BREVE STORIA DEL QUARTIERE PINCIANO

piazza verdi in una foto d'epocaIl Quartiere Pinciano sorge, grosso modo, tra la Via Flaminia e la Via Salaria, nel primo tratto delle due arterie, ed è in gran parte occupato da Villa Borghese. Deve il suo nome alla via Pinciana ed alla Porta Pinciana, che sono in zona, anche se, nel 1911 era nato con il nome di Quartiere Vittorio Emanuele III, ed i romani già lo chiamavano Quartiere dei Fiumi, per via della toponomastica di molte strade, dedicate per l’appunto a fiumi Italiani. La parte settentrionale del Rione, invece, quasi sconfina nei Parioli: una buona parte di esso, infatti, è nella toponomastica comune dei romani parte dei Parioli, per quanto formalmente sia Quartiere Pinciano. Fonte: Rerum Romanarum

LA SITUAZIONE DEL BORGHETTO FLAMINIO: SE NE PARLA MERCOLEDÌ

borghetto flaminioA pochi passi da Piazza del Popolo, il Comune di Roma è proprietario di circa 5 ettari. “L’area, di notevole valore paesaggistico e urbano per la presenza di un insieme di Ville storiche, è occupata da manufatti di scarsa qualità e da aree libere intercluse, difficilmente accessibili e attualmente utilizzate per funzioni incongruenti”. Questo sarebbe il Borghetto Flaminio. Il Cild, Centro di iniziativa per la cildlegalità democratica, ha voluto capire meglio questa situazione di degrado, ha scoperto una surreale e inammissibile condizione di abbandono e noncuranza di cui si discuterà mercoledì 12 dicembre, alle 14:30, presso l’Upter in via IV Novembre.

CNR: VI EDIZIONE DEL PREMIO DI DIVULGAZIONE SCIENTIFICA DOSI

CNRGiovedì 13 dicembre nell’Aula Convegni del Cnr di piazzale Aldo Moro, si svolgerà la sesta edizione del Premio Nazionale di Divulgazione Scientifica – Giancarlo Dosi, incentrato a favorire nei giovani l’interesse per la cultura scientifica per il progresso della società contribuendo a creare una cultura diffusa dell’innovazione e del sapere. In questa fase finale, che vedrà contendersi il premio tra 15 candidati nelle 5 differenti aree scientifiche, e 6 nelle sezioni “articoli” e “video”, la giuria di sala, composta da 150 persone e presieduta da Giorgio De Rita (segretario generale Censis), voterà i vincitori in real rime, attraverso uno specifico sistema elettronico.

LA LUNGA STORIA DI PORTA TIBURTINA

Porta Tiburtina o Porta San Lorenzo è una porta d’ingresso nelle Mura Aureliane, attraverso la quale la via Tiburtina esce dalla città. La storia della porta inizia ben prima che le Mura Aureliane fossero edificate. Nel 5 a.C. Augusto costruì infatti un arco in questo punto, dove si incontravano tre acquedotti, l’Aqua Marcia, l’Aqua Iulia e l’Aqua Tepula, per consentire il passaggio degli stessi sopra la sede viaria. Da qui usciva infatti l’importante via Tiburtina (“via per Tivoli”), dalla quale si staccavano subito la via Collatina e un diverticulum ad lapicidinas vineae Quirini. L’arco fu poi restaurato dagli imperatori Tito e Caracalla. Tra il 270 e il 275 l’arco venne inglobato nelle Mura Aureliane: l’imperatore Aureliano ebbe necessità di fornire rapidamente delle mura difensive alla città, e ordinò di inglobare il più possibile nelle mura strutture già esistenti. Un altro espediente per accelerare i tempi fu quello di aprire un’unica porta in corrispondenza o subito prima di un bivio; così la Porta Tiburtina si trova poco prima che l’omonima strada si divida dalla via Collatina, come la Porta Maggiore si trova in corrispondenza della biforcazione tra le vie Prenestina e Labicana. Quando poi l’imperatore Onorio, liberata la zona circostante dall’immensa mole di detriti accumulatasi in 130 anni (abbassando pertanto il livello stradale fin quasi alle fondamenta della cinta), restaurò e rinforzò le mura (401-402), costruì una seconda struttura, posta esternamente alla prima, sulla cui sommità furono aperte cinque piccole finestre, che illuminavano la camera da cui veniva manovrata la cancellata di chiusura della porta. In tal modo l’intera struttura si presenta con un doppio aspetto architettonico: quello romano repubblicano verso l’interno e quello già medievaleggiante, con i merli e le torri, sul lato esterno. Inoltre, la base della porta esterna risulta essere circa un metro e mezzo sopraelevata rispetto alla base dell’arco augusteo e con un’apertura non simmetrica rispetto a quest’ultimo. Tutto ciò dimostra quanto lo scopo della viabilità fosse del tutto secondario rispetto a quello della difesa. La datazione della porta esterna è comunque certificata da un’iscrizione quasi integra (visibile anche su un lato della vicina Porta Maggiore) che, oltre alle consuete lodi per gli imperatori Arcadio ed Onorio, riporta, come curatore dell’opera, il nome di Flavio Macrobio Longiniano, prefetto di Roma nel 402. Probabilmente Onorio sostituì anche le torri semicircolari dell’epoca di Aureliano con quelle quadrate tuttora esistenti. Secondo altre versioni la squadratura delle torri potrebbe essere stata effettuata a seguito di un restauro, nel XVI secolo, ad opera di Alessandro Farnese. A partire dall’VIII secolo, la porta subì quel processo di cristianizzazione della nomenclatura degli accessi cittadini, comune a molti altri ingressi, e cambiò nome in Porta San Lorenzo, poiché subito dopo essere uscita dalla città, la via Tiburtina portava alla basilica di San Lorenzo fuori le mura. Continue reading

