LA LUNGA STORIA DELLA FONTANA DELL’ACQUA ACETOSA AI PARIOLI

FONTANA ACQUA ACETOSA 2La fontana dell’Acqua Acetosa è una fontana collocata nella zona pianeggiante che porta lo stesso nome, nel quartiere Parioli; in questo punto il fiume Tevere forma un’ansa profonda prima di dirigersi di nuovo a nord. La fontana vera e propria si trova più in basso rispetto al livello stradale, e dunque vi si accede tramite una scalinata. Nel 2003 il Fondo per l’Ambiente Italiano, in seguito a un censimento FONTANA ACQUA ACETOSA 1popolare, l’ha ritenuta il monumento a cui gli italiani sono più affezionati. Le virtù terapeutiche di quell’acqua, le aveva scoperte Paolo V: quello che vuole la facciata di San Pietro, amplia il Quirinale, porta a Trastevere l’acqua corrente, inizia a costruire la villa con il cognome di famiglia, e tantissimo altro; fa anche insegnare l’ebraico a Roma, da un frate, Mario da Calascio. Dunque, l’acqua, «con consiglio dei medici, fu raccolta in un bottino» da FONTANA ACQUA ACETOSACamillo Borghese, spiega Fioravante Martinelli, dotto letterato italiano del Seicento. Nel 1567, le sue doti erano già magnificate in un volume di Andrea Bacci, stimato docente d’allora. Giovanni Vasanzio realizza la prima fontana. Poi ingrandita da papa Innocenzo X, Giovanni Battista Doria Pamphilij; e infine, trasformata da Alessandro VII Chigi nel monumento che si vede ancora. Ma, ormai, l’Acqua Acetosa è sotto il livello stradale: su una via di scorrimento (si passa di corsa in macchina, nella fretta di ACQUA ACETOSAandare al lavoro, o tornarsene a casa), nell’area oggi dedicata ai campi sportivi; e la sua storia è stata alquanto dimenticata. I romani dei secoli andati, andavano a compiervi una passeggiata; nel 1608, la Camera Apostolica nomina perfino un Custode della sorgente: il primo, per i più curiosi, è Pietro Paolo Quarteri. La lapide del 1613, dice che giova tra l’altro «ai reni e allo stomaco, alla milza, il fegato, e a mille FONTANA ACQUA ACETOSAmali». Delle virtù taumaturgiche, insomma; quasi soprannaturali, o divine. Qualcuno giura che, fino a metà Novecento, era «tra le migliori acque litiche della Penisola». C’erano anche gli «acquacetosari»: la prelevavano per venderla, con un carretto, in città. E si dice che il luogo abbia propiziato la storia d’amore tra il futuro re Ludwig I di Baviera (si sposò nel 1810, e per la prima volta si celebrò l’Oktoberfest) e la marchesa Marianna Florenzi Waddington, figlia del conte Bacinetti di Ravenna: durante la vita, gli spedì 3.000 lettere; ma la ragion di Stato non voleva. Sotto uno dei due sedili resta ancora un’iscrizione: dice che Ludwig, ancora principe, ha voluto le panchine e gli alberi. ACQUA ACETOSA 1L’attuale fontana è stata progettata da un pittore, Andrea Sacchi, su disegni di Marcantonio Rossi; c’è chi invoca il nome di Bernini, ma è un errore, sorto dalla didascalia di un’incisione di Giovanni Battista Falda, 1665, e dalle similitudini con il coronamento di Porta del Popolo, restaurata appunto da Bernini dieci anni prima, per l’arrivo di Cristina di Svezia. Ma Marcello Fagiolo spiega che in quel secolo, il monumento di Alessandro VII era diverso. Vi era compreso un viale lungo 180 metri, con 122 gelsi e olmi, alcuni a circondare la fontana dalle tre bocche: lo documenta un disegno in un chirografo papale del 1662. Continue reading

REFERENDUM, SI VOTA ANCORA OGGI FINO ALLE ORE 15

REFERENDUMSi vota ancora oggi per il referendum, dalle 7 alle 15. I romani vengono chiamati alle urne per confermare o meno il testo della legge costituzionale concernente le modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari, approvato dal parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 12 ottobre 2019. Non è richiesto il quorum di partecipazione del 50% più uno, quindi il numeri di votanti non sarà fondamentale per l’esito del voto. La votazione doveva svolgersi il 29 marzo, ma è stata rinviata per l’emergenza Coronavirus.

RIPARTONO I LUNEDÌ DELLA CASA DEL CINEMA

CASA DEL CINEMARipartono i “Lunedì della Cineteca Nazionale” alla Casa del Cinema. In realtà non si erano interrotti nemmeno durante il lockdown: di comune accordo, il Centro Sperimentale di Cinematografia – di cui la Cineteca è parte integrante ed essenziale – e la Casa del Cinema avevano continuato ad incontrarsi online, attraverso la pubblicazione di preziosi materiali d’archivio che hanno avuto, sui rispettivi siti e su youtube, un grande successo. Dopo la pausa estiva (durante la quale Csc e Cdc hanno collaborato nell’omaggio ad Alberto Sordi, con proiezioni sempre affollate – nel rispetto delle norme di sicurezza) si riparte, sempre attenendosi alle regole di distanziamento e di sicurezza sanitaria. Lunedì 21 settembre Casa del Cinema e CSC-Cineteca Nazionale festeggeranno un altro centenario occorso in questo 2020: quello di Tonino Guerra, nato a Santarcangelo di Romagna il 16 marzo 1920. Verrà proiettato il film “Tre fratelli” (Francesco Rosi, 1981), uno dei tanti sceneggiati dal grande poeta romagnolo.

QUEL NOIR AMBIENTATO NEL QUARTIERE TRIESTE

ORNELLA ANGELONINegli anni Ottanta la scrittrice abruzzese (era nata ad Avezzano nel 1920) Ornella Angeloni ambientò nel quartiere Trieste il suo giallo Caffè Ciamei, racconto di una lunga catena di delitti che si snoda in quarant’anni. Angeloni ha trascorso la sua vita scrivendo, per necessità interiore, ma anche per oggettive esigenze di vita, attraversando con leggerezza e convinzione i più diversi generi letterari, dalla narrativa alla saggistica, per arrivare alla  poesia, con uno stile semplice ed evocativo, nel segno della humanitas e della fusione con la natura. Era capace di scrivere un saggio critico come un libro di spiritualismo, o affermarsi come traduttrice, senza mai tradire il proprio stile, chiaro, netto, sincero. Ma è proprio nella composizione poetica che raggiunge la sua massima espressione letteraria, nella parte che la vita tende rendere grigia, a volte, o più riflessiva, rendendola a tutti gli effetti una voce significativa della poesia italiana del secondo novecento. Al di là di traduzioni dal francese e dallo spagnolo e dalla pubblicazioni di saggi e romanzi come “Una madre di nome Maria”, “La Donna Bifronte”, “Caffè Ciamei”, la qualità della sua scrittura si rivela nell’opera poetica che Ornella Angeloni coltiverà per oltre 40 anni, caratterizzandosi per uno stile assolutamente personale che riprende ed evolve le poetiche ermetiche, miscelando le visioni della grande letteratura mistica con la sensualità dei lirici greci. Premio Roma per la poesia nel 1991. Tra le ultime opere “Cerchi d’acqua” e “Mosaico di Sassi”. Tra i suoi maggiori estimatori il critico e poeta Ferruccio Ulivi, che ha dedicato alla sua opera numerosi scritti critici. Morirà nella sua casa di via Chiana nell’autunno del 2005.

PIAZZA CRATI, IERI E OGGI

PIAZZA CRATIUna cartolina in bianco e nero di piazza Crati, che si trova a ridosso di via Nemorense. A giudicare dalle auto siano a cavallo tra gli anni Quaranta e Cinquanta del secolo scorso. Ci sono le bancarelle del piazza crati oggimercato e qualche tranquillo pedone. Altri tempi, se facciamo il paragone con la foto dei giorni nostri: tante auto, traffico, rumore e caos sono il pane quotidiano.

GALLERIA D’ARTE EN PLEIN AIR: ECCO VILLA BORGHESE

VILLA BORGHESE 1VILLA BORGHESE 4Villa Borghese come una galleria d’arte a cielo aperto. Con le opere che dialogano con l’ambiente circostante e riflettono sui cambiamenti climatici. La natura è la protagonista della mostra en plein air “Back to Nature. Arte contemporanea a Villa Borghese” fino al 13 dicembre prossimo. Grandi opere di artisti di fama internazionale sono fruibili in alcune zone dellla Villa: dal Parco dei Daini alla Loggia dei Vini, dalla Casina della Meridiana al Museo Carlo Bilotti. Il progetto espositivo inedito, curato da Costantino D’Orazio, propone il doppio Igloo di Mario Merz, Drops di Andreco, le bandiere di Mimmo Paladino, la bufala in bronzo di VILLA BORGHESE 2Davide Rivalta, la video installazione notturna  Red Map  di Grazia Toderi e opere di Benedetto Pietromarchi, Edoardo Tresoldi e Nico Vascellari. Intorno alle installazioni si svolgeranno performance musicali e interventi di street artist che coinvolgeranno i visitatori. “Back to Nature” è promosso e prodotto da Roma Capitale e fa parte di Romarama. All’evento anche gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma, coordinati da Andrea Mauti, che produrranno una versione del “wing project” nei pressi dell’Ex Stabilimento dell’Acqua. Info mostra : 060608 (tutti i giorni dalle 9 alle 19 )www.museocarlobilotti.it; www.museocanonica.it; www.museiincomune.it Foto: Lucia Pinna

VILLA BORGHESE 3

VIA LIVORNO LOCATION DEL FILM “BEATA IGNORANZA”

BEATA IGNORANZAOggi in tv viene riproposto il film di Massimiliano Bruno “Beata ignoranza” (Rai3, ore 21:20), con Alessandro Gassmann e Marco Giallini. La pellicola tratta di Ernesto e Filippo, due professori di liceo con personalità agli antipodi. Filippo BEATA IGNORANZA 2insegna matematica, è allegro, di mentalità aperta, perennemente online. Bello e spensierato, è un vero e proprio seduttore seriale, e il suo terreno di caccia preferito sono i social network. È seduttivo anche con i suoi studenti: ha creato un’app in grado di fornire immediatamente la soluzione a ogni tipo di calcolo. Ernesto insegna italiano, è severo e all’antica: il computer, per lui, è solo un aggeggio infernale. Queste sue caratteristiche si riflettono anche nel rapporto con gli studenti, animato da uno spirito di austerità d’altri tempi. Continue reading

IL TEMPIETTO DI DIANA A VILLA BORGHESE

La foto in bianco e nero è databile intorno ai primi del Novecento: in posa una mamma con i figli seduti davanti al Tempietto di Diana a Villa Borghese. Nonostante ricordi gli edifici dell’antichità, il Tempio di Diana, TEMPIETTO DI DIANAin viale della Casina di Raffaello, fu creato nel 1789, da Antonio Asprucci, come uno degli arredi della Villa. In origine al suo interno si trovava una statua antica della dea della caccia, Diana appunto, che ora non c’è più. In compenso, tante ragazze si avvicendano sotto la sua cupola.

IL CIMITERO DEL VERANO, UNA STORIA CHE PARTE DA LONTANO

veranoIl cimitero comunale monumentale Campo Verano, noto popolarmente come Cimitero del Verano, o soltanto come Verano, è situato nel quartiere Tiburtino, adiacente alla basilica di San Lorenzo fuori le mura. Deve il nome “Verano” all’antico campo della ricca famiglia dei Verani (agro verano), gens senatoria ai tempi della repubblica romana. La zona, posta lungo la via consolare Tiburtina, era da sempre luogo di sepoltura (sono oggi inglobate nel cimitero le catacombe di Santa Ciriaca, e vi fu sepolto san Lorenzo, sulla cui tomba sorsero la basilica e il convento). Il cimitero moderno fu istituito durante il regno napoleonico del 1805-1814 su progetto di Giuseppe Valadier tra il 1807 e il 1812, in ossequio all’editto di Saint Cloud del 1804, che imponeva le sepolture al di fuori le mura delle città. Tornata a Roma, dopo l’abdicazione di Napoleone del 1814, la ripristinata amministrazione pontificia mantenne tuttavia la nuova regolamentazione cimiteriale. I lavori proseguirono con i pontificati di Gregorio XVI e di Pio IX quando, sotto la direzione di Virginio Vespignani, il progetto ebbe una strutturazione definitiva e furono acquistati altri terreni. Continue reading

LA LUNGA STORIA DI PORTA TIBURTINA

Porta Tiburtina o Porta San Lorenzo è una porta d’ingresso nelle Mura Aureliane, attraverso la quale la via Tiburtina esce dalla città. La storia della porta inizia ben prima che le Mura Aureliane fossero edificate. Nel 5 a.C. Augusto costruì infatti un arco in questo punto, dove si incontravano tre acquedotti, l’Aqua Marcia, l’Aqua Iulia e l’Aqua Tepula, per consentire il passaggio degli stessi sopra la sede viaria. Da qui usciva infatti l’importante via Tiburtina (“via per Tivoli”), dalla quale si staccavano subito la via Collatina e un diverticulum ad lapicidinas vineae Quirini. L’arco fu poi restaurato dagli imperatori Tito e Caracalla. Tra il 270 e il 275 l’arco venne inglobato nelle Mura Aureliane: l’imperatore Aureliano ebbe necessità di fornire rapidamente delle mura difensive alla città, e ordinò di inglobare il più possibile nelle mura strutture già esistenti. Un altro espediente per accelerare i tempi fu quello di aprire un’unica porta in corrispondenza o subito prima di un bivio; così la Porta Tiburtina si trova poco prima che l’omonima strada si divida dalla via Collatina, come la Porta Maggiore si trova in corrispondenza della biforcazione tra le vie Prenestina e Labicana. Quando poi l’imperatore Onorio, liberata la zona circostante dall’immensa mole di detriti accumulatasi in 130 anni (abbassando pertanto il livello stradale fin quasi alle fondamenta della cinta), restaurò e rinforzò le mura (401-402), costruì una seconda struttura, posta esternamente alla prima, sulla cui sommità furono aperte cinque piccole finestre, che illuminavano la camera da cui veniva manovrata la cancellata di chiusura della porta. In tal modo l’intera struttura si presenta con un doppio aspetto architettonico: quello romano repubblicano verso l’interno e quello già medievaleggiante, con i merli e le torri, sul lato esterno. Inoltre, la base della porta esterna risulta essere circa un metro e mezzo sopraelevata rispetto alla base dell’arco augusteo e con un’apertura non simmetrica rispetto a quest’ultimo. Tutto ciò dimostra quanto lo scopo della viabilità fosse del tutto secondario rispetto a quello della difesa. La datazione della porta esterna è comunque certificata da un’iscrizione quasi integra (visibile anche su un lato della vicina Porta Maggiore) che, oltre alle consuete lodi per gli imperatori Arcadio ed Onorio, riporta, come curatore dell’opera, il nome di Flavio Macrobio Longiniano, prefetto di Roma nel 402. Probabilmente Onorio sostituì anche le torri semicircolari dell’epoca di Aureliano con quelle quadrate tuttora esistenti. Secondo altre versioni la squadratura delle torri potrebbe essere stata effettuata a seguito di un restauro, nel XVI secolo, ad opera di Alessandro Farnese. A partire dall’VIII secolo, la porta subì quel processo di cristianizzazione della nomenclatura degli accessi cittadini, comune a molti altri ingressi, e cambiò nome in Porta San Lorenzo, poiché subito dopo essere uscita dalla città, la via Tiburtina portava alla basilica di San Lorenzo fuori le mura. Al tempo stesso, però, il popolo iniziò a chiamarla anche Capo de’ Bove o Porta Taurina, per i bucrani (teste di toro) che decorano PORTA TIBURTINAsia il travertino dell’arco di Augusto che l’architrave della porta esterna. I due tori, però, oltre che in posizione asimmetrica, sono anche molto diversi tra loro, essendo l’aspetto di quello interno molto più grasso e pasciuto rispetto a quello esterno, magro e macilento; questa differenza era interpretata dal popolino medievale come la diversa condizione tra chi vive fuori e chi abita all’interno della città, protetto e al sicuro. Interessante anche una possibile chiave di lettura “politica”: in città c’era il papa, circondato dal clero e dai nobili. Nel 410 qui si abbatterono inutilmente gli attacchi delle orde di Alarico I, che poi riuscì ad entrare più a nord, dalla Porta Pinciana, dando inizio a quello che passò alla storia come il “sacco di Roma”. La porta fece anche da palcoscenico alla Battaglia di Porta San Lorenzo (20 novembre 1347), in cui Cola di Rienzo ottenne una schiacciante vittoria contro i baroni, uccidendone il comandante Stefano Colonna il Giovane. L’arco eretto da Augusto, che ora forma il lato interno della porta e si trova ad un livello alquanto più basso dell’odierno livello stradale, è interamente in travertino, in ottimo stato di conservazione.

“LE CASTAGNE SONO BUONE” TRA PIAZZA CAPRERA E LO STADIO ROSI

260px-Gianni_Morandi-Stefania_Casini-Le_castagne_sono_buone_1970“Le castagne sono buone” è un film del 1970 diretto da Pietro Germi. Luigi Vivarelli (Gianni Morandi) è un regista televisivo, nonché impenitente donnaiolo. Durante le riprese di una trasmissione sul disagio giovanile, conosce Carla Lotito (Stefania Casini), studentessa di architettura fuorisede e praticante di atletica leggera, e ne è subito attratto. Ma Carla non è come tutte le donne frequentate solitamente da Luigi: cattolica praticante, crede nei veri, semplici valori della vita (“le castagne sono buone”, come le scrisse il padre su un biglietto in un momento di sconforto) e cerca di renderne partecipe il suo spasimante. Trama a castag4parte, ci sono dei luoghi dove è girato il film, situati nel nostro municipio. Il centro sportivo dove Morandi fa colazione con la Casini (che arriverà in motorino su una stradina tra campi di tennis) è lo Stadio Paolo Rosi all’Acqua Acetosa, utilizzato pure in “Vinella e Don Pezzotta”. L’abitazione della Casini è in piazza Caprera a Roma. Il luogo si è visto in parecchi altri film (“C’eravamo tanto amati”, “L’abbiamo fatta grossa”) e ne abbiamo parlato in varie occasioni.

MARGHERITA BUY, TUTTO CINEMA E COPPEDÈ

margherita_buy_Margherita Buy è nata a Roma il 15 gennaio 1962. Cresciuta nel quartiere Coppedè, prima di tre sorelle, è figlia di un dirigente dell’Unità sanitaria locale e di una casalinga. I suoi antenati paterni sono francesi: il suo trisavolo paterno, francese, era un ufficiale medico dell’esercito napoleonico che si trasferì prima in Toscana e poi in Veneto. La famiglia materna dell’attrice è invece di origine toscana, precisamente di Monsummano Terme. Il bisnonno Tito Buy, patriota, garibaldino e preside del liceo Lioy di Vicenza, fu il fondatore nel 1902 del L.R. Vicenza. Continue reading

TANTI VIP AL MAXXI

01_MAXXI_GiovanniGastel_BARACK-OBAMA-450x600Tutti al Maxxi. Il primo giorno di una settimana fitta di impegni per gli «addicted» dell’arte, coincide con l’arrivo a Roma del maestro Giovanni Gastel. Suo il ritratto di Obama che sorride alla nuova vita di ex presidente, suoi altri scatti di grande eleganza a bellezze come Miriam Leone, Monica Bellucci, e Carolina Crescentini ieri nel parterre con il marito Francesco Motta. In via Guido Reni con il vernissage della mostra «The People I Like» si torna a respirare il profumo dell’evento: il maestro fotografo, nipote di Luchino Visconti, porta con sé un’alta dose di glamour. I 200 ritratti firmati Gastel sono una calamita irresistibile di socialità anche per Mara Venier e Bebe Vio, entrambe protagoniste della galleria fotografica. Il Maxxi accoglie con la presidente della Fondazione Giovanna Melandri, i direttori Hanru Hou e Bartolomeo Pietromarchi. Da Milano sbarca l’architetto e notissima firma del design Piero Lissoni, l’allestimento porta la sua firma. Continue reading

24 SETTEMBRE: FLASH MOB A CORSO TRIESTE PER TUTELARE I PINI

CORSO TRIESTEPer la tutela e la cura dei pini di corso Trieste e di tutta Roma partecipate al flash mob giovedì 24 settembre a partire dalle ore 17:30. La manifestazione si svolgerà nelle aiuole centrali di corso Trieste, con appuntamento a piazza Trasimeno (antistante la scuola Giulio Cesare). I partecipanti si collocheranno, distanziati e con le mascherine, nel pieno rispetto delle norme anti Covid, sotto gli alberi, con cartelli che illustrano le istanze. Si chiede al Comune e alla Regione di monitorare lo stato di salute dei pini e di tutte le piante ad alto fusto che arricchiscono e rendono più vivibile la strada, soprattutto alla luce della epidemia da Toumeyella parvicornis (cocciniglia tartaruga) che sta infestando i pini di Roma a grandissima velocità e contro la quale non è stato preso ancora alcun provvedimento.