalmente all’angolo dell’edificio fino al primo piano. Una grande fascia di forme geometriche a stella decorava l’attico correndo lungo tutto l’edificio, sopra quest’ultima erano presenti dei merli triangolari di stile ispanico. Sopra lo scalone era stata progettata da Basile una villino villegas rerum6torretta con tetto a spioventi, che fu poi modificata nell’elemento più spettacolare del complesso: una cupola innestata su una loggia quadrangolare con tre finestre con arco a ferro di cavallo per ogni lato, decorata da arabeschi e da una merlatura terminale. La cupola circolare era tutta decorata da arabeschi ed era sormontata da un puntale dotato di varie sfere, nel tamburo della cupola si aprina una porta a tutto sesto architravata che conduceva al terrazzino della loggia. L’elemento più interessante dell’interno del villino era lo scalone d’entrata che conduceva dal piano seminterrato al pianterreno. La zona seminterrata dell’ingresso era rivestita di fasce bugnate, una balaustra traforata accompagnava lo scalone fino al piano superiore, quì otto colonne identiche a quelle della loggia esterna sorreggevano la grande cupola che era decorata con splendide muqarnas. Le esili colonne sostenevano sui capitelli cubici pilastrini istoriati affiancati da quattro colonnine i quali sorreggevano a loro volta gli archi a sesto acuto decorati da mocarabas, questi si fondevano infine con le le muqarnas della base della cupola. Le colonne e gli archi appena descritti erano quasi la copia fedele del Patio de los Leones dell’Alhambra. Continue reading

QUARTIERE PINCIANO: LA LUNGA STORIA DI VILLA TAVERNA

villa taverna rerum1Villa Taverna è una villa situata nel quartiere Pinciano, oggi è la residenza dell’Ambasciatore degli Stati Uniti d’America a Roma. Le prime notizie della villa risalgono al X secolo, quando compaiono villa taverna rerum2una tenuta agricola e un vigneto di proprietà del monastero di San Silvestro in Capite. Nel Cinquecento il casino rinascimentale, denominato ‘La Pariola’, e i terreni circostanti appartenevano al cardinale Ugo Boncompagni, futuro papa Gregorio XIII. Nel 1576 il pontefice concesse la proprietà alla compagnia del Gesù, assegnandola al Collegio Germanico Ungarico come “casa ad uso di villeggiatura” per gli studenti del collegio, affaticati dagli studi. La grande vigna era costeggiata a Est dall’irregolare vicolo delle Tre Madonne, a Nord-Ovest dalla via Salaria Antica, all’epoca villa taverna rerum3denominata vicolo dell’Imperiolo, in cui si apriva il varco d’accesso, a Sud confinava direttamente con Villa Borghese. Nel mezzo della proprietà era presente il casino a forma di L, con una torre posta al centro villa taverna rerum4dell’edificio, unito a Settentrione con un lungo fabbricato ad un piano di forme più rustiche. Perpendicolarmente a questo ultimo edificio originavano dei lunghi viali alberati che arrivavano fino al vicolo dell’Imperiolo, a sud invece, davanti al casino si apriva un vasto piazzale rettangolare costeggiato a destra da piccoli edifici rurali, a sinistra si apriva invece un giardino all’italiana con motivi geometrici quadrangolari che si estendeva quasi fino al vicolo delle Tre Madonne. A sud la proprietà confinava con un piccolo boschetto su un crinale che faceva parte di Villa Borghese, oggi occupato dal bioparco. Nel 1767 il villa Taverna rerum6Collegio Germanico Ungarico cedette la proprietà al Collegio Romano, la casa generalizia della Compagnia di Gesù. Quando i Gesuiti furono soppressi nel 1773, la villa passò alla Camera Apostolica, che la cedette al Collegio di Sant’Apollinare, l’erede del Collegio Germanico Ungarico. Nel 1824 Leone XII riconsegnò la villa al Collegio Romano, tuttavia nelle carte villataverna rerum11successive a questa data (1845, 1868, 1891) la proprietà è nominata con il vecchio nome di Seminario Apollinare. Nel 1870 il Regno d’Italia occupò molti edifici ecclesiastici per dotare la nuova capitale di un cospicuo patrimonio immobiliare, il Collegio Romano fu requisito alla Compagnia di Gesù per farne una caserma di bersaglieri, nel 1871 vi fu inaugurata la prima scuola superiore pubblica di Roma Capitale, il liceo Ennio Quirino Visconti. Il 17 gennaio 1873 furono espropriati tutto il Collegio, le biblioteche, l’osservatorio astronomico, il museo Kircheriano e alcune proprietà che possedeva in città, ma non la villa in questione, che rimase ai gesuiti. Continue reading

E NEL 1944 LE STRADE DEL FASCISMO CAMBIARONO NOME

MAPPATra il 1922 ed il 1944, quando Roma è stata la capitale dell’Italia fascista e poi, per meno di un anno, occupata dalle truppe tedesche, sono state inaugurate molte strade, tra le quali numerose hanno preso nomi legati al regime. Oltre a queste strade, per ragioni di propaganda anche altri nomi di strade già esistenti videro il proprio nome mutare in toponimi più strettamente legati al fascismo. Il 4 giugno del 1944 gli Alleati entrarono a Roma, ponendo definitivamente fine al regime nella Capitale. Tra i numerosi cambiamenti che Roma affrontò, oltre a quelli di tipo politico-istituzionale ve ne furono, numerosi, anche dal punto di vista della toponomastica. Nel  Quartiere Flaminio  si trovava piazza XXVIII Ottobre, data in cui avvenne la Marcia su Roma (1922), che prese il nome di piazza della Marina. Via XXIII Marzo, invece, così chiamata per la data in cui nel 1919 Benito Mussolini fondò i Fasci di Combattimento, diventò via Leonida Bissolati, in onore dello storico esponente socialista. Via di Villa Savoia era diventato via Verbano, dalla vicina piazza per poi tornare al vecchio nome e diventare, nel 1946, via di Villa Ada. Fonte: Rerum Romanarum