QUEL BAR DE “I TARTASSATI” A VIA DI PRISCILLA

Parliamo di cinema. E di location. Andando alla riscoperta dei luoghi dove sono stati girate le scene di film, nel nostro Municipio. E troviamo “I tartassati” (1959), con Totò e Aldo Fabrizi, che in questi giorni abbiamo rivisto in tv . Ebbene, il bar dove Topponi (Fabrizi) “perderà” la borsa con i documenti, grazie a un abile stratagemma del commercialista (De Funes) di Pezzella (Totò), si trovava in via di Priscilla 93, (oggi è un ristorante cinese), lo stesso che venne utilizzato ne “Il segno di Venere”, in una scena con Franca Valeri e Alberto Sordi. Per saperne di più, basta andare sul sito www.davinotti.com, specializzato in questo tipo di investigazioni. La segnalazione è di Claudio Nobile.

BREVE STORIA DEL QUARTIERE TIBURTINO

IMG_2523Il Quartiere Tiburtino sorge nell’area compresa tra il primo tratto della via Tiburtina (da cui prende il nome) e quello della via Prenestina. Se scorgiamo la mappa di questo quartiere, noteremo subito come, di fatto, sia diviso in due dal Cimitero del Verano: ad Ovest di esso si trova l’area di San Lorenzo, con la Città Universitaria, mentre ad Est è l’area di Portonaccio e Casal Bertone. Dal IV Secolo in quest’area sorge la Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, che dà il nome al quartiere limitrofo. Perchè ci sia un’urbanizzazione nel territorio del Quartiere Tiburtino, però, bisogna aspettare il 1837, quando IMG_2651Papa Gregorio XVI decise di unificare i diversi cimiteri che erano a Roma nell’area del Verano. Passano pochi decenni, che nel 1865 il crescente traffico della stazione Termini fa sì che venga costruito lo Scalo di San Lorenzo. Queste sono le basi che portano, dopo l’Unità d’Italia, alla costruzione del nuovo quartiere di San Lorenzo, il cui primo nucleo viene edificato tra il 1884 ed il 1888. Sono gli anni della febbre edilizia, ed anche gli anni in cui a Roma nasce una nuova povertà urbana, fatta principalmente dai tanti che si erano recati nella Capitale del ViaDeiSabelli1927nuovo Stato Italiano cercando fortuna, senza trovarne. San Lorenzo, in quesgli anni, è un quartiere poverissimo, forse il più povero di Roma. Nei decenni successivi, non mancheranno opere di solidarietà che ne miglioreranno notevolmente la condizione, come quella dell’educatrice Maria Montessori nei primi anni del XX Secolo. Negli anni Trenta, proprio di fianco La-Sapienza-Willem-van-de-Poll-1937all’area di San Lorenzo, viene edificata la Città Universitaria. Nel 1943, il 19 luglio, il quartiere San Lorenzo fu quello principalmente colpito dal bombardamento degli Alleati su Roma: solo nella zona in questione morirono 1500 dei 3000 morti totali causati dal raid aereo. Al termine del bombardamento, Papa Pio XII si recò nel quartiere, benedicendo le vittime sul Piazzale del Verano. Se andiamo a vedere la zona del Quartiere Tiburtino ad Est del Verano, vediamo che l’urbanizzazione è più recente: non è un caso che sia stata aggregata solo successivamente al Quartiere stesso, BOMBARDAMENTOscorporandola dal Suburbio Tiburtino. Questa zona fino agli anni ’20 era del tutto campestre, vi esisteva una via chiamata Vicolo Malabarba, nome derivato da una Mola, la Mola di Santa Barbara, che doveva il suo nome probabilmente ad un Oratorio. Proprio in questo vicolo, negli anni, nascerà il Borghetto Malabarba. Come detto, però, si aspetteranno gli anni ’20 per assistere ad un’urbanizzazione della zona (nonostante la Via di Portonaccio sia stata tracciata nel Piano Regolatore del 1883 come via Militare nell’ambito del sistema di difesa della Città), quando vi furono edificate le prime case dei ferrovieri. Oggi il Quartiere Tiburtino è in forte connessione con l’Università della Sapienza, e per questo è una delle zone per eccellenza abitate e frequentate dagli studenti universitari. La zona di San Lorenzo, in particolare, è uno dei punti di riferimento della “movida” e continua a mantenere una forte identità. Fonte: Rerum Romanarum

VIA ISONZO ILLUMINATA A FESTA PER NATALE

via isonzoA memoria d’uomo non si erano mai viste. Via Isonzo, nella parte iniziale che va dalla Salaria a via Tevere, è stata addobbata con luci azzure che le danno un vero e proprio aspetto natalizio. Sono stati i commercianti che hanno le loro attività in questa strada ad abbellirla per le feste e possiamo dire che il risultato è piacevole. Ma in tutto il quartiere strade e negozi hanno fatto a gara per dare un segno, a cominciare dallo sfavillio della Rinascente, scendendo giù per via Bergamo e via illuminando.

QUEL TEATRO DEL SOGNO IN VIA LUCRINO

bozza_locandina2Confessiamo di averlo scoperto da poco sulla Mappa dei teatri di Giulia. Si tratta del Teatro del Sogno, che si trova in via Lucrino. È il Teatro stesso a specificare la sua attività: è la Libera Accademia dello Spettacolo e si occupa di formazione e produzione teatrale. È diretta da Anna Mazzamauro e finalizzata all’inserimento lavorativo proponendo corsi di formazione con alle spalle una ventennale attività di formazione che ha visto nel corpo docente artisti come Riccardo Garrone, Oreste Lionello, Ennio Coltorti, Paolo Ferrari, Paola Gassman, Isa Danieli, Edoardo Vianello.

RAFFAELE DE VICO: CHI ERA COSTUI? IL GIARDINIERE DI ROMA

Raffaele de vicoMartedì 11 dicembre alle 18 nel Teatro della Caritas di Villa Glori, in occasione del Brindisi di Natale di Amuse, Alessandro Cremona parlerà di Raffaele de Vico, l’architetto che più ha segnato il verde pubblico di Roma dai primi anni del novecento fino all’inizio degli anni sessanta, progettando e realizzando una parte consistente dei parchi e dei giardini pubblici della capitale. De Vico, che il nipote, l’architetto Massimo de Vico Fallani, ha definito in una monografia dedicata al nonno, il “giardiniere di Roma”, è stato il protagonista assoluto del patrimonio di aree a verde che ancora oggi caratterizza la città. La sua attenzione fu diretta non solo agli aspetti paesaggistici e urbanistici della pianificazione degli spazi aperti, ma anche alle esigenze dettate dal contesto in cui esse vennero commissionate. Continue reading

LA VILLA BORGHESE DI GIACOMO BALLA AL MUSEO BILOTTI

GIACOMO BALLAGIACOMO BALLA 1GIACOMO BALLA 2GIACOMO BALLA 3GIACOMO BALLA 4 GIACOMO BALLA 5GIACOMO BALLA 7GIACOMO BALLA 8balla 9Fino al 17 febbraio 2019, al Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese si potrà visitare la mostra antologica dedicata a Giacomo Balla, pittore, scultore, uno dei massimi esponenti del Futurismo. L’esposizione – con un focus dedicato alle opere dipinte all’interno della Villa – propone 37 lavori, per lo più su carta, tra cui anche il grande polittico ‘Villa Borghese’ del 1910, che testimonia come il tema della natura ai confini della città diventa per Balla ciò che fu per Paul Cezanne la ‘Montagne Sainte-Victoire': materia da indagare, da provare e riprovare, da scarnire fino all’astrazione. Ingresso gratuito. Fonte: la Repubblica

TUTTO QUELLO CHE SERVE SAPERE SU “LA STORIA DEL NOMENTANO”

LA STORIA DEL NOMENTANOÈ appena uscito “La storia del Nomentano”, typimedia editore, che prosegue la serie iniziata con “La storia del Trieste Salario” pubblicato lo scorso anno. Nomentano è il quinto quartiere di Roma nato nel 1911 e inserito nel Municipio II. Abitato da circa 40.000 persone con una superficie di 3,2 km quadrati e destinato originariamente ad accogliere la borghesia medio-alta della nuova capitale del Regno, oggi il Nomentano a nord di Roma è un vero gioiello a livello architettonico capace di coniugare arte, cultura e tempo libero. “La storia del Nomentano” racconta il quartiere dalla preistoria ai giorni nostri. Un territorio attraversato nell’antichità da Mammut e animali selvaggi oltre che da uomini preistorici, come l’Uomo di Saccopastore. Da Porta Collina, l’antica porta da cui partiva in origine la Nomentana, entrarono i Galli nel 390 a.C. attuando il primo sacco nella storia di Roma. Sulla Nomentana si accampò Annibale e lungo questa strada fuggì Nerone, la notte in cui si uccise. Nel Medioevo Ponte Nomentano fu, secondo la tradizione, il luogo in cui Carlo Magno incontrò il Papa. Altri monumenti rendono celebre il Nomentano: Porta Pia, progettata da Michelangelo per volere del Papa, ma anche Porta Nomentana, ormai murata e nascosta nelle mura, e la Porta Clausa del Castro Pretorio.

“VERSO SERA”, FILM CON MARCELLO MASTROIANNI GIRATO AI PARIOLI

villa balestraSi svolge ai Parioli e dintorno il film di Francesca Archibugi, “Verso sera”, del 1990, con Marcello Mastroianni. Ludovico Bruschi, professore universitario avanti negli anni, vive appunto nella sua villa ai Parioli. Bruschi ricostruisce una serie di eventi avvenuti nel 1977 in una lunga lettera destinata alla nipote, che all’epoca aveva quattro anni. Ludovico, già via monti pariolivedovo da qualche tempo, aveva un rapporto conflittuale con il figlio Oliviero, che desiderava una vita libera e senza regole, in conformità con alcune ideologie giovanili degli anni settanta; il ragazzo, dopo aver convissuto in una comune con Stella, aveva deciso di separarsene e di trasferirsi in una comunità agricola, affidando la bambina nata dalla il barbiereconclusa relazione al nonno. Riportiamo, grazie all’aiuto del Davinotti – sito specializzato in queste ricerche – alcune delle scene del film. Come ogni nonno degno di questo nome il professor Bruschi porta la nipotina al parco. I giardini sono quelli (già visti in “Fantozzi il Ritorno”) di Villa Balestra, ai Parioli. Si osservi l’edificio alle spalle dei due elemosinaprotagonisti.  Come abbiamo detto, la storia si svolge ai Parioli, quartiere romano aristocratico e benestante. In effetti diverse location sono site lì, ma non la villa che risulta, invece, essere in via di Sant’Anselmo 14, nel cuore del quartiere  Aventino. Consuetudine bioparcoquotidiana per il professore è recarsi dal barbiere Galliano (Panelli). Anche quest’abitundine verrà sconvolta dalla nipotina, ribattezzata Pàpere che si mette a chiedere l’elemosina ai passanti davanti all’ingresso. Siamo in  viale dei Parioli. Attenzione alle tende, perché il posto è piuttosto cambiato, da allora…  Il ristorante dove si conclude la storia d’amore con Pina  (Giovanna Ralli) è al  Bioparco di Roma. Lei pensa che lui si sia innamorato della nuora che adesso vive in casa.

VENERDÌ 30 NOVEMBRE “BIKE TO SCHOOL” A VIALE LIBIA/ERITREA

viale libia viale eritreaCome tutti gli ultimi venerdì del mese dal novembre 2013, anche venerdì 30 prossimo verrà organizzato il Bike To School su viale Libia e viale Eritrea. Piacerebbe agli organizzatori vedere anche un’ordinanza della sindaca o dell’assessorato alla mobilità (pare siano le uniche che possono farlo) che renda lecito il Bike To School consentendo il transito delle biciclette su questa specifica corsia preferenziale.

PIAZZA FIUME, LA RINASCENTE PER NATALE SI VESTE A FESTA

LA RINASCENTEPIAZZA FIUMESono ormai cinque anni che la Rinascente di piazza Fiume si veste a festa per il periodo natalizio. E sempre allo stesso modo. Del resto, le luminarie escogitate a suo tempo sono veramente belle ed efficaci, regalando a chi passa una vista degna di nota. C’è poi un’altra necessità: la Rinascente di via Salaria deve badare alla concorrenza della bellissima e lussuosissima sede in centro, dalle parti di via del Tritone